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Negli Usa scoperto traffico di neonati con le isole Marshall

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Donne povere attirate in cambio di denaro, condannato trafficante
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ROMA – Diecimila dollari e la promessa di una nuova vita in cambio di un bambino. Sarebbero decine le donne povere incinte delle Isole Marshall, nel Pacifico, attirate negli Stati Uniti per dare in adozione i propri figli a coppie statunitensi disposte a pagare quattro volte tale importo, e almeno 70 i bambini che secondo i pubblici ministeri sono stati adottati dietro esborso di denaro fino a un massimo di 40mila dollari ciascuno. A gestire la “vendita” di neonati, in base a quanto riportato dal quotidiano britannico ‘Guardian’, Paul Petersen, ex funzionario di una contea dell’Arizona, che negli anni aveva messo in piedi una vera e propria “azienda”. Davanti a un tribunale federale si e’ dichiarato colpevole di traffico di esseri umani, traffico di migranti irregolari e frode. Condannato a sei anni di prigione e al pagamento di una multa di 100mila dollari, Peterson ha anche accettato di pagare come patteggiamento quasi 680mila dollari in risarcimenti e spese legali, ma rischia di vedere allungata la sua detenzione per altri processi, le cui udienze si terranno entro fine mese sia in Arizona che nello Utah. Il giudice del tribunale distrettuale, Timothy Brooks, ha definito le pratiche di adozione di Petersen “uno schema per arricchirsi rapidamente” occultato dietro la facciata dell'”operazione umanitaria”. Di ritorno da una missione di mormoni nell’arcipelago risalente al 1998, infatti, l’uomo ha fondato un’agenzia di adozione, sfruttando gli stretti legami tra Stati Uniti e Isole Marshall.

 I cittadini dell’arcipelago infatti possono viaggiare liberamente negli Stati Uniti grazie a un “patto di libera associazione”, poi modificato nel 2003 proprio per scongiurare il fenomeno delle adozioni illegali. Tra le ragioni della riforma l’esistenza di un mercato di coppie statunitensi senza figli in cerca di bambini e di donne in difficolta’ delle Isole Marshall, attirate attraverso laute somme di denaro. Complice dell’impresa di Petersen, una donna delle Isole Marshall, Lynwood Jennet, che si occupava di procurare documenti d’identita’ e passaporti alle gestanti e di sistemarle in attesa del parto in una serie di case in affitto, spesso sovraffollate, in Arizona, Utah o Arkansas. La donna si e’ dichiarata colpevole. Non c’e’ alcun indizio, invece, che i genitori adottivi fossero a conoscenza dell’illegalita’ dei metodi impiegati da Petersen.

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