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Bassetti: “In Italia non escludo il ritorno della malaria a causa del cambiamento climatico”

Nell'intervista alla Dire l'infettivologo Matteo Bassetti parla anche di batteri antibioticoresistenti, Covid e influenza

Pubblicato:07-10-2023 16:23
Ultimo aggiornamento:07-10-2023 16:23
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ROMA – “Il clima ha inciso pesantemente su alcune infezioni che evidentemente erano di altri Paesi. Noi in Italia abbiamo avuto, e lo stiamo vedendo oggi nel Lodigiano e anche qui nel Lazio, un’epidemia di Dengue autoctona che non avevamo mai visto nel passato; così come la West Nile, che tradizionalmente è più un’infezione da Paesi a climi diversi, ormai è stabilmente un’infezione nel nostro Paese. Non escluderei che nel futuro possa tornare la malaria. Quindi dobbiamo fare attenzione, perché clima vuol dire che alcuni vettori che vivono in altri Paesi vivono bene anche nel nostro”. Così il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, interpellato dalla Dire in merito a come il cambiamento climatico può incidere sulle infezioni virali, a margine del XLIV Congresso SIFO, che si chiude domani a Roma.

“Per quel che riguarda il discorso del raffreddore, del Covid o dell’influenza – ha proseguito Bassetti- abbiamo capito invece come ormai il clima non abbia una grande influenza su questo tipo di infezioni, salvo il fatto che l’influenza colpisce più tipicamente tre-quattro mesi all’anno, mentre il Covid dodici mesi l’anno”.

BASSETTI: INFEZIONI DA BATTERI RESISTENTI, 30-40MILA MORTI L’ANNO 

“Questi numeri secondo me sono fortemente riduttivi rispetto a quello che è il fenomeno, perché da una stima approssimativa credo che il numero dei morti in Italia sia almeno quattro o cinque volte superiore. C’è un rapporto della European Medicines Agency che parla di 11mila morti negli ospedali già prima del 2020, a cui dobbiamo sommare quelli che muoiono fuori dall’ospedale. Penso allora che siamo intorno ai 30-40mila morti all’anno in Italia per infezioni da batteri resistenti. Se poi le contassimo come abbiamo fatto per il Covid, cioè con quelle persone che muoiono con una positività colturale di qualunque distretto, probabilmente arriveremmo a 100mila morti”, spiega Bassetti interpellato dalla Dire sulle infezioni resistenti al trattamento antibiotico che, secondo il nuovo rapporto OCSE, provocherebbero 6.500 morti all’anno solo nel nostro Paese. Il tema è stato al centro di un workshop nell’ambito del XLIV Congresso SIFO, che si chiude domani a Roma.


“Il fenomeno, quindi, è spaventoso e non è più possibile dirimere ad affrontarlo in maniera netta- ha proseguito Bassetti- noi in Italia abbiamo il Piano nazionale per la lotta alla resistenza antimicrobica, che ormai è lì da molti anni, il ministro Schillaci ha messo svariati milioni di euro su questo punto, ma io credo che si debba fare ancora di più, soprattutto nella comunicazione del problema alle persone, che non hanno percepito il problema e credono che se non prendono un antibiotico non posso prendersi un germe resistente. Ma non è così: si può prendere un germe resistente anche senza mai aver preso un antibiotico, perché gli antibiotici sono quelli che si usano in veterinaria, in agricoltura, o che magari usa il tuo vicino di casa che poi fa la pipì e quindi, in qualche modo, quei batteri resistenti finiscono in mare e magari ritornano a noi da qualche altra parte”. Secondo Bassetti, dunque, è necessario fare “veramente un cambio culturale e arrivare direttamente alle persone, magari parlarne nelle scuole, nell’ambito dell’educazione sanitaria, e parlarne in generale di più ai cittadini, perché trovo che il problema sia considerato dalle persone come un qualcosa che non li riguardi. I batteri resistenti, invece, sono presenti dappertutto: sia all’interno dell’ospedale sia fuori dall’ospedale”, ha concluso. 

BASSETTI: COVID ORMAI PROBLEMA BANALE, INFLUENZA QUEST’ANNO IN ANTICIPO

Questa estate abbiamo avuto tantissimi casi, però oggi il Covid è un problema banale rispetto a dove eravamo nel 2020 e nel 2021″, spiega l’infettivologo. Interpellato poi su che stagione influenzale ci attenderà e sull’opportunità o meno di vaccinarsi, Bassetti ha così risposto: “Ci attendiamo una stagione influenzale che partirà molto precocemente, un po’ come è successo lo scorso anno– ha detto- abbiamo già avuto i primi casi ed è molto probabile che tra novembre e dicembre avremo molti italiani a letto con l’influenza. Consiglio vivamente alle persone di vaccinarsi per l’influenza, fondamentalmente le stesse a cui consiglio di vaccinarsi per il Covid, cioè over 70 e persone con fragilità, oltre ovviamente agli operatori sanitari e alle donne in gravidanza. Loro farebbero bene a vaccinarsi con il richiamo annuale che, da quest’anno anche per il Covid, è un po’ come per l’influenza, cioè lo basiamo su quello che sta circolando, quindi con il nuovo vaccino orientato verso XBB.1.5.”.

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