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I lavoratori di Sky scendono in piazza, scontro Pd-Campidoglio sulle competenze

Il piano dell'azienda prevede 200 esuberi e 310 trasferimenti da Roma a Milano
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ROMA  – I lavoratori di Sky in piazza per dire ‘no’ al trasferimento della struttura produttiva da Roma a Milano e al conseguente piano da 200 esuberi e 310 trasferimenti.

Giornalisti e tecnici di Sky Italia manifestano da questa mattina davanti alla Camera dei deputati. I volti noti del tg insieme alle maestranze che lavorano dietro le quinte. Tutti contro un piano che, spiegano, oltre a produrre danni in termini di vissuto a famiglie e persone, comportera’ anche un ridimensionamento della capacita’ produttiva. “Domani pomeriggio terremo l’assemblea per decidere i prossimi passi. La priorita’ e’ restare tutti uniti e non abbandonare nessuno. E soprattutto cancellare del tutto gli esuberi che per noi semplicemente non devono esistere”, spiegano i rappresentanti del cdr.

C’e’ preoccupazione anche per la continuità dei TG. A Roma, osservano i giornalisti, rimarranno 28 persone, tra redazione politica, vaticanista, economia, spettacolo, Sky pomeriggio, social media e 6 componenti della redazione centro Italia. Oltre a questo ci sono le misure che interessano la parte tecnica. “Senza contare la totale nebulosita’, il buio sui tempi in cui il piano sara’ realizzato”, lamentano i lavoratori. Fortemente penalizzata la struttura informativa dei tg, che va a Milano. Dei 154 giornalisti, 11 vengono indicati in esubero, 28 resterebbero a Roma. Restano 115 famiglie che devono spostarsi a Milano. La politica e le istituzioni seguono passo passo la trattativa tra lavoratori e azienda. Al Mise e’ istituito il tavolo promosso dal ministro Carlo Calenda su interessamento del Pd Michele Anzaldi.

Anche oggi tanti politici sono passati per testimoniare vicinanza e solidarieta’, da Marco Miccoli del Pd a Gianni Alemanno, a Stefano Fassina, Nicola Fratoianni e Arturo Scotto di Sinistra Italiana, tra gli altri. Per l’amministrazione capitolina e’ in piazza Montecitorio il vicesindaco Luca Bergamo. “Dobbiamo coinvolgere il governo del paese. Stiamo parlando di decisioni che riguardano un’azienda che opera in un settore strategico per lo sviluppo del paese, che hanno a che fare con lo sviluppo del territorio ed essendo una multinazionale che opera in regime di autorizzazioni, la decisione sulle implicazioni delle scelte di questa azienda non puo’ essere lasciata solo al negoziato con le parti sociali e il territorio ma riguardano il paese nel rapporto con l’azienda. Campidoglio, regione e governo del paese”, spiega il vicesindaco di Roma alla DIRE.

Bergamo sottolinea che l’amministrazione “non ha ancora scritto al governo. Ci siamo incontrati con la Regione qualche giorno fa. Lo vogliamo fare insieme, stiamo aspettando il consenso dalla regione su una bozza di lettera che abbiamo mandato. Immagino che arrivera’ a breve. In ogni caso sara’ il territorio, non le singole forze politiche, a chiedere un confronto al governo. E’ importante che sia cosi'”. Contesta questa linea il segretario della commissione di vigilanza Rai Michele Anzaldi. “Il Pd e io in particolare abbiamo fatto la nostra parte fin dal primo momento”, spiega Anzaldi alla DIRE. “Se ‘c’e’ un tavolo insediato al Mise e’ perche’ lo abbiamo chiesto noi e il governo con Calenda che ha colto la necessita’ di questa iniziativa. Quello che e’ mancato e’ stato il Campidoglio, che ha palesato su questo un vergognoso e inadeguato silenzio. Il sindaco- conclude- puo’ chiedere la dilazione di singoli provvedimenti o creare le condizioni perche’ iniziative antieconomiche diventino invece vantaggiose. L’amministrazione deve spiegare dov’e’ stata fino ad oggi. Il sindaco se n’e’ fregato. E’ il simbolo di come non si fa il sindaco”.

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