Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Sanremo 2017, la prima puntata vista da #sanpedro

di Matteo 'Pedro' Pedrini Attenzione, attenzione, è partito il carrozzone!
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

di Matteo ‘Pedro’ Pedrini

Attenzione, attenzione, è partito il carrozzone!

La prima serata della 67a edizione del Festival di Sanremo è finalmente arrivata e tutti abbiamo potuto adagiarci sul divanone dell’internèt a guardarlo e a commentarlo con sagacia (taluni), competenza (tal altri) o col telefono (quasi tutti).

Prima dell’ingresso dei Ringo Boys della tv italiana, a introdurre la serata d’esordio, una clip con le canzoni della kermesse che hanno avuto grande successo pur non vincendola: un po’ come dire “Tutto quello che vedrete da qui fino a sabato notte non serve a un cazzo“. Poi è la volta di alcune interviste flash ai protagonisti in gara, più che altro per far capire chi diavolo siano. Da segnalare Nesli (!) che fa appena in tempo a dire testualmente “Sono un cantautore moderno e un poeta punk” prima che due OSS del Centro Igiene Mentale di Savona lo immobilizzino riconducendolo alla ragione tramite un’endovena di Alprazolan e chiodi arrugginiti.

Si parte ufficialmente e subito capiamo che le polemiche sull’eccessivo costo della kermesse erano più che fondate: per pagare ospiti e conduttori hanno dovuto eliminare il colore sull’esibizione di Tiziano Ferro, sul palco con un omaggio a Luigi Tenco. Dopo due botte al televisore, il colore poi è tornato. Almeno da me. In pochi sanno che, per un refuso in una mail tra gli autori che scrissero erroneamente Luigi Tecno, per omaggiarlo era stato inizialmente contattato Claudio Coccoluto.

LA GARA

Con l’entrata in scena dei Ringo Boys, e dopo un gioco di luci che ha causato crisi epilettiche in tutta Europa, parte ufficialmente la gara. Undici Big di cui, sul far del mattino, vengono comunicati i tre eliminati che si giocheranno il ripescaggio giovedì: Clementino con Ragazzi fuori e giubbotto in similpelle dell’Oviesse, Ron (Parrucchino Cellamare) con L’ottava meraviglia – canzone che diffusa nei vigneti può anche fungere da anti parassitario contro la peronospora della vite – e Giusy Ferreri con Fatalmente male, un po’ come la cataratta scesa alla sua costumista che l’ha conciata da profumaia dei corner di Coin.

L’Usignolo dell’Esselunga è proprio la prima ad esibirsi, col solito maccherone incastrato nel gargarozzo che prima o poi qualche prode otorinolaringoiatra dovrà pur estrarre.

A seguire Fabrizio Moro con Portami via, un ibrido tra 114 canzoni conosciute che però nel complesso non riesci a disprezzare. Poi a lui lo vojo bene.

L’esibizione seguente di Elodie – con un titolo che può chiudere subito le eventuali indagini, Tutta colpa mia – viene presa maluccio dai presenti che fanno accorrere sul palco Guardia di Finanza, Protezione Civile, Croce Rossa, Vigili del fuoco e un labrador. Capisco l’urgenza, ma questo è eccesso di zelo.

Bel momento la meritata celebrazione del corpo specializzato che ha coordinato i soccorsi nelle zone terremotate salvando tutti i salvabili: i commentatori di Facebook. Grazie, eroi.

È il turno di Lodovica Comello che nell’ansia dell’esordio da cantante scorda le tette in camerino, sul tavolo accanto alla frutta. E alla voce.

