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VIDEO | Miozzo: “Scuola fondamentale come l’economia, sennò falliamo”

agostino miozzo
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ROMA – “Provocatoriamente ho immaginato di suggerire, qualche tempo fa, al Presidente del Consiglio di invocare l’articolo 120 della Costituzione, ovvero il potere sostitutivo in luogo delle Regioni ove queste non siano in grado di garantire quanto costituzionalmente previsto, come sulla sanità, l’istruzione.. È una strada poco percorribile ma credo ci debbano essere degli strumenti, dei metodi per risolvere la difformità per cui ogni Regione va per conto proprio”. Queste le parole di Agostino Miozzo, medico e coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, all’agenzia Dire. “I governatori di Regione dovrebbero riflettere sull’incongruenza che oggi abbiamo. In questi giorni diversi presidenti regionali avevano raggiunto un accordo sui tavoli provinciali per definire i criteri di ripristino delle condizioni di sicurezza per gli studenti liceali.. Poi ai primi giorni del nuovo anno sono iniziate le voci discordanti: chi ha proposto di iniziare a metà mese, chi il 7 gennaio, chi addirittura ha proposto di far decidere ai ragazzi se fare la dad o la lezione in presenza. Per me tutto questo è incomprensibile. Dobbiamo individuare dei punti condivisi, una volta per tutte, al di sopra dei quali nessuno andrà a scuola e viceversa. Se non mando i ragazzi a scuola e lascio i centri commerciali aperti c’è qualcosa che non va. Anche la scuola, come il commercio e le attività produttive, è fondamentale. La priorità che stiamo dando all’economia è importante ma se non ci rendiamo conto che la scuola così diventa una Cenerentola – ha concluso Miozzo – allora stiamo fallendo”.

“Questa impressionante pandemia ci ha messo di fronte ad una situazione a cui non eravamo preparati, da nessun punto di vista. Non eravamo preparati alla prima ondata, ma nemmeno alle ondate successive. Pensavamo di aver superato l’emergenza durante l’estate, poi a settembre ed ottobre, con il rilassamento estivo, abbiamo pagato un prezzo salato. La pandemia ci ha insegnato a convivere con il virus, l’alternativa è il lockdown totale, con le indicazioni dell’epidemiologo che ci dice di metterci in una capanna e aspettare l’immunità di gregge. Con la disponibilità attuale del vaccino l’immunità la raggiungeremo prima, non servirà necessariamente la capanna, ma ci vorrà comunque tempo. Per la scuola non possiamo immaginare di lasciare i nostri ragazzi, delle scuole superiori, solo con la didattica a distanza per almeno altri quattro-sei mesi, o fino a settembre aspettando l’immunità di gregge“.

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“Mesi di dad- spiega Miozzo- significa che, per i nostri ragazzi, per oltre un intero anno non avranno seguito la scuola in presenza, tenuto conto delle nostre prime chiusure del 4 marzo 2020, quando decidemmo che la scuola non era sicura. Un anno in questo modo non è accettabile. La scuola non è scevra dal rischio di contagio. Il centro europeo per il controllo delle malattie ci ha fornito uno studio che ci dice quali sono i livelli di rischio nelle scuole, in Europa, e ci dice che il livello di rischio è analogo a quello che è presente in altre attività produttive, all’esterno dell’ambiente scolastico. Ci dice anche che il livello di rischio è più elevato nelle occasioni extra scolastiche, pre e post scuola, perché nella scuola i ragazzi sono obbligati a comportamenti virtuosi, mascherina, distanziamento e lavaggio delle mani. I ragazzi in sostanza imparano il comportamento virtuoso, come convivere con il Coronavirus. Il problema è quindi fuori dalla scuola: movimentare milioni di persone, personale docente e non docente, aumenta il livello di rischio ma non tanto se a portare un ragazzo a scuola è un genitore, quanto se lo studente sale su un mezzo di trasporto pieno. Poi ci sono le attività extrascolastiche, c’è la movida, ma che riguarda una porzione dei nostri ragazzi, non tutti gli studenti. La movida la vedi, la controlli, mi preoccupano di più i comportamenti dei ragazzi che non vedi, quelli che non puoi vigilare nei comportamenti sbagliati. Poi però ci sono anche i ragazzi che si rifugiano nella ‘capanna’, che non si aggregano e che quindi sono isolati dagli altri, che ci fanno preoccupare altrettanto”.

