giovedì 11 Dicembre 2025

“C’è un tipo incappucciato, l’ho già visto altre”: così Marco Veronese ad un’amica prima di morire

Non era la prima volta che Nicastri andava sotto casa di Marco Veronese per 'tenere d'occhio' l'ex compagno della donna che frequentava. Tra i due c'era un contrasto sull'affidamento dei figli

ROMA – “C’è un tipo incappucciato, è uno che già l’anno scorso stava qua, devo capire cosa vuole fare. Mi ha già bucato le gomme l’altra volta, ma ora lo buco io, ho un coltello”: sono le parole contenute in un messaggio inviato da Marco Veronese ad un’amica poco prima di essere ucciso a Collegno in provincia di Torino, accoltellato a morte da Michele Nicastri, che era il nuovo compagno della sua ex compagna. Veronese è stato ucciso nella notte tra il 22 e il 23 ottobre in strada, poco distante da dove viveva con i genitori. Nicastri, fermato dai Carabinieri il 3 novembre, lo ha colpito a morte con più coltellate, circa una decina. Il movente del delitto sarebbe il contrasto tra l’ex compagna di Veronese, Valentina, e l’imprenditore sull’affidamento dei figli: l’uomo che è stato ucciso aveva espresso infatti la volontà di passare più tempo con i tre figli e la compagna non voleva. Secondo quanto raccontato agli inquirenti da Nicastri, lo stavano tenendo d’occhio (e lo stavano facendo pedinare da un investigatore privato ingaggiato dalla ex) per scoprire cose e metterlo in cattiva luce, dimostrando che non era un bravo padre. Nicastri ha detto che non intendeva ucciderlo, che non era andato lì con quella intenzione. Si trattava di un appostamento che poi è andato a finire male. Forse perchè Veronese aveva con sè un coltello e hanno litigato? Un testimone ha sentito delle grida e la frase: “Cosa fai bastardo“. Un’altra testimone ha detto agli inquirenti che “l’aggressore sembrava una macchina per uccidere, i suoi movimenti erano definiti e puliti”.

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L’ex compagna di Veronese non era a conoscenza del fatto che quella sera Nicastri fosse andato da Veronese. Non è indagata e si dice completamente estranea al delitto. Lo ha confermato anche Nicastri, dicendo: “Lei non sapeva che quella sera sarei andato sotto casa di Marco, sapeva che qualche volta andavo per cercare di scoprire qualcosa“.

È abbastanza particolare il modo in cui i Carabinieri sono riusciti a rintracciare l’omicida: prima hanno setacciato le telecamere di sicurezza e individuato un furgone bianco guidato da un uomo incappucciato. Ricostruendo il percorso del furgone, sono arrivati a una zona dove il mezzo è sparito. Evidentemente entrando in un garage, o un cortile. A quel punto, hanno analizzato i tabulati della zona per capire se ci fossero telefonate verso Veronese e i suoi familiari. E hanno scoperto un dato macroscopico: c’era un telefono da cui negli ultimi due anni erano partite 3.059 telefonate dirette al cellulare di Valentina, l’ex compagna di Veronese, negli ultimi due anni. Nicastri è accusato di omicidio volontario, con le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. Ieri c’è stata l’udienza di convalida: Nicastri si è detto dispiaciuto per l’accaduto. Anche il suo avvocato ha sostenuto la tesi della lite finita in tragedia, negando che l’uomo intendesse ucciderlo.

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