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Mes, l’Udc si smarca. Binetti: “Sì a risorse e riforme”

paola binetti
La senatrice: "L'Udc, smarcandosi per la prima volta con estrema nettezza dai colleghi di coalizione e di gruppo, ribadisce il Sì alle risorse e un Sì altrettanto convinto alle riforme"
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ROMA – “A destra le tensioni non sono inferiori” rispetto a quelle nell’area di maggioranza “e il Mes è il nodo di scambio più significativo, con Lega e FI agli antipodi nella sua acquisizione, ma unite nel non voler condividere con nessuno la sua gestione, neppure come argine alla corruzione, alla dispersione delle risorse e al cattivo impiego delle stesse. Mentre l’Udc, smarcandosi per la prima volta con estrema nettezza dai colleghi di coalizione e di gruppo, ribadisce il Si’ alle risorse e un Si’ altrettanto convinto alle riforme.” Cosi’ la senatrice Udc Paola Binetti.

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Binetti spiega che “era del tutto prevedibile che dietro il dibattito Mes si e Mes no nell’ambito della maggioranza il vero problema fosse un altro. Chi gestirà e come si gestiranno i fondi in arrivo con il Recovery Fund? Con quali ruoli specifici per la cabina di regia, soprattutto nella distinzione tra ministri, big-manager coordinatori, esperti e soprattutto enti locali, imprenditori, professionisti, ecc. Le inevitabili conflittualita’ tra i diversi interlocutori dipenderanno da quali saranno gli obiettivi dominanti raccolti nel Recovery Plan, al di la’ delle genericita’ delle affermazioni che martellano i cittadini nella molteplicita’ delle conferenze stampa. In chiave di progettazione ognuno tende a far presente il proprio obiettivo, spesso in attesa di soluzione da anni, nella speranza di risolvere i problemi concreti con cui deve confrontarsi girono per giorno”. La senatrice cita a tal proposito “l’ennesimo disastro idro-geologico legato alle piogge torrenziali di ieri e allo smottamento dei terreni, con il disastro visibilmente mostrato in Tv. Ma sono almeno 10-15 anni che davanti agli abituali disastri invernali vengono fatte denunce, invocate soluzioni strutturali e investite risorse: di finanziaria in finanziaria. Oppure nel campo del Digitale: il digital devide del nostro Paese e’ tanto noto quanto reiterato nelle denunce, per cui anche per lui esistono stanziamenti significativi negli anni appena trascorsi. Basta pensare alla modernizzazione della PA o alla cartella sanitaria elettronica. Agli stanziamenti programmati non ha mai fatto seguito un miglioramento tangibile. Lo stesso e’ accaduto con le cosiddette energie rinnovabili; il paese e’ ancora molto indietro nella capacita’ autonoma di produrre energie rinnovabili e l’ottica green sembra piu’ una ipotesi accademica che una fattualita’ concreto. Lo stesso vale per le politiche di parita’: la discriminazione femminile si sposta d livello, ma permane e si accentua quanto piu’ ci si avvicina al famoso tetto di cristallo. Il femminile appare piu’ come una quota da tutelare che un diritto da esigere. Eppure sono i quattro poli del Recovery Plan: Ambiente, energie, digitale e pari opportunita’, ma lo sono senza progetti concreti e senza un serio esame delle ragioni per cui l’impegno si questi fronti e’ fallito finora, pur essendo problemi del tutto noti.” Per Binetti “se le coordinate essenziali del recovery Plan sono stranote, molto meno chiaro appare il piano strategico per risolverle, mentre sovrabbondano le suggestioni relative alle leve di comando. Come se in realtà l’unica cosa che contasse e’ sapere chi gestirà fondi e progetti e tutto il resto verrà a cascata. Ancora una volta la logica spartitoria dei posti di comando anticipa i bisogni reali dei cittadini; e il cosa fare si dà per scontato, senza sapere, né potere, risolvere effettivamente i nodi cruciali del come affrontare i problemi denunciati. Si discute nella maggioranza, anche per cercare di andare oltre l’asse Pd-M5S e ricordare che esiste Leu che reclama la patrimoniale, di antica memoria a sinistra, e IV che con Matteo Renzi pretende di presidiare il potere politico-economico”.

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