“Non esiste il rischio zero, in nessun posto al mondo- conclude Miozzo- devi andare in montagna da solo, nella capanna per averlo. C’è però un rischio accettabile, calcolato: apriamo le fabbriche perché dobbiamo mantenerci per vivere, questo è un rischio accettabile. Per la scuola il rischio accettabile significa che ci sono tutte le condizioni di sicurezza e soprattutto quelle sanitarie per isolare eventuali contagi o casi sospetti, significa rendere meno affollati i mezzi di trasporto, rendendoli maggiormente sicuri. Oggi abbiamo fatto un comitato tecnico in cui diverse Regioni con Rt sopra la soglia e due altre Regioni hanno chiesto di essere inserite ad un livello superiore rispetto ai dati reali al fine di contenere maggiormente la pandemia. Dobbiamo lavorare in questo senso, di contenimento, per rendere il rischio calcolato e accettabile. La settimana prossima avremo dati che ci indicheranno se le misure restrittive sono state in grado di determinare un abbassamento della curva. Ecco se c’è stato un effetto benefico sulla maledetta curva mi auguro che i presidenti di regione possano consentire quindi un ritorno in presenza della scuola”.

VACCINARE INSEGNANTI E OPERATORI PER LAVORARE IN SICUREZZA

“Qualche settimana fa, in Parlamento, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha presentato un piano di priorità per le persone che dovranno essere vaccinate: operatori sanitari, ospiti delle Rsa, gli ultra 80enni, che sono la stragrande maggioranza delle persone che perdono la vita a causa del virus. Se mettiamo in sicurezza tutte queste categorie subito, riduciamo, e di molto, sia i decessi che i ricoveri. Dopo queste prime priorità, e se ne sta discutendo in questi giorni, ne ho parlato anche con il commissario Arcuri, bisognerebbe procedere anche con gli insegnanti e gli operatori della scuola”, suggerisce Miozzo.
Gli operatori della scuola vanno considerati una categoria con attenzione prioritaria– ha concluso Miozzo- Nel mondo della scuola gli over 60 sono un numero importante, una fascia già a rischio ed inoltre il personale della scuola non docente ha comunque maggiore esposizione rispetto ad un funzionario che ha modo di chiudersi nel suo ufficio. Il personale non docente ha infatti un livello di esposizione alto, molto di più di un operatore che lavora in un ufficio della pubblica amministrazione. Immaginare che questa categoria di persone, personale docente e non, abbiano priorità di vaccino significherà dar loro un segnale di maggiore serenità. Anche perché c’è stata una narrazione che vede nello studente l’untore, il pericolo. I focolai nella scuola ci sono stati ma in numero contenuto, mettere però gli operatori della scuola nelle condizioni di lavorare con più sicurezza è importante per tutti noi”.

“UNA ZONA VERDE COME SEGNO DI RITORNO ALLA NORMALITÀ”

“Inserire una zona verde, in questa Italia colorata, è una premessa per ripristinare un segno di ritorno alla normalità”, propone Miozzo. “Ad oggi non abbiamo questa casella, verde o bianca che possa essere, perché non è compatibile con lo scenario epidemiologico attuale- spiega Miozzo- ma dobbiamo cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno e avere un briciolo di ottimismo, prefigurare che questa casella tornerà, facendo in modo che sia il prima possibile. Potrebbe indicare che ha un’incidenza del contagio di 50 abitanti per 100mila abitanti, che è un Rt quasi a zero, come è stato durante la scorsa estate. Questo ci consentirebbe di valutare di riaprire i cinema, i teatri, le piscine. Certo, dovremmo ancora tenere le mascherine ma avremmo davanti un graduale ritorno alla normalità. O ancora una zona verde ad indicare che gli ospiti di una Rsa è protetta dal vaccino, o ad indicare che un ospedale è tornato a fare il proprio lavoro e non solo curare il Covid. Tutto quello che riguarda la prevenzione è stato accantonato”.

LAVORO CON COLLEGHI CTS È STATO CORALE, SFORZO COLLETTIVO

“Non mi sono trovato nella condizione, in questi mesi, in cui dovevo prendere una decisione da solo. Sono sempre stato insieme ad oltre venti colleghi, con cui mi sono confrontato, abbiamo anche litigato ferocemente ma con i quali abbiamo sempre trovato un punto di accordo, che rifletteva non i nostri estremi ma una sintesi collettiva”. Queste le parole di Agostino Miozzo, medico e coordinatore del Comitato tecnico scientifico, all’agenzia Dire. “Ciò che mi rende felice, del lavoro che abbiamo fatto, è che abbiamo sempre seguito con molta attenzione quello che stava succedendo, senza avere la certezza di avere la conoscenza in tasca. Altri sostenevano una certa disinvoltura, mostravano conoscenze che noi non avevamo e credo che abbiamo fatto bene a restare consapevoli delle nostre informazioni per poterne cercare e verificare di altre. Quando scoprimmo che il droplet era il veicolo del contagio del virus, non avevamo ancora le mascherine per tutta la popolazione e dovemmo inventare la soluzione delle mascherine di comunità. Non ne eravamo contenti, perché sapevamo che ancora non avevamo gli strumenti di protezione adeguati, ma sapevamo che era la migliore soluzione a fronte delle nostre conoscenze. Oggi sappiamo guardare alla luce in fondo al tunnel con maggiore consapevolezza – ha concluso Miozzo – proprio per la non conoscenza del virus che ci siamo trovati a fronteggiare e le soluzioni che abbiamo via via individuato”.

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