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Renzi contro Conte, tra i litiganti sempre Renzi gode…serve exit strategy

matteo renzi
L'editoriale del direttore Nico Perrone
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ROMA – “Quando due litigano ogni volta che si parlano che cosa si fa? Di norma, quello più intelligente, anche se ha una qualche ragione in più, ad un certo punto cede, cerca di far pace…” dice un esponente del Pd che sta seguendo la sempre più difficile partita tra il premier, Giuseppe Conte, e il leader di Italia Viva. Alle 18 è prevista la riunione tra Conte e i capi delegazione per cercare l’accordo sul piano per i 220 miliardi di fondi europei riscritto e integrato dalle proposte avanzate dai singoli partiti. Basterà? In tanti sono pronti a scommettere che a Renzi non basterà, che per lui ci sarà sempre un ‘più uno’ da aggiungere. Tradotto, al prossimo Consiglio dei ministri Renzi farà dimettere le sue due ministre aprendo la crisi di governo. Nel Pd, col segretario Zingaretti in testa, sperano che una soluzione venga trovata, ma tocca al premier Conte prendere l’iniziativa, mettere sul tavolo una convincente proposta di patto per finire la legislatura accompagnata da un robusto rimpasto di Governo. Ma al momento, dalle parti di Palazzo Chigi, non arrivano segnali di fumo, ma rumori di sciabole. “Attorno a Conte ci sono dei cattivi consiglieri – dice un’altra fonte Pd altolocata- che lo spingono allo scontro diretto e a far fuori Renzi. Un azzardo, che porterà male”. Perché? Bisogna, a questo punto, spostare il tiro dentro il Parlamento. E lo scenario sarà questo: Conte alla fine convoca il Consiglio dei ministri, Renzi fa dimettere le sue ministre. Cortesia istituzionale a quel punto vuole che il premier salga al Colle per informare il Capo dello Stato, dirgli che nonostante il ritiro di Italia Viva in Parlamento ci saranno i voti per tenere su il Governo. Grazie alla campagna acquisti di questi giorni e, soprattutto, alla paura di elezioni anticipate col rischio di perdere il posto, diciamo pure che Conte la sfanga, che il Governo avrà i voti necessari per tirare a campare e non tirare subito le cuoia. Ma dal momento successivo sarà guerriglia in Parlamento: con Italia Viva all’opposizione che se nelle Commmissioni dovesse votare con il centrodestra bloccherebbe qualsiasi provvedimento della maggioranza di governo. “Possibile che Conte non ci pensi? Come potrebbe andare avanti in quelle condizioni? A quel punto per lui sarebbe la fine politica” continuano le ‘voci’ dell’esperienza. Qui si torna ai ‘cattivi consiglieri’, che magari insistono per convincere Conte che lui è ‘l’avvocato del popolo’ che gode di enorme consenso e che non deve cedere al pirata del momento. E qui, sotto sotto, c’è un altro aspetto che bisogna portare alla luce: da una parte la strategia del premier Conte di prendere tempo e poi di far di testa sua; dall’altra i partiti che lo sostengono con i propri voti e che per questo vogliono comandarlo a bacchetta. Conte è troppo forte? Indirizzarlo nelle giuste scelte, allora. Per quanto riguarda il Pd, oggi il segretario Zingaretti ha riunito la direzione per fare il punto della situazione. In un passaggiodella relazione si è colto uno spiraglio, quando ha rivolto questo invito: “Nelle prossime ore si faccia un passo in avanti… sarebbe importante che il Presidente Conte, sulla base dei contributi elaborati e proposti dalle diverse componenti della maggioranza in questi mesi, prenda un’iniziativa per arrivare a una proposta di patto di legislatura, un’esigenza che con tutti gli alleati di Governo abbiamo condiviso come necessità per dare nuovo slancio al Governo. Si trovi il livello più alto possibile di sintesi, e tutti siano leali e partecipi rispetto all’importanza vitale di questa sfida”. Ora bisognerà aspettare stasera per vedere quale consiglio prevarrà. Facendo sempre attenzione a mantenere la misura perché, come diceva il nostro amico Stanislaw Jerzy Lec “quando ti metti a saltare di gioia, bada che qualcuno non ti tolga la terra da sotto ai piedi”.

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