L’ambasciatore Ue in Myanmar Sabatucci: “A Yangon sfilano in 100mila”

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"I militari si stanno confrontando con manifestazioni popolari di grande ampiezza non in una città sola ma nelle città di tutto il Myanmar"
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ROMA – “Le manifestazioni sono spontanee, pacifiche e partecipatissime; solo qui nel centro di Yangon, accanto alla Pagoda di Sule, stanno sfilando in almeno 100.000; contestano il colpo di Stato, non vogliono più vedere i militari al potere”. Così oggi all’agenzia Dire Ranieri Sabatucci, ambasciatore dell’Unione Europea in Myanmar. Le proteste, una settimana dopo il golpe e l’arresto della consigliera di Stato Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, sono in corso non solo nell’ex Rangoon ma anche nella nuova capitale Naypyitaw, a Mandalay e in altre città del Paese.

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“Anche questa notte la gente è uscita sulle terrazze per sbattere padelle e pentole, secondo la tradizione birmana” dice Sabatucci: “Così si scacciano i diavoli”. L’ambasciatore esprime la speranza che “le manifestazioni possano continuare in maniera pacifica e che il diritto a esprimere pacificamente la propria opinione sia salvaguardato”. A Naypyitaw e nelle altre città i cortei sono accompagnati da uno sciopero generale, animato da insegnanti, impiegati, operai, medici e funzionari in segno di protesta contro gli arresti e la proclamazione dello stato di emergenza di lunedì. L’ambasciatore conferma informazioni relative a spari con proiettili di gomma in almeno una città. Nella nuova capitale, invece, contro i dimostranti sono stati utilizzati cannoni d’acqua per almeno mezz’ora.

“I militari si stanno confrontando con manifestazioni popolari di grande ampiezza non in una città sola ma nelle città di tutto il Myanmar” ribadisce Sabatucci. “Sarà difficile per l’esercito trovare la maniera di reprimerle senza l’uso della violenza”.

Rispetto alla ragioni della protesta l’ambasciatore torna al “messaggio” inviato dagli elettori con il voto di novembre, che ha garantito alla National League for Democracy (Nld) di Suu Kyi l’83 per cento delle preferenze. “Ora stanno emergendo anche altre richieste, come quella di revocare la Costituzione, che è alla base della difficoltà a governare il Paese da parte dei civili” dice Sabatucci, in riferimento al testo in vigore dal 2008. “La Carta è molto sbilanciata: esistono due autorità sempre al comando, una civile e una militare, e quella militare non è assoggettata al potere civile”.

Ma come si muoverà l’Europa? “L’Ue ha già fatto dichiarazioni contro il colpo di stato e ha chiesto la liberazione di Suu Kyi, del presidente e di tutti coloro che sono stati detenuti” risponde Sabatucci. “L’obiettivo è che in Myanmar non vi siano violenze contro le manifestazioni pacifiche e che si torni alla democrazia”. Secondo l’ambasciatore, “l’Ue sta valutando tutte le opzioni possibili per mettere pressione alle autorità militari e ristabilire la situazione precedente al colpo di Stato”. Allo studio ci sarebbero “sanzioni personali o di altra natura”, in coordinamento con i partner internazionali, dagli Stati Uniti al Giappone al Regno Unito.

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