Le calciatrici del Bologna: è in campo la nostra rivincita al bullismo

calciatrici Bologna Calcio femminile
Le ragazze della squadra di serie C sono entrate quest'anno a far parte del Bologna Calcio e puntano a diventare professioniste, sostenute dalla Figc: "Significa vedere riconosciuti dei diritti"
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BOLOGNA – “Non dire che giochi a calcio, altrimenti anche mia figlia vuole farlo”. Sono passati diversi anni da quando Chiara Cartarasa, centrocampista del Bologna Calcio Femminile, si è sentita dire questa frase dalla mamma di una sua compagna di classe alle elementari. Oggi Cartarasa gioca nel Bologna Femminile, squadra che da questa stagione (2020/2021) ha iniziato a fare sul serio, passando dall’essere associazione dilettantistica a diventare parte effettiva della società del Bologna Calcio. Le ragazze allenate da Michelangelo Galasso, con una serie da 10 vittorie di fila in campionato, sono prime in classifica in serie C e quest’anno hanno “un piccolo sogno da inseguire”. Tradotto: vincere il campionato e puntare alla B. Anche se le ragazze, intervistate dall’agenzia ‘Dire’ in occasione dell’8 marzo, non l’hanno mai detto in modo esplicito per scaramanzia.

I genitori di Cartarasa hanno sempre appoggiato la sua scelta fin da piccola, anche se l’avevano messa bene in guardia. “Nel momento in cui avevo scelto questo sport dovevo sapere che andavo incontro a delle difficoltà dal punto di vista culturale, perché non siamo abituati a vedere queste cose come normali”, le dicevano i genitori. Se invece per la centrocampista Marta Rambaldi il problema spesso sono stati i compagni di squadra (fino ai 14 anni ha giocato con i maschi) e i compagni di scuola forse ‘invidiosi’ delle sue capacità; per Federica Di Vincenzo, che gioca come portiera in prima squadra, invece i genitori sono stati il suo ostacolo principale. Per tutta l’adolescenza Di Vincenzo si è sentita ripetere che “il calcio è uno sport da maschi e le femmine non sanno giocare, quindi non dovrebbero”. Tutte le ragazze della prima squadra del Bologna concordano sull’importanza del professionismo al quale tenderà il calcio femminile dalla stagione 2022/2023. Non si tratta di una questione “economica o di stipendio, non è quella la battaglia. È tutto il contorno, è vedere riconosciuti dei diritti”, spiega Enrica Bassi, capitana del Bologna Femminile.

Grazie a questo fondamentale passaggio, sostenuto dalla Federazione italiana gioco calcio (Figc), “magari le ragazze potranno iniziare a giocare a calcio di professione, allenarsi e dedicarsi solo al calcio e quindi diventare anche fisicamente più forti, quindi anche il calcio femminile sarà più spettacolare“, dice con un filo di ironia Di Vincenzo. Sì, perché se quando sei giovane vieni “bullizzata” per aver deciso di fare “uno sport da maschi”, quando invece giochi in prima squadra e vinci dieci partite di fila, la critica che va per la maggiore è dire che il calcio femminile non è spettacolare tanto quanto quello tra uomini e che “è noioso“.

Secondo Bianca Giuliano, che gioca in difesa, il “fatto che il calcio maschile sia diventato uno spettacolo non è una caratteristica così positiva”. Per Giuliano, “il calcio femminile è ancora un calcio con molti valori che nel calcio maschile invece si sono persi proprio per il fatto che è diventato uno spettacolo, anche per i soldi che ci sono dietro”. Il problema, per la capitana Bassi, “è culturale” anche se non è chiaro perché questo avvenga solo in Italia dove tra l’altro, “non ho mai sentito Pellegrini paragonata a Phelps, Pennetta paragonata a Federer. Già il fatto di creare un paragone smonta tutto quanto. E non puoi farlo perché ci sono delle differenze fisiche, come in tutti gli sport”, insiste. In realtà però, basta uscire dai confini italiani e vedere che la realtà del calcio femminile è ben diversa. “Ricordo che alle medie un mio compagno mi prese di mira, diceva che sembravo un maschio perché giocavo a calcio- racconta Cartarasa alla ‘Dire’- poi fortunatamente al terzo anno di liceo sono stata un anno all’estero e ho avuto modo di vedere che in America questa è la normalità. Lì mi sono resa conto che è sbagliato sentirsi inadeguate per una cosa che ci piace“.

Per le ragazze del Bologna “non è mai una frase fatta dire che la Giornata delle donne dovrebbe essere tutti i giorni e che ci sarebbe bisogno di parlarne tutti i giorni”. È un tema attuale, insiste Bassi, “che cercano di affrontare tramite quello che fanno per passione”, ossia giocando a calcio, imponendosi con il talento in un mondo maschile. Una passione così forte che, in questo anno caratterizzato dall’emergenza sanitaria, le ha portate a ridurre la socialità quasi a zero per evitare di contrarre il coronavirus. Il breve periodo in cui non sono riuscite ad allenarsi “è stata dura”, ammette Bassi, e per questo anche grazie ai rigidi protocolli del Bologna, che le sottopone a tamponi rapidi molto spesso, le ragazze oggi sono tornate sul campo, pur dovendo prestare molta attenzione ai contatti esterni. Proprio a causa della positività di quattro calciatrici in squadra, la partita di ieri contro l’Arezzo è stata rimandata, interrompendo l’ottimo stato di forma e il periodo positivo della squadra. Ora tutto rimarrà fermo fino a mercoledì, quando le giocatrici saranno sottoposte nuovamente a tampone e controlli per poter tornare ad allenarsi e raggiungere, sul campo, il loro “piccolo sogno” della vittoria.

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