NAPOLI – La Giornata internazionale dell’Educazione 2026, che sottolinea il ruolo dell’istruzione per la pace e lo sviluppo, si celebrerà il 24 gennaio 2026. Il 3 dicembre 2018 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione per proclamarla: l’adozione della risoluzione 73/25, sponsorizzata dalla Nigeria e da altri 58 Stati membri, ha dimostrato la ferma volontà politica di sostenere azioni di trasformazione per un’istruzione inclusiva, equa e di qualità per tutti i cittadini del mondo. Per rafforzare la cooperazione internazionale nel sostenere gli sforzi verso la realizzazione dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 4, la risoluzione invita tutte le parti interessate, gli Stati membri stessi, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite e la società civile, le organizzazioni non governative, le istituzioni accademiche ed il settore privato ad osservare la Giornata internazionale dell’Educazione. L’Unesco, in quanto agenzia specializzata delle Nazioni Unite per l’educazione, promuove le celebrazioni annuali della Giornata in stretta collaborazione con i principali attori rilevanti.
L’Onu ricorda come “il diritto all’istruzione è sancito dall’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, secondo cui l’istruzione elementare deve essere garantita come gratuita e obbligatoria. La Convenzione sui diritti dell’infanzia, adottata nel 1989, va oltre stabilendo che i paesi debbano rendere l’istruzione superiore accessibile a tutti. L’anno 2023 segna il giro di boa da quando le Nazioni Unite hanno adottato l’Agenda 2030, di cui il diritto all’istruzione rappresenta una chiave per raggiungere ed integrare uno sviluppo sostenibile nella nostra società. Con l’adozione dell’Agenda 2030, nel 2015, i Paesi Membri hanno infatti riconosciuto che l’istruzione è essenziale per il successo di tutti e 17 i suoi obiettivi. L’obiettivo di sviluppo sostenibile 4, in particolare, mira a ‘garantire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti’ entro il 2030″.
QUATTRO PAESI A “RISCHIO ESTREMO”
Un’analisi di Save the Children del 2022 sull’effetto negativo che il Covid-19, i conflitti, i cambiamenti climatici, le migrazioni e la mancanza di connettività digitale causano sull’apprendimento dei bambini ha mostrato come l’istruzione di quasi 49 milioni di bambini in Afghanistan, Sudan, Somalia e Mali è a rischio di collasso. L’organizzazione ha analizzato 182 Paesi in base alla vulnerabilità del loro sistema scolastico, ai rischi che minacciano il diritto all’apprendimento dei bambini e alle carenze nella gestione degli stessi.
Se da un lato, si è ridotto il numero di Paesi a “rischio estremo”, passando da 8 a 4, probabilmente grazie a un maggiore accesso ai vaccini Covid-19, attualmente la crisi alimentare, legata a conflitti nuovi e prolungati, all’aumento dei prezzi del cibo e a condizioni climatiche estreme, sta avendo un ulteriore impatto sui sistemi scolastici di questi Paesi. Utilizzando la stessa metodologia del rapporto Build Forward Better pubblicato dall’Organizzazione nel 2021, l’analisi del 2022 ha mostrato che, mentre alcuni Paesi hanno compiuto miglioramenti significativi, molti rimangono o sono diventati ad alto rischio.
L’AFGHANISTAN AL PRIMO POSTO DELL’EMERGENZA EDUCATIVA
L‘Afghanistan è il Paese con il livello di rischio più alto, mentre nel 2021 era al quarto posto. Ciò significa che il suo sistema educativo è peggiorato da quando i talebani hanno preso il controllo del Paese, mettendo a rischio il futuro dei bambini, in particolare delle bambine. Seguono il Sudan, la Somalia e il Mali, tutti Paesi in cui i sistemi educativi sono classificati come a rischio “estremo” a causa di crisi in corso e possibili future, che compromettono l’istruzione. In particolare, mentre la Somalia mantiene il terzo posto, in linea con lo scorso anno, i pericoli per l’educazione in Sudan e Mali sono aumentati.
CHI FA MEGLIO E CHI PEGGIORA
Uno dei miglioramenti maggiori nell’ultimo anno è stato registrato in Colombia, che è passata da un livello di rischio elevato ad uno moderato, scendendo dal 28esimo posto al 58esimo, grazie ad un migliore accesso ai vaccini Covid-19. All’estremo opposto, invece, il Libano ha registrato uno dei maggiori cambiamenti negativi passando dal 68esimo al 32esimo posto della classifica, in parte a causa del peggioramento della crisi economica in atto nel Paese, dove anche la disoccupazione giovanile è aumentata notevolmente.
LE MINACCE MAGGIORI ALL’ISTRUZIONE
Analizzando i 10 Paesi più a rischio, in base ai dati disponibili, si evince che molti sono caratterizzati da popolazioni numerose e con alti livelli di insicurezza alimentare. In Afghanistan, Somalia, Sudan, Yemen e Repubblica Centrafricana, infatti, più del 20% della popolazione sta affrontando la fame. La crisi climatica minaccia ulteriormente il diritto all’apprendimento dei bambini poiché gli eventi meteorologici estremi danneggiano e distruggono le scuole e un numero crescente di bambini sarà probabilmente costretto a fuggire dalla propria casa, abbandonando così la propria istruzione. I bambini che non vanno a scuola – specie coloro che vivono in Paesi a basso reddito, nei campi profughi e nelle zone di guerra – tendono ad avere più difficoltà a recuperare gli apprendimenti persi e sono più esposti a malnutrizione, violenza, abusi, lavoro minorile e matrimoni precoci.




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