Copernicus: “Il 2019 anno più caldo in Europa e secondo più caldo al mondo”

E il quinto di una serie di anni eccezionalmente caldi
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Il 2019 è stato il quinto di una serie di anni eccezionalmente caldi e il secondo anno più caldo mai registrato al mondo. Nel frattempo, l’Europa ha visto il suo anno più caldo registrato con un piccolo margine. Lo segnala il Copernicus Climate Change Service (C3S) nell’ambito di Copernicus, il sistema di osservazione della Terra dell’Unione europea basato su satelliti e integrato – come nel caso del clima – da stazioni a terra.

LEGGI ANCHE

Australia, Wwf: “Più di un miliardo gli animali uccisi dalle fiamme”

L’Australia continua a bruciare: “25 milioni di ettari andati in fumo”

Clima, Cnr Isac: “Con il 2019 si chiude il decennio più caldo di sempre”

Il set di dati fornito da Copernicus C3S mostra che la temperatura media globale dell’aria superficiale era inferiore di 0,04 gradi rispetto al 2016, l’anno più caldo mai registrato. L’Europa ha registrato il suo anno più caldo di sempre, leggermente avanti rispetto al 2014, 2015 e 2018. Insieme al Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), il Copernicus Climate Change Service (C3S) riferisce anche che le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera continuano ad aumentare. I dati forniscono il primo quadro completo e globale delle temperature e dei livelli di CO2 del 2019. I risultati sono in linea con le precedenti proiezioni dell’Organizzazione metereologica (OMM) mondiale e del Global Carbon Project (GCP) per il 2019.

L’OMM ha stimato che il 2019 sarebbe stato probabilmente il secondo o il terzo anno più caldo mai registrato, mentre sia OMM che GCP hanno indicato che le concentrazioni atmosferiche di CO2 continuavano ad aumentare. I dati mostrano anche che i cinque anni più caldi registrati sono stati proprio gli ultimi cinque, con il 2019 come secondo più caldo e il 2010-2019 come decennio più caldo mai registrato. Il 2019 è stato più caldo di quasi 0,6 gradi rispetto alla media del 1981-2010. La temperatura media degli ultimi 5 anni è stata tra 1,1 e 1,2 gradi superiore rispetto al livello preindustriale definito dall’IPCC. 

Il riscaldamento più pronunciato rispetto alla media del 1981-2010 – prosegue il Copernicus Climate Change Service (C3S) – si è verificato in Alaska e in altre grandi parti dell’Artico. La maggior parte delle aree terrestri è risultata più calda della media, in particolare l’Europa orientale e meridionale, l’Africa meridionale e l’Australia. Al contrario, il Canada centrale e sud-orientale ha registrato temperature annuali inferiori alla media. In Europa tutte le stagioni sono state più calde del solito, con l’estate e l’autunno quarti tra i più caldi mai registrati. Nessuna delle stagioni è stata da record in termini di temperatura media. Un’analisi più dettagliata del clima in Europa sarà presentata da Copernicus nella sua European State of the Climate 2019, che uscirà ad aprile. “Il 2019 è stato un altro anno eccezionalmente caldo, in effetti il secondo più caldo al mondo nel nostro set di dati, con molti dei singoli mesi da record”, afferma Carlo Buontempo, capo del Copernicus Climate Change Service (C3S). “Il set di dati sulla temperatura C3S per il 2019 è il primo set completo ad essere pubblicato, e comprendente anomalie annuali e campi mediati a livello globale- prosegue Buontempo- Ciò è possibile perché siamo un programma operativo, che elabora quotidianamente milioni di osservazioni terrestri, marine, aeree e satellitari. Un computer all’avanguardia viene utilizzato per riunire tutte queste osservazioni, in modo simile a come vengono eseguite le previsioni meteorologiche”. Come spiega Jean-Noël Thepaut, direttore dello European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) di Reading (Uk), “gli ultimi cinque anni sono stati i cinque più caldi mai registrati; l’ultimo decennio è stato il più caldo mai registrato: sono indiscutibilmente segnali allarmanti. Vedere uno o più mesi molto più caldi rispetto al recente periodo di riferimento può essere sconcertante, ma in quanto tale non rappresenta una tendenza climatica, poiché le deviazioni mensili della temperatura variano e alcune regioni potrebbero mostrare condizioni al di sotto della media per un po’”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

8 Gennaio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»