Dopo la copertina di Crozza – presa in prestito da Floris – è la volta di una che arriva sul palco, canta e durante l’esibizione è come se apparisse un’enorme scritta lampeggiante in sovraimpressione: È COSÌ CHE SI FA. Sto parlando di Fiorella Mannoia. Lo so che me ne mancano ancora undici da sentire, ma me ne frego: per me ha già vinto. La Fiorella è un gigante. E non perché sia in un contesto tragicomico, ma perché è tra le pochissime che potrebbe cantare anche le avvertenze del Wc Net fosse biologiche, figuratevi una canzone vera come Che sia benedetta. Date il premio a questa donna e chiudete baracca.

Il resto della gara scorre tra il dramma di Alessio Bernabei – sedutosi su una panchina con la vernice fresca e poi sbattuto sul palco a cantare quell’obbrobrio a pedali di canzone – e Al Bano che per la serata della cover di giovedì pare abbia visto assegnarsi Corazon Espinado o in alternativa la sigla del cartone animato Piccoli problemi di cuore.

Prima e dopo i già citati Ron e Clementino, è stato il turno di Maccio Capatonda/Samuel con Vedrai e di Ermal Meta – il cantante preferito dai rugbisti – con Vietato morire: la prima è costruita per girare in radio e funziona da dio, la seconda voglio riascoltarla perché sa di buono, ma forse è il ragù che ho sul fornello.

GLI OSPITI

Tiziano Ferro che omaggia Tenco (e Tenco che risponde “Come accettato”), poi ci infligge una roba sua e infine duetta con Carmen Consoli che per la prima volta canta qualcosa che non citi Catania, sua madre, l’organza e la tarapia tapioca come se fosse antani.

Raoul Bova che appare qua e là a ricordarci che è bello anche se fondamentalmente non sa fare un cazzo, ma poi uno pensa al Gabriel Garko dell’anno scorso e allora Bova sembra Al Pacino dentro Dustin Hoffman dentro Robert De Niro.

Due bimbi anti bulli di cui il maschietto ha scritto in faccia “sarò uno sbirro della Digos di quelli che va alle manifestazioni in borghese col borsello con dentro la telecamera”.

Paola Cortellesi – che ricorda del perché Mina l’abbia indicata come la miglior voce italiana – con Albanese in una burla che secondo me era venuta meglio in prova.

– Il cestista Marco Cusin e la pallavolista Valentina Diouf chiamati a mostrare che sono alti.

Diletta Leotta che va a candidarsi per un posto nella tv generalista quando poteva mandare semplicemente un curriculum.

– E Ricky Martin con un medley di suoi successi, così, a tradimento, senza motivo, proprio quando tutti pensavamo di essercelo messo alle spalle per sempre come la pellagra o Enrico Papi. A metà esibizione hanno telefonato gli anni ’90 reclamandolo indietro. In cambio Conti ha chiesto: gli East 17, Dylan McKay e Batistuta. Le trattative sono in corso.

ALL’IMPROVVISO L’INCOSCIENZA

Da piccolo lo usavo pensando fosse un microfono” (Ricky Martin con Maria De Filippi che gli porge un mestolo da cucina. L’esitazione dopo il “pensavo fosse un…” ha tenuto tutti col fiato sospeso).

IL RETROSCENA

La presenza di Ricky Martin e Tiziano Ferro ha messo sugli scudi le celeberrime Sentinelle in piedi, le quali hanno manifestato fuori dall’Ariston contro gli omosessuali. In pochi sanno però che la presenza di molti etero sul palco ha fatto scattare la protesta di un movimento meno conosciuto: le Sentinelle sedute, le quali hanno manifestato contro gli eterosessuali. I due gruppi, venuti a contatto, hanno trovato un accordo su una protesta congiunta a favore della asessualità, brandendo il modellino di Esplorando il corpo umano come simbolo della propria lotta.

 Lo scontro tra i due cortei

A domani con il bollettino di guerra della seconda serata che per quanto mi riguarda ha ragion d’essere solo perché si esibirà mia moglie: Paola Turci. Lei non lo sa ancora (che è mia moglie, non che deve esibirsi), ma son dettagli.

Kermesse!!!11!!!1!!1!!!1

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»