Myanmar, direttore ong: “Raid nelle case e spari sui dimostranti”

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La denuncia: "Gli informatori stilano delle liste di persone da arrestare"
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ROMA – “In Myanmar, nella sola giornata di ieri, polizia ed esercito hanno arrestato oltre mille persone. Inoltre, sappiamo che un uomo è morto mentre era in custodia e questo conferma che stanno usando la tortura per punire i dissidenti“. Così all’agenzia Dire da Yangon il presidente di una organizzazione per i diritti umani locale che, per ragioni di sicurezza, chiede che non sia rivelata la sua identità. L’ong, sottolinea il responsabile, è attiva dai primi anni 2000 e ora sta svolgendo un ruolo delicato: raccoglie le informazioni sulle violenze e gli abusi che nel Paese proseguono dall’1 febbraio, quando l’esercito ha deposto il governo, generando proteste che proseguono in tutto il Paese. I dati vengono poi inviati al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

L’uomo che ieri ha perso la vita è Khin Maung Latt, esponente della Lega per la democrazia, il partito di Aung San Suu Kyi, ex consigliera di Stato Nobel per la pace, attualmente ai domiciliari con diversi capi d’accusa. L’uomo era stato arrestato a casa, dove il suo corpo è stato riconsegnato con segni di violenza alla testa. Come riporta la stampa locale, la versione della polizia parla di decesso sopraggiunto “per il prolungato digiuno“. “I raid nelle case sono sempre più frequenti così come i cecchini piazzati sui tetti che sparano ai manifestanti” continua il direttore dell’ong. “Sappiamo di un giovane morto proprio oggi a Myitkyina, nel centro del Paese”, dice il responsabile, mentre fonti della stampa internazionale riportano in quella città l’uccisione di due manifestanti.

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A Yangon cresce la paura. “La violenza di polizia ed esercito aumenta” denuncia la fonte alla Dire. “Le strade sono piene di informatori: gente leale all’esercito o esponenti del partito di opposizione (Partito unione solidarietà e sviluppo, Usdp) vicino alle forze armate. Denunciano manifestanti e dissidenti e contribuiscono a stilare ‘liste’ di persone che poi le forze di sicurezza vanno a prendere a casa”. Secondo il direttore dell’ong, i raid nelle abitazioni private si sono intensificati la notte scorsa: “Non solo le persone sono state arrestate, ma gli agenti hanno distrutto anche tutto quello che hanno trovato in casa“. Oggi, nella ex capitale birmana, “gli agenti hanno assaltato un ristorante mentre gli avventori erano ai tavoli a pranzare. Sono stati arrestati tutti: sia i proprietari che i camerieri, alcuni dei quali anche minorenni”. Intanto, dopo le manifestazioni di ieri, che hanno interessato diverse città del Paese, nove sigle sindacali hanno indetto per oggi uno sciopero generale, paralizzando settori produttivi chiave per il Paese come quello tessile. Secondo dati delle Nazioni Unite, oltre 50 persone hanno perso la vita nelle proteste seguite al colpo di stato dell’1 febbraio.

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