VIDEO | Caporalato, costretti a lavorare 12 ore al giorno senza sosta, otto fermi nell’agrigentino

L'organizzazione criminale faceva giungere i lavoratori dell'est con visto turistico, per poi sfruttarli con una paga di pochi euro all'ora
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PALERMO – Otto fermi sono stati eseguiti nella notte dai carabinieri del Comando provinciale di Agrigento e del Nucleo ispettorato del lavoro.

I provvedimenti sono stati emessi dalla Procura agrigentina nei confronti dei componenti di una organizzazione criminale che faceva giungere in provincia lavoratori dell’est con visto turistico, per poi sfruttarli nelle campagne con una paga di pochi euro all’ora.

L’indagine, denominata ‘Ponos’, ha preso il via a maggio scorso ed è stata svolta mediante intercettazioni, pedinamenti e telecamere nascoste.

L’organizzazione scoperta aveva, secondo gli inquirenti, una “solida struttura verticistica“, che vedeva come “capi promotori e organizzatori” due donne di origine slovacca, madre e figlia. Tra i fermati, accusati di essere complici, anche due romeni e quattro italiani.

Tutto cominciava con l’ingresso dei lavoratori, nella maggior parte dei casi ucraini e moldavi, all’interno delle frontiere europee. Le due donne e gli altri componenti della banda facevano ottenere ai futuri braccianti dei visti turistici approfittando della libera circolazione prevista dal Trattato di Schengen: in questo modo venivano aggirati i limiti del decreto flussi, organizzando il viaggio verso l’Italia attraverso autobus vecchi ed angusti.

Una volta arrivati nell’agrigentino, i circa cento braccianti ucraini hanno dovuto pagare un affitto da 100 euro a posto letto al mese presso diverse abitazioni messe a disposizione dall’organizzazione.

I carabinieri hanno inoltre accertato che ogni lavoratore aveva un ‘costo’ di circa 42 euro al giorno, ma riceveva una paga corrispondente a meno di 3 euro all’ora, molto al di sotto del limite minimo retributivo previsto dal contratto provinciale del lavoro.

Lavoravano fra le 10 e le 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, festivi compresi, “costantemente intimoriti e controllati – spiegano i carabinieri – dai caporali”. I carabinieri hanno filmato come le vittime venissero stipate, anche in quaranta, all’interno di furgoni adibiti al trasporto, per poi essere costrette a lavorare sia sotto il caldo torrido che con la pioggia battente.

Il giro d’affari, in termini di guadagno dell’organizzazione e di risparmi illecitamente ottenuti dai committenti in virtù dei mancati versamenti previdenziali e altri oneri, è stato stimato in circa un milione di euro a stagione. Tutti gli indagati dovranno ora rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla illecita intermediazione ed allo sfruttamento del lavoro, oltre che di violazione delle disposizioni contro l’immigrazione clandestina.

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