ROMA – Nel 2024 i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera hanno raggiunto livelli record, secondo dati della World Meteorogical Organization, l’organismo Onu per il clima. Gli impegni climatici per tenere il riscaldamento globale sotto il grado e mezzo si stanno dunque traducendo in azioni concrete, o prevale l’alleanza tra Stati – a partire dagli Stati Uniti – per difendere i combustibili fossili? E’ questa la domanda che emerge da analisti, organizzazioni e società civile in vista dell’avvio della Cop30, La 30ª Conferenza delle Parti sul clima, che si terrà dal 10 al 21 novembre a Belém, in Brasile. L’avvio informale è stato però ieri: la località brasiliana nel cuore della Foresta amazzonica ieri e oggi accoglie i Capi di Stato e di Governo e ministri per un vertice preparatorio che dia una spinta politica al negoziato. Per l’Italia, presente il ministro degli Esteri Tajani. Nel corso di un evento alla Camera dal titolo ‘L’Italia alla prova della cop30’, organizzato dal think tank per il clima Ecco, per fare il punto sulle sfide per l’Italia, il ministro per l’Ambiente e la sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha assicurato che l’Italia “è in prima linea per il pianeta”. “A Belém- ha aggiunto- invieremo un segnale forte sugli investimenti per l’adattamento e la mitigazione, mettendo al centro le azioni per passare dalla fase di pianificazione a quella di attuazione degli interventi”.
A 25 ANNI DALL’OBIETTIVO “EMISSIONI ZERO” FISSATO PER IL 2050
Questa trentesima Cop30 segna tre anniversari importanti: vent’anni dal protocollo di Kyoto, dieci dall’Accordo di Parigi e 25 dall’obiettivo “emissioni zero” fissato per il 2050. Da un lato, alcuni successi sono stati raggiunti. Lo evidenzia l’ex ministro dell’Ambiente e attuale vicepresidente della Camera Sergio Costa: “Se nel 2015 le proiezioni – elaborate a partire dai dati sulle emissioni di Co2 – indicavano un aumento di 4°C entro la fine secolo, oggi sono scese a 2,6°C. Certo, non è ancora abbastanza perché l’obiettivo fissato è scendere sotto i 2 gradi e poi attestarci a 1 grado e mezzo, ma è un risultato importante”. Ancora Costa evidenzia che l’Italia nel 2022 ha stanziato il Fondo Clima per un totale di 2 miliardi di euro a e 100 milioni al Fondo per le Perdite e i danni. Tuttavia, “solo un terzo di tutte le risorse citate sono state effettivamente stanziate”. Infatti “l’Italia resta uno dei pochissimi paesi che ancora non ha confermato e adempiuto a quei fondi” e questo mina la fiducia nella cooperazione multilaterale e ritarda l’azione per il clima e, alla fine, indebolisce la credibilità del nostro Paese a livello internazionale“.
I DISASTRI CLIMATICI IN SEI ANNI HANNO TRIPLICATO LA FAME ACUTA
La crisi climatica ha impatti diversi sui Paesi e sugli ambiti, come stanno avvertendo in questi giorni gli esperti. Ad esempio Cesvi cita l’Indice globale della fame 2025, secondo cui i disastri climatici in sei anni hanno triplicato la fame acuta. Si tratta di novantasei milioni registrate nel 2024, a causa di inondazioni e siccità, che hanno colpito 18 Paesi, tra cui soprattutto quelli di Corno d’Africa e Pakistan. In quest’ultimo Stato, 4 bambini sotto i 5 anni su dieci è malnutrito. Ancora nel 2024 i disastri naturali sono stati 393, con 167 milioni di persone colpite e 240 miliardi di dollari di perdite economiche. Amnesty International ricorda invece il nesso tra disastri climatici e diritti, esortando gli stati a proteggere i propri attivisti e i leader ambientali, troppo spesso bersaglio di campagne diffamatorie, minacce e persino uccisioni. Quindi è stato ricordato il parere consultivo espresso a luglio scorso dalla Corte internazionale di giustizia, che sancisce l’obbligo per gli stati ad assumersi le proprie responsabilità rispetto al clima che cambia. La premessa: il completo godimento dei diritti umani non può essere assicurato senza proteggere il sistema climatico e altre parti dell’ambiente.







