ROMA – Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, si è raccontata al podcast Tintoria condotto da Daniele Tinti e Stefano Rapone tra attualità, riflessioni, aneddoti anche divertenti e la scoperta discreta di essere una delle personalità più influenti del nostro tempo. Albanese, prima donna nella storia a ricoprire questo ruolo nelle Nazioni Unite, ha parlato a lungo di quello che sta succedendo in Palestina soffermandosi sul termine genocidio ed entrando nel merito della narrazione attuale a cui stiamo assistendo nel nostro paese.
“Ho un grandissimo rispetto della senatrice Segre, però in un paese come l’Italia non possiamo continuare a dire che quello che sta accadendo a Gaza non è genocidio perché la senatrice Segre dice che non è un genocidio- afferma Albanese- Quello che costituisce un genocidio non è determinato dall’esperienza personale di uno o dalle emozioni e dei sentimenti personali. Trovo indegno che in questo paese si continui a dire questa cosa e lo dico con profondo rispetto nei confronti della senatrice Segre e di tutti gli altri sopravvissuti all’Olocausto e agli altri genocidi”.
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La relatrice ha allargato anche la lente del suo discorso parlando di colonialismo in senso generale rifacendosi anche ai film western di successo. “Io ho imparato a riconoscere il genocidio dei nativi americani attraverso i film di John Wayne. La mia generazione guardava film western a più non posso e se ci pensate quella è la storia di un genocidio. I nativi erano rappresentati come brutti, cattivi e selvaggi e noi giocavamo pure con i soldatini che li rappresentavano: i militari americani tutti buoni e gli indiani tutti con quella faccia torva”.
Albanese ha spiegato in cosa consistono le sanzioni che le sono state date dagli Stati Uniti e le difficoltà che queste le creano nella vita quotidiana: ostacoli dal punto di vista professionale, nessuna possibilità di avere un conto corrente e una palese violazione dei diritti. La relatrice speciale ha posto infine l’accento sull’importanza delle manifestazioni di questi giorni: “Manifestate soprattutto per i palestinesi, affinché vedano che non stanno morendo invano, che non stanno morendo perché di loro non ce ne frega niente. Facciamo parte di un sistema che ha deciso che le loro vite sono sacrificabili. Come ha detto qualcuno stiamo assistendo a un genocidio internazionale – e questo lo stabiliranno i giudici – ma nel frattempo è fondamentale che noi usiamo tutto il nostro potere e tutta la nostra indignazione per cambiare le cose. Non ritorniamo a sederci sui nostri divani facendo finta di niente, non facciamo fermare quest’onda perché questo sarà il primo genocidio che riusciamo a fermare tutti insieme. Fatelo perché i palestinesi sappiano che non stanno morendo da soli e disumanizzati da tutte e tutti noi”.
Tintoria è co-prodotto da The Comedy Club e distribuito su Youtube, sull’app OnePodcast e su tutte le principali piattaforme di streaming audio (Spotify, Apple Podcast, Amazon Music, Google Podcast).




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