Egitto, un amico di Patrick Zaky: “È accusato di terrorismo”

Thabit (Ecrf): "E' un mio amico e pacifico, rischia condanna per terrorismo"
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ROMA – “Pubblicazione e diffusione di false notizie sul proprio profilo Facebook”. Questa l’accusa che la magistratura egiziana ha mosso contro Patrick George Zaky. Questa l’accusa che la magistratura egiziana ha mosso contro Patrick George Zaky. Lo ha spiegato all’agenzia di stampa Dire Mina Thabit, responsabile dell’Egyptian Commission for rights and freedoms (Ecfr), e amico del giovane ricercatore. Il giovane studente egiziano di 27 anni è stato arrestato giovedì all’aeroporto internazionale del Cairo, dove era appena atterrato con un volo partito dall’Italia. Nel nostro Paese è iscritto da settembre al master in Gender studies (Gemma) dell’Università di Bologna.

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“E’ stato arrestato nella notte tra giovedì e venerdì al Cairo. Per ore abbiamo perso le sue tracce, non sapevamo chi lo avesse preso né cosa volessero. Non gli hanno permesso di contattare nessuno”, ha confermato Thabit. Stamattina infine la famiglia, gli amici e i colleghi di Zaky hanno saputo che “Zaky è stato trasferito nel commissariato della sua città, Mansoura. E’ ancora lì e lo stanno interrogando”. Finalmente sono stati resi noti i capi d’accusa, con cui è stato spiccato un mandato d’arresto nel dicembre 2019, ma di cui lo studente non era a conoscenza. “Patrick è stato accusato di diffondere false notizie sui social media, spingere le persone a protestare contro le istituzioni, spingere le persone a sollevarsi contro le istituzioni e usare i social media in modo da danneggiare la sicurezza nazionale”.

Tutti reati, prosegue l’attivista, “che il regime impiega per mettere facilmente la gente in carcere. Eppure- insiste Thabit- non sono accuse fondate: Patrick è un ragazzo tranquillo, non ha mai fatto niente di male e non ha precedenti. E’ solo un attivista per i diritti”. Da quando il presidente Abdel Fattah Al-Sisi è salito al potere, nel 2013, in molti in Egitto hanno denunciato una stretta alle libertà individuali e allo spazio di espressione. Migliaia le persone incarcerate in processi definiti dalle ong come “sommari”.

Ora, Mina Thabit conferma il clima di repressione: “Vengono arrestati attivisti, giornalisti, avvocati o anche persone che non hanno mai partecipato a manifestazioni o attività particolari, solo perché non sono dalla parte del governo”. La sensazione, prosegue il responsabile, “è che non solo vogliano prevenire critiche e proteste, ma anche punire le persone per il movimento di piazza del 2011”. In quell’anno, imponenti cortei per chiedere riforme democratiche portarono alla caduta del presidente Hosni Mubarak, al potere da trent’anni.

Così, le cause giudiziarie diventerebbero uno strumento di repressione: “Tutti i capi d’accusa contestai a Zaky- avverte Thabit- conducono all’accusa di terrorismo”. Vale a dire, “appartenenza a un gruppo oppure propaganda terroristica”, date le accuse relative alle fake news e al “cattivo uso” dei social network. Per questo, “è molto probabile che dopo l’interrogatorio, Zaky sarà incarcerato”. Quanto alle notizie che circolano su possibili torture? “Non abbiamo ancora conferme, ma purtroppo- conclude l’attivista- è una pratica frequente”.

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8 Febbraio 2020
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