Giovanna Ferrara, la violinista che fa cantare le donne di Brancaccio a Palermo

Ferrara ha ricevuto a Roma il premio 'Donne che ce l'hanno fatta' agli Stati Generali delle Donne
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ROMA – Palermo, quartiere Brancaccio. Rosalba, Rosaria, Giovanna, Antonella, Elisa, Francesca, Patrizia, Cinzia, Laura, Marika e suor Giacinta si ritrovano ogni lunedì nella chiesa di San Gaetano, la parrocchia che fu di don Pino Puglisi, per le prove di canto. Passa a prenderle in macchina a casa Giovanna, maestra e direttrice della corale Theotokos, con cui da dieci anni prova a dare loro “una motivazione positiva” grazie alla sua passione per “la musica unita all’impegno sociale”. Quando parla delle sue coriste Giovanna Pia Ferrara, 30 anni, brillante violinista e direttrice di coro palermitana e giovane mamma, trattiene a stento le lacrime.

“Da anni suono dandomi da fare sia nel sociale che per lavoro e attraverso la mia associazione ‘Brancaccio e Musicacerco di trasmettere il dono della musica anche alle persone che non se lo possono permettere“, racconta alla Dire Giovanna, che tiene stretti violino e archetto dopo aver ricevuto a Roma il premio ‘Donne che ce l’hanno fatta‘ agli Stati Generali delle Donne.

“Tutto è nato dalla mia passione per il coro e il canto- dice- Fin da bambina ho frequentato il coro della cattedrale. Poi, una volta trasferita a Brancaccio, ho deciso di creare una corale nella parrocchia di San Gaetano. Cantiamo sia in chiesa che in altre manifestazioni culturali a Palermo”. È un coro un po’ speciale, Theotokos, perché “coinvolge le persone del quartiere, che spesso non si possono permettere lezioni di violino, di musica o di canto”. Si tratta per lo più di donne “che vivono situazioni difficili a livello lavorativo, economico o familiare”. E che hanno trovato nel canto “un momento di svago, al punto che se non possono venire ad una prova ci restano male. Alcune sono vedove- continua a raccontare Giovanna- altre hanno situazioni familiari drammatiche, sono molto sole e senza stimoli. Grazie al canto, si sentono valorizzate, la musica le trasporta e trascina in una dimensione sociale, perché poi si crea anche un rapporto di affetto. Prendono questo stimolo come una sorta di evasione dai loro problemi”.

Stimolo che si è tradotto, negli anni, in cambiamento. “All’inizio erano due o tre, erano molto chiuse, diffidavano anche del mio arrivo”. A poco a poco, “conoscendomi, hanno colto lo stimolo a migliorarsi, a non pensare ai loro problemi”. Il coro, infatti, non è solo studio “ma anche un momento per condividere le nostre vite, i problemi e le gioie”. Tra i cavalli di battaglia delle coriste di Brancaccio tanti pezzi di musica sacra, dal ‘Jesu Rex Admirabilis’ di Giovanni Pierluigi da Palestrina, al ‘Laudemus virginem’ dal Llibre Vermell de Montserrat’, all”Ave Donna Santissima’ del Laudario di Cortona. Attualmente allieva del primo violino del Teatro Massimo di Palermo, il maestro Silviu Dima, studiosa di musica classica, bizantina e araba, Giovanna è convinta che la musica sia “uno strumento da utilizzare per fare del bene, per creare una rete di pace. Io traggo insegnamento soprattutto dalle parole di padre Pino Puglisi: se ognuno di noi fa qualcosa allora si può fare tanto. Io voglio seguire le sue orme- confessa- impegnarmi nel sociale attraverso la musica, come strumento per portare la ricchezza che abbiamo: la gratuità, la disponibilità, la gentilezza”. Anche “dare un abbraccio o far ascoltare una ninna nanna a una mamma che aspetta un bambino, per me, è impegno sociale. Consolare una donna vittima di violenza facendole ascoltare un brano, per me, è impegno sociale. Far cantare insieme donne che non hanno uno stimolo, che non riescono ad arrivare a fine mese, organizzare una prova, un concerto. Per me questo è un impegno sociale fondamentale che tutti dovrebbero seguire”.

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