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Quici: “Cimo critica su alcuni punti del Pnrr, pochi fondi per la sanità”

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"Domani a Speranza chiederò una modifica del Titolo V della Costituzione"
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ROMA – “Al centro della mia relazione c’è innanzitutto il Pnrr, su cui noi siamo abbastanza critici per una serie di motivazioni. Innanzitutto vorrei sottolineare il fatto che sono appena 15 miliardi e 630 milioni, troppo pochi, destinati alle tecnologie, all’edilizia ma nel Piano di rilancio, ripresa e resilienza non si parla assolutamente di professionisti, e non parlando di professionisti chiaramente il tutto sarà vanificato”, Così alla Dire il presidente nazionale Cimo, Guido Quici, in occasione del 32° Congresso nazionale elettivo del sindacato che da 75 anni rappresenta i medici, i veterinari e gli odontoiatri, in servizio e in quiescenza, del Servizio sanitario nazionale.

Quici ha poi precisato che “è prevista, ad esempio, l’acquisizione di 3.133 alte tecnologie, quindi risonanze magnetiche, robot, Tac ed altro. Ma se non ci sono i professionisti che fanno funzionare queste apparecchiature, rischiamo di fare il solito ciclo: acquisto, installazione e magari anche inaugurazione e conferenza stampa, ma poi si chiude perché non ho i medici. Quindi, tutto deve procedere di pari passo”. Quici ha poi spiegato che “nel Pnrr si parla molto spesso di rilancio e di ripresa, ma quest’ultima dà per scontato che la struttura territoriale funzioni e non necessiti di una rivoluzione copernicana ma, semplicemente, di più fondi“.

Secondo Quici “questo non è assolutamente condivisibile, perché le Case della salute, gli ospedali di comunità hanno senso se sono ben finanziati, se hanno una mission ben definita. Ma se la costruzione di questi ospedali, di queste Case di comunità avviene perché l’assunzione del personale sarà garantita dal 2027 con la legge Finanziaria e il 50% di queste risorse serviranno ad attivare le Case della salute e gli ospedali di comunità, attraverso la deospedalizzazione, si crea un cortocircuito perché naturalmente noi dobbiamo fare meno ricoveri per risparmiare, per avere risorse e per costruire strutture che, a loro volta, dovranno garantire la riduzione dei ricoveri. A me sembra una cosa veramente assurda”.

Il presidente nazionale Cimo ha poi dichiarato che “questo è il motivo per cui noi abbiamo chiesto con decisione di aprire la questione medica, perché siamo medici e facciamo diagnosi e terapia. Ma dato che conosciamo molto bene le patologie del nostro Servizio sanitario nazionale, probabilmente abbiamo la capacità di dare un contributo oggettivo, anche asettico, su alcuni aspetti e non delegare ai soliti noti, che si chiudono nelle solite stanze e che parlano di medicina virtuale come di medicina reale”. “Questo- ha infine affermato- è il problema oggettivo su cui è nata la questione medica sostenuta dalla federazione, dalla Fnomceo. Vogliamo essere noi i protagonisti del cambiamento e del nostro futuro“, ha concluso Quici.

QUICI: “CIMO C’È E SARÀ SEMPRE AL FIANCO DEI MEDICI

“Cercheremo di spaziare a 360 gradi su tutto quello che sta succedendo nella sanità alla luce della pandemia da Covid-19. Affronteremo temi come il finanziamento e il Pnrr, e metteremo in campo alcune questioni come la rappresentanza e le modalità di trattativa che immaginiamo di fare. Daremo spazio anche al contratto di lavoro che scadrà il prossimo 31 dicembre e per cui l’Aran non ci ha ancora convocato”, ha proseguito Quici, parlado dei temi al centro del 32° Congresso nazionale elettivo Cimo.

L’evento, dal titolo ‘Cimo, un grande passato, un futuro da protagonisti’, è di scena da oggi fino al 9 ottobre a Roma. Quici ha poi aggiunto che “nel corso della tre giorni di lavoro daremo risalto alla questione più importante, la questione medica, quella relativa alla nostra professione che è stata ovviamente sotto stress per due anni in modo intenso, e oggi già si comincia a dimenticare quello che abbiamo fatto. Ecco, di conseguenza, un richiamo alle armi dei colleghi per dire loro innanzitutto che noi ci siamo e ci saremo sempre, però pretendiamo rispetto e dal rispetto poi nasceranno una serie di cose e di iniziative a favore dei cittadini e, soprattutto, a favore del nostro Paese”, ha concluso.

QUICI: “A SPERANZA CHIEDERÒ MODIFICA TITOLO V DELLA COSTITUZIONE

“Sono davvero onorato che domani venga il ministro Speranza, che è sempre molto vicino al nostro lavoro. È il ruolo del ministero ad essere un po’ critico, perché sono le Regioni che governano la sanità. Quindi, la prima cosa che dirò al ministro è quella di modificare il Titolo V della Costituzione e di riportare tutto sotto l’alveo del ministero della Salute“, ha dichiarato ancora il presidente Cimo.

Quici ha aggiunto che “al ministro cercherò di far capire che molte decisioni, probabilmente, dovrebbero passare almeno attraverso una preliminare consultazione con chi lavora sul campo, questo è fondamentale, anche perché non vorrei che tutte le strutture che lo contornano lo possano dirigere verso ambiti un po’ diversi”. Quici ha precisato di riferirsi “soprattutto alle Regioni. In questo momento Agenas sta parlando di dotazioni organiche e di fabbisogno di personale, non ha mai convocato i sindacati medici e alla fine ci troveremo con dotazioni organiche probabilmente del tutto non idonee”. Il presidente Cimo ha infine sottolineato che “il paradosso è che il ministero della Salute, che fa di tutto e di più per venire incontro alle nostre esigenze, poi non ha il potere decisionale perché magari le Regioni hanno preso il sopravvento su alcuni provvedimenti. Quindi, è fondamentale il ruolo di cerniera e questo ruolo potremmo farlo e garantirlo noi”.

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