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Egitto, Patrick Zaki resta in prigione

Per il ricercatore dell'università di Bologna confermata l'accusa di sedizione tramite social network
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ROMA – La terza sezione del Tribunale per l’antiterrorismo del Cairo ha rinnovato la detenzione cautelare per Patrick Zaki di altri 45 giorni. Lo rende noto in un tweet l’Egyptian initiative for personal rights (Eipr). Il collaboratore dell’ong e ricercatore presso un master dell’Università di Bologna è accusato di aver utilizzato i social media “per diffondere notizie e informazioni false”.

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Nell’udienza di Zaki, come riferisce ancora l’Eipr nel tweet, sono stati discussi i casi di 700 altri detenuti imputati per reati vari. Il giudice ha stabilito il rinnovo del carcere per tutti, “ad eccezione di uno”.

Zaki non potrà ancora lasciare il carcere di massima sicurezza di Tora. La vicenda giudiziaria, che ha attirato una grande risonanza a livello internazionale, è cominciata ben prima del suo arresto: a settembre del 2019 la Procura del Cairo emise un mandato d’arresto per il giovane attivista, accusato di “istigazione al rovesciamento del governo e della Costituzione”, mandato che però non è stato notificato allo studente, che poche settimane prima aveva lasciato l’Egitto per trasferirsi a Bologna e frequentare il master in Women’s and Gender Studies (Gemma) presso l’Università Alma mater.

Le manette per lui scattano il 7 febbraio all’aeroporto internazionale del Cairo, dove trova ad attenderlo uomini dell’Agenzia per la sicurezza nazionale, che lo trattengono per 24 ore senza che né la famiglia né i suoi legali riescano ad ottenere notizie su chi lo avesse preso in custodia e dove fosse trattenuto. La sentenza di oggi – che prolunga di altri 45 giorni la detenzione cautelare in attesa del processo vero e proprio – conferma che i giudici per l’antiterrorismo ritengono valida l’accusa di “incitamento all’insurrezione” e “propaganda antigovernativa tramite i social netowrk”, accuse che nell’udienza di ieri, gli avvocati e lo stesso Zaki hanno respinto. I suoi avvocati hanno anche ribadito la denuncia di torture e minacce che lo studente avrebbe subito durante l’interrogatorio, nel corso del quale gli fu domandato di spiegare la natura del suo attivismo presso l’Egyptian initiative for personal rights (Eipr) per i diritti di genere e della comunita’ Lgbt.

Proprio l’arresto, a metà novembre, di tre tre dirigenti dell’Eipr – il direttore Gasser Abdel Razek, il direttore amministrativo Mohamed Basheer e il responsabile Giustizia e criminalita’, Karim Ennarah – per reati collegati al terrorismo aveva fatto temere che il quadro giudiziario per Zakipotesse complicarsi. La detenzione per i tre attivisti però è stata breve: giovedì il tribunale per l’antiterrorismo disponeva la loro scarcerazione e questo ha generato forti speranze per un epilogo analogo anche per Zaki. Sebbene il rinnovo del carcere preventivo sia stato comunicato quest’oggi, ieri nel corso dell’udienza – che ha visto alla sbarra con Zaki quasi 700 detenuti per reati vari – il giudice ha confermato il congelamento dei conti correnti bancari per i tre dirigenti dell’Eipr. Inoltre l’avvocata di Zaki, Huda Nasrallah, ha interpretato come “un segnale negativo” il fatto che il giudice abbia aperto alla possibilità di far recapitare in cella i libri universitari dello studente.

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