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A Roma ‘The Unchanging World’ di Alice Pasquini, un viaggio nei sentimenti

È la mostra di Alice Pasquini alla Philobiblon Gallery fino al 7 febbraio
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ROMA – “Non avrei potuto analizzare la mia infanzia durante la mia adolescenza, bisogna entrare nell’età adulta per farlo. Con questa mostra ho realizzato un lavoro che in strada non avrei potuto fare, più fragile e intimo, perché ogni luogo ha il suo motivo. Avevo la necessità di parlare dei sentimenti umani e di intervenire su delle superfici abbandonate per ridare valore alle cose”. Così la street artist Alice Pasquini introduce alla Dire la sua ultima mostra ‘THE UNCHANGING WORLD’, gratuitamente visibile a Roma nella Philobiblon Gallery (in via Antonio Bertoloni 45) fino al 17 febbraio.

Il lavoro di Pasquini è un viaggio introspettivo e personale nel vissuto evolutivo tra l’infanzia e l’età adulta: nell’area transizionale. “Il concetto d’oggetto transizionale- scrive la pittrice nel suo diario/catalogo- si riferisce a una dimensione della vita che riguarda una realtà né interna né esterna, ma collocata, piuttosto, nel luogo che collega le due realtà e separa l’interno dall’esterno“.

Uno spazio appunto di trasformazione, quale “necessario percorso evolutivo” che conduce “all’uso dell’illusione, del simbolo e all’uso dell’oggetto. I fenomeni transizionali sono”, infatti, “intrinsecabilmente collegati con il gioco e la creatività”.

Come artista Pasquini ha “la necessità di comunicare qualcosa, più che la volontà”. ‘The unchanching world’ “nasce dall’immagine della casa abbandonata” in un gioco di rimandi tra l’essere dentro o l’essere fuori la casa.

“In generale l’artista si muove in una terra di mezzo- chiarisce la pittrice- tra il dentro e il fuori. Winnicott pone una domanda: come si fa nell’età adulta a vivere nei limiti del reale? Si può continuare a stare nell’illusione stando dentro la realtà? Così come un bambino sa che quella è una bambola e basta, allo stesso tempo quella bambola è una parte di se stesso”.

“Da tutta questa riflessione nasce una ricerca di immagini dettata dalla mia necessità di seguire una sensazione– racconta la street artist- ed è tutto visibile nel mio quaderno di appunti, che poi è diventato il catalogo, in cui ridisegno sopra per non perdere nulla”.


















La casa è un “simbolo forte e per me rappresentava un oggetto transizionale. Da bambina, piuttosto che giocare con la bambola costruivo intorno a lei un mondo. Fabbricavo case di bambole in qualsiasi luogo. Sempre Winnicott ci dice che l’oggetto transizionale non viene veramente dimenticato, rimane lì, in un luogo dentro di noi al quale magari torniamo ogni tanto. Questo luogo fra dentro e fuori è quello spazio in cui si muove l’artista e in cui si muove il bambino”.

Più che adulta, Alice si sente nella fase di transizione: “La domanda è se allo stesso tempo è uno spazio in cui si può sostare e a cui si può tornare. È certo che ciò che abbiamo costruito all’epoca attraverso il gioco e la creatività, rappresenta un bacino di risorse alle quali si può attingere poi nell’età adulta”.

In quanto artista, Pasquini dipinge il mondo da un punto di vista femminile e usa i soggetti per esprimere i sentimenti umani. “Ho attraversato il mondo passando da Mosca a Singapore, dall’Australia al Marocco, e mi sono resa conto che aldilà delle differenze culturali c’è qualcosa che ci unisce alla base- conclude- i sentimenti umani, che sono internazionali. Spesso in strada ho un feedback molto diretto dalle persone che si identificano con le mie opere perché parlano di sentimenti”.

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