Inquinamento, l’ozono sull’Artico si sta esaurendo: mai valori così bassi dal 2011, torna ‘buco’

A dare l'allarme è il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams). che avverte: l'ultima diminuzione così forte è stata durante la primavera boreale 2011
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ROMA – Mai così poco ozono nell’Artico dal 2011. Talmente basso da formare un ‘buco’ nello strato che protegge la Terra dai raggi ultravioletti nocivi provenienti dal sole. E il valore si abbasserà ancora di più nel 2021. A raccontare cosa sta succedendo nell’Artico è il servizio Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams), spiegando che le colonne di ozono su gran parte dell’Artico hanno raggiunto valori bassi da record, e causato appunto la formazione di un ‘buco’ nello strato che protegge la Terra dai raggi ultravioletti nocivi provenienti dal sole. Cosa assai rara, per quella zona. Mentre il buco nell’ozono nell’Antartico si forma ogni anno durante la primavera australe, infatti, nell’Artico questo evento è molto raro, tanto che l’ultima volta che si è verificata una diminuzione di ozono chimico così forte sull’Artico è stata durante la primavera boreale 2011. E gli scienziati del Cams, alla luce di quanto accaduto, prevedono che l’esaurimento dell’ozono nell’Artico nel 2020 sarà ancora più forte.

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L’OZONO FORMA UNO SCUDO PER LA TERRA

Il monitoraggio del buco dell’ozono è importante poiché lo strato di ozono stratosferico funge da scudo, proteggendo tutta la vita sulla Terra da radiazioni ultraviolette potenzialmente dannose. Cams ha seguito da vicino l’insolita attività nello strato di ozono che si sta verificando in gran parte dell’Artico questa primavera e i suoi risultati mostrano che la maggior parte dell’ozono nello strato tra 80 e 50 ettopascal (hPa), a circa 18 chilometri di altitudine, è stata esaurita.

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Mentre ogni anno si sviluppa un buco nell’ozono sull’Antartico durante la primavera australe, i buchi di ozono nell’Artico sono rari, poiché le condizioni necessarie per una tale riduzione dell’ozono non si trovano normalmente nell’emisfero settentrionale. La stratosfera artica di solito è meno isolata rispetto alla sua controparte antartica, perché la presenza di masse terrestri e catene montuose ad alte latitudini nell’emisfero settentrionale disturba gli schemi meteorologici, rendendo il vortice polare più debole e perturbato.

“Le nostre previsioni suggeriscono che le temperature hanno iniziato ad aumentare nel vortice polare“, commenta Vincent-Henri Peuch, direttore del servizio di monitoraggio dell’atmosfera di Copernicus. “Ciò significa che la diminuzione dell’ozono rallenterà e alla fine si fermerà- dice Peuch- poiché l’aria polare si mescolerà con aria ricca di ozono da latitudini più basse. Cams continuerà a monitorare l’evoluzione del buco nell’ozono artico nelle prossime settimane. È molto importante mantenere gli sforzi internazionali per monitorare nel tempo gli eventi del buco dell’ozono e lo strato di ozono”.

COME SI FORMA IL BUCO?

Come si forma il ‘buco’? Le sostanze contenenti cloro e bromo si accumulano nel vortice polare dove rimangono chimicamente inattive nell’oscurità. Le temperature nel vortice possono scendere al di sotto di -78 gradi Celsius e possono formarsi cristalli di ghiaccio nelle nuvole stratosferiche polari, che svolgono un ruolo importante nelle reazioni chimiche. Mentre il sole sorge sopra il polo, l’energia del sole rilascia cloro chimicamente attivo e atomi di bromo nel vortice che distruggono rapidamente le molecole di ozono, causando la formazione del buco. Cams sta contribuendo agli sforzi internazionali per preservare lo strato di ozono monitorando e fornendo continuamente dati di alta qualità sul suo stato attuale, come riportare il più piccolo buco nell’ozono antartico in 35 anni lo scorso novembre. Le misurazioni dai satelliti sono combinate con i modelli computerizzati dell’atmosfera in modo simile alle previsioni meteorologiche.

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8 Aprile 2020
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