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Minori, un manifesto contro le consulenze tecniche d’ufficio negli affidi post separazione

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É l'iniziativa del Comitato Madri Unite contro la Violenza Istituzionale, che ieri ha inviato il documento ai ministri della Salute e della Giustizia, al Garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza e alla Commissione d'inchiesta sul femminicidio
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ROMA – Un Manifesto contro le Ctu (Consulenze tecniche d’ufficio, ndr) nei casi di affidamento dei minori dopo la separazione dei genitori per “denunciare una malpractice ormai diffusa capillarmente che ha portato a totale discriminazione e pregiudizio verso le madri” e per sollecitare un intervento delle Istituzioni rispetto a quanto avviene in materia nei tribunali italiani. È l’ultima iniziativa del Comitato Madri Unite contro la Violenza Istituzionale, che ieri ha inviato il documento via email alle segreterie dei ministri della Salute e della Giustizia, al Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, alla Commissione d’inchiesta sul femminicidio e alla sua presidente, la senatrice Pd Valeria Valente, alla deputata del Gruppo Misto e segretaria della Commissione Infanzia e Adolescenza Veronica Giannone, alla senatrice Fi Licia Ronzulli, alla Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) e al Cnop (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi).

“La nostra esperienza, che ormai si basa su centinaia di casi esaminati, ci dimostra che le Ctu svolte dagli psicologi giuridici (anche neuropsichiatri infantili e psichiatri, a volte addirittura neurologi) hanno la sola funzione di occultare la violenza in famiglia e gli abusi sessuali sui minori– denunciano le madri nel Manifesto- Nel nome di una male intesa bigenitorialità, le voci delle donne vittime di violenza e dei bambini vittime di violenza (diretta o assistita) o abusi sessuali vengono così completamente occultate, tacitate. Per scongiurare un ipotetico, quanto improbabile, rischio evolutivo dei minori – causato, sempre e solo secondo gli psicologi giuridici, da una scarsa o assente frequentazione con la figura paterna anche quando questa sia risultata fortemente problematica/violenta o addirittura abusante – viene causato al minore un grave e reale pregiudizio sottraendolo ex abrupto al genitore protettivo e consegnandolo al genitore violento o pedofilo; o rinchiudendolo in comunità per minori”.

Provvedimenti sostenuti, osserva il Comitato nel Manifesto, da una “giustizia minorile e separativa” che attinge a “concetti pseudo-psicologici e antiscientifici”: dalla “cosiddetta sindrome di alienazione genitoriale all’alienazione parentale, sindrome della madre malevola, sindrome di Munchausen per procura, madre alienante, bambino alienato, rifiuto immotivato, bambino adesivo, madre assorbente, bambino colonizzato, bambino armato contro gli adulti, conflitto di lealtà madre-bambino, ecc., e più di recente disturbo del comportamento relazionale”.

Il Comitato Madri Unite contro la Violenza Istituzionale sottolinea poi come tali concetti siano stati “negli anni ampiamente propagandati attraverso scritti e convegni dedicati”, “oggetto di corsi di formazione e master in psicologia giuridica e in mediazione familiare anche presso università pubbliche, tanto da condizionare l’operato dei Servizi Sociali e lo stesso sistema della giustizia di famiglia e minorile (avvocati e giudici), che ormai è praticamente tutto rivolto alla tutela dei genitori fortemente inadeguati, problematici, violenti o pedofili contro i genitori protettivi per i figli minori (quasi sempre le madri) e contro i figli stessi”. Per questi motivi le “Ctu si trasformano in violenza istituzionale contro i genitori protettivi (di solito le madri) e i bambini”, denuncia il Comitato che propone di “opporsi e rifiutare di sottoporsi alle Ctu”, ritenute uno strumento “inutile se non dannoso” all’accertamento della verità su abusi e violenze, basato sul “mancato ascolto del minore” costretto a frequentare “il genitore problematico, violento o abusante” in nome della bigenitorialità. Oltre che causa di “impoverimento delle famiglie” gravate dai costi “insostenibili” di tali procedimenti.

“Ci si augura- conclude il Comitato Madri Unite contro la Violenza Istituzionale- che prima o poi la Giustizia faccia il suo corso, ma finalmente nel rispetto delle leggi vigenti e soprattutto della Convenzione di Istanbul e delle convenzioni sull’ascolto dei minori, anche se ad oggi ciò appare una meta irraggiungibile nonostante ormai sia chiaramente emersa e sia stata denunciata ogni stortura e malpractice del sistema giudiziario che si occupa degli affidi e che si poggia sulle Ctu e tutto ciò che ad esse consegue; così come ci si augura – e si continuerà a lottare in tal senso – che possa intervenire al più presto il legislatore con l’abrogazione delle norme di cui alla legge 54 del 2006 sull’affido condiviso, affinché i minori e il loro benessere tornino effettivamente a essere al centro di ogni procedimento che li vede coinvolti, come sancito dalle convenzioni internazionali”. 

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