martedì 13 Ottobre 2026

“Femminicidi, il carcere non è la soluzione”: è l’8 marzo di sciopero in piazza a Bologna

Va in scena anche il flash mob contro il ReArm Europe nella manifestazione programmata in questa giornata simbolica da "Non una di meno"

BOLOGNA – Un 8 marzo “di lotta e di sciopero”, a Bologna, nelle piazze promosse da Non Una Di Meno: stamattina microfono aperto e laboratori sul Crescentone di piazza Maggiore, poi nel pomeriggio il corteo che partirà alle 16.30 da porta Saragozza. Una giornata di “sciopero politico, dal lavoro produttivo e riproduttivo. Quindi da quello che svolgiamo sul posto di lavoro e salariato, ma anche dal lavoro di cura che svolgiamo nelle nostre case e non solo, sia nello spazio privato che pubblico”: un lavoro “non pagato e anche questo sfruttato”, spiega Carmen di Non Una Di Meno da piazza Maggiore.

“IL CARCERE NON RISOLVE IL FENOMENO DEL FEMMINICIDIO, MEGLIO EDUCARE”

Bocciato il riconoscimento del femminicidio come reato, secondo il Ddl approvato ieri dal Governo: “Un provvedimento che inasprisce le pene semplicemente è molto giustizialista- afferma Carmen- e noi non crediamo che la punizione carceraria sia la soluzione. Crediamo che la soluzione sia piuttosto di educazione e sensibilizzazione rispetto a quello che viviamo tutti i giorni e al contrasto alla violenza patriarcale di genere. Sbattere una persona in carcere per tutta la vita è una soluzione tappabuchi, ma non è questo che ci ridarà le compagne e sorelle ammazzate di femminicidio”. Una misura “giustizialista e carceraria che però non risolve affatto il problema alla radice”, aggiunge Carmen.
Le forze politiche al Governo “continuano a inasprire gli interventi punitivi agendo quando ormai è troppo tardi”, afferma un’altra attivista al microfono: “Rispondiamo che la sicurezza è educazione alla sessualità, alle emozioni e al consenso come materia curriculare fin dalle primarie. La sicurezza sono servizi sociali, centri antiviolenza femministi con finanziamenti adeguati e strutturali, diritto alla salute e all’autodeterminazione, all’aborto libero, sicuro e gratuito, supporto ai percorsi di affermazione di genere”. La sicurezza “è finanziare veri percorsi di autonomia per uscire dalle relazioni violente”, continua l’attivista di Non Una Di Meno, “la sicurezza è salario minimo, stipendi dignitosi e contratti adeguati, reddito di autodeterminazione”. E poi: “Sicurezza è un piano casa, affitti calmierati, quartieri vivibili con spazi verdi e di socialità contro solitudine ed emarginazione. La nostra sicurezza è riconoscere la cittadinanza alle seconde generazioni, abrogare le leggi sull’immigrazione volte a creare clandestine e clandestini, rompere gli accordi italo-libici, aprire le frontiere e chiudere i Cpr in Italia e in Albania”.

IL FLASH MOB CONTRO IL RIARMO DELL’EUROPA

E mentre dal microfono si delinea la piattaforma dell’8 marzo di Non Una Di Meno, parte un flash-mob che idealmente calpesta il ReArm Europe. “Contro la politica del riarmo rispondiamo che sicurezza è demilitarizzazione”, affermano le attiviste: “Scioperiamo contro la guerra perché l’escalation bellica è esponenziale, è un’orribile realtà nelle vite di milioni di persone. Dal genocidio a Gaza e in Cisgiordania la guerra dilaga in tutto il Medioriente, spacca l’Europa sul confine russo-ucraino, divampa in Congo e in Sudan. Non vogliamo esserne né vittime né complici”. Ma oggi si sciopera anche “contro il governo Meloni e l’asse dei Governi ultrareazionari“, dice Non Una Di Meno, aggiungendo che “non riconosciamo il femminismo transfobico salito sul carro governativo: sostenere le lobby antiabortiste nei consultori e negli negli ospedali, togliere fondi ai percorsi di affermazione di genere, negare i diritti ai minori delle famiglie omogenitoriali è incompatibile con un orizzonte di libertà”. Infine la piazza lancia un messaggio contro Ddl Sicurezza e zone rosse, sottolineando che “nemmeno la nostra città è immune a queste politiche repressive”.

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