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A Roma in mostra gli sguardi della generazione post-muro di Berlino

Domani a goethe institute inaugurazione esposizione-reportage
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ROMA – “Di recente sono stato a Berlino e ho visto una mostra sull’89. Mi ha fatto molto effetto, perché mentre i tedeschi e gli europei nell’89 guardavano con ottimismo al futuro in Jugoslavia si viveva il clima cupo che precedeva la guerra”. Nikola Sandic ha 26 anni e fa parte della comunità serba di Trieste. Il suo sguardo ai giorni della caduta del Muro, il 9 novembre di 30 anni fa, conferma che gli eventi che hanno portato all’Europa unita di oggi sono stati tante cose diverse: primo capitolo di una storia di libertà ma anche rottura di un ordine internazionale che aveva congelato tensioni e conflitti poi esplosi in modo drammatico. Ricostruire fatti a cui non si è assistito implica uno sforzo di empatia e immaginazione.

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Questo hanno chiesto il giornalista Matteo Tacconi e il fotoreporter Ignacio Cocca a 20 ragazzi nati dopo il 1989 che vivono in quattro città. Città tutte, a loro modo, di frontiera: Berlino, Dresda, Trieste e Bari. Le loro testimonianze animano quattro reportage, che da domani si potranno leggere e vedere grazie a una mostra organizzata a Roma dal Goethe Institute. Ciascuno dei ragazzi protagonisti ha scelto un luogo della sua città, un punto di osservazione particolare del passato e del presente dell’Europa e del suo cambiamento dopo l’unificazione della Germania perché, ha spiegato Matthias Buchholz, nato nel 1994 a Bonn, l’ex capitale della Germania ovest, “tutto ciò che è storia può essere qualcosa di vivo”. 

“La storia – ha aggiunto il ragazzo – non è mai troppo lontana”. Il dialogo tra ieri e oggi fa da filo conduttore alle parole dei giovani, chiamati a esprimersi sul Muro ma anche e soprattutto sull’Europa di oggi. Prendete Anne-Kathrin Hartmann, truccatrice teatrale di Dresda di 23 anni. “Non vedo grandi fossati tra Oriente e Occidente del Paese” ha detto ai reporter. “Percepisco di più le spaccature all’interno di singole realtà, per esempio tra quartieri ricchi e poveri di una città”. C’è poi chi, come Agata Otranto, studentessa di 19 anni di Bari, ha parlato di progressi importanti ma anche di rischi nuovi: “Oggi vediamo che i valori per cui l’Europa è nata del Dopoguerra sono disattesi da qualcuno. Dobbiamo essere vigili”.

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