Genova, l’annuncio del sindaco Doria: “Non mi ricandido”. E potrebbe dimettersi

E' "una scelta maturata da tempo", spiega il sindaco, che ha preferito non fa diventare pubblica per evitare di alimentare il clima da campagna elettorale permanente
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GENOVA – “Non intendo ricandidarmi alle prossime elezioni. Adesso con lo stesso spirito di servizio e senso di responsabilità nei confronti della città e del Comune sto valutando l’effetto che avrebbero oggi le mie dimissioni”. Lo scrive il sindaco di Genova, Marco Doria, in una lunga nota inviata ai giornalisti all’indomani del voto disastroso di ieri in Consiglio comunale sulla privatizzazione di Amiu. La giunta Doria è stata sconfitta con 19 voti contrari e 6 astenuti: solo 14 i voti a favore per la delibera che avrebbe dovuto dare mandato all’amministrazione di procedere alla trattativa con Iren per la parziale privatizzazione di Amiu in favore di Iren Ambiente.

Ho svolto il mio ruolo di sindaco per spirito di servizio, senza essere mai mosso da calcoli opportunistici o da interessi personali. Non intendo ricandidarmi alle prossime elezioni. Si tratta di una scelta maturata da tempo e comunicata e discussa con chi mi ha sostenuto, senza farla diventare pubblica alimentando anzi tempo quel clima da campagna elettorale permanente che tanto nuoce al nostro Paese”. E’ uno dei tanti passaggi chiave di una lunga dichiarazione che il sindaco di Genova, Marco Doria, affida agli organi di stampa tramite una nota.  All’indomani della crisi di maggioranza sulla parziale privatizzazione di Amiu, il sindaco annuncia: “Con immutata passione non intendo sottrarmi all’impegno per costruire per Genova un credibile schieramento di centrosinistra aperto alla società civile. Adesso con lo stesso spirito di servizio e senso di responsabilità nei confronti della città e del Comune sto valutando l’effetto che avrebbero oggi le mie dimissioni“.

Quella di Doria sarà “una valutazione concreta e circostanziata delle ricadute di un commissariamento dell’amministrazione a pochi mesi dal voto sulla operatività del Patto per Genova o del bando periferie, sulla possibilità di far arrivare e di impiegare al più presto a Genova i fondi che il Comune ha ottenuto dal governo. E ancora un esame non superficiale del disastro che il voto irresponsabile di ieri crea per Amiu, per la Tari, e per i suoi impatti sul bilancio del Comune in via di definizione”.

Marco Doria con Giovanni Toti e Gianluca Galletti

Da non sottovalutare anche “gli effetti di una gestione commissariale della Città Metropolitana, che (allora come Provincia) ha vissuto in tempi recenti una lunga stagione di commissariamento”. E dunque sulla base di “tali non affrettate ma comunque rapide analisi, per un’assunzione di responsabilità nei confronti della città” che il sindaco annuncia “necessaria una condivisione di questo percorso e soprattutto di questo spirito ancora una volta di servizio, da parte di soggetti politici e della società civile e di quei consiglieri comunali che non intendono seguire logiche di contrapposizione politica ma vogliono lavorare sino all’ultimo sui diversi problemi della nostra comunità”. Da capire ancora i confini di questo confronto che sembrerebbe annunciarsi come una sorta di maggioranza allargata: “Questa condivisione deve essere chiara ed esplicita- spiega Doria- e tale da giustificare l’opportunità per alcuni mesi di un’azione amministrativa rigorosa e non delegata a un commissario di governo”.

Il sindaco dedica anche un passaggio alla situazione di Amiu: “Il voto del Consiglio comunale su Amiu ha determinato una situazione assolutamente grave– riconosce- di cui è doveroso prendere atto. Si è così minata e si chiude una esperienza nel corso della quale sono state affrontate, tra mille difficoltà, con serietà e onestà, tante complesse questioni e si sono ottenuti importanti risultati (basti pensare tra l’altro ai cantieri aperti per la messa in sicurezza del nostro territorio e al lavoro efficace per lo sviluppo turistico e culturale della città)”. E, conclude il primo cittadino, “la proposta avanzata per dare un futuro ad Amiu rispondeva a questi criteri”.

di Simone D’Ambrosio, giornalista

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