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Il tanzaniano Abdulrazak Gurnah vince il Premio Nobel per la Letteratura

Abdulrazak Gurnah
Il romanziere tanzaniano vive nel Regno Unito e scrive in inglese. Nei suoi lavori mette in luce il colonialismo
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ROMA – Lo scrittore Abdulrazak Gurnah ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura 2021. Lo ha annunciato l’Accademia Reale Svedese spiegando che il riconoscimento va per il suo lavoro che mette in luce il colonialismo. Gurnah è un romanziere tanzaniano che scrive in inglese e vive nel Regno Unito. I più famosi dei suoi romanzi sono ‘Paradise’ (1994), che è stato selezionato sia per il Booker che per il Whitbread Prize, ‘Desertion’ (2005) e ‘By the Sea’ (2001), che è stato selezionato per il Booker e finalista per il Los Angeles Times Premio Libro.

IL PROFESSORE TANZANIANO: “GURNAH, GENIO E MIGRANTE”

di Brando Ricci

“Abdulrazak Gurnah è un autore universale; il suo Nobel è una grande occasione per far conoscere la narrativa tanzaniana in lingua inglese”. A parlare con l’agenzia Dire è Eliah Sibonike Mwaifuge, professore a capo del dipartimento di Lettere dell’Università di Dar es Salaam, ex capitale della Tanzania nonché citta più popolosa del Paese. È di oggi l’annuncio del Nobel per la letteratura a Gurnah, scrittore tanzaniano nato a Zanzibar nel 1948. L’isola a largo delle coste del Paese africano che gli ha dato i natali, pietra angolare del commercio nell’Oceano Indiano caratterizzata da influssi africani, arabi e indiani, ha lasciato una traccia nella vita e nell’opera dell’autore: tanzaniano, ma ancora di più cittadino del mondo.

Fuggito a 16 anni dalla sua terra a causa dalle persecuzioni della popolazione araba che hanno segnato la rivoluzione che si verificò sull’isola nel 1964, Gurnah giunge a 20 anni in Gran Bretagna come studente. Oggi vive nell’East Sussex, nel sud dell’Inghilterra, dopo una carriera accademica che lo ha visto per decenni professore all’Università del Kent. Lo scrittore adesso è in pensione dopo aver vissuto esperienze anche nel nord della Nigeria, nello Stato di Kano. A 73 anni, l’Accademia di Svezia lo ha premiato con il Nobel per la sua “immersione compassionevole e senza compromessi” negli “effetti del colonialismo e nel destino del rifugiato in viaggio tra culture e continenti”.

“I suoi romanzi più noti non sono neanche una decina, non tutti conosciuti in Tanzania”, dice Mwaifuge, specializzato in letteratura africana e poesia. “I temi trattati sono però tantissimi, dalle questioni politiche a quelle culturali, fino alla dimensione più personale”. Il piano privilegiato per veicolare i tanti aspetti della vita umana è quello del simbolico, secondo il docente: “Fa un grande uso di allegorie, metafore, immaginari iconici”.

La sottigliezza del simbolo quindi anche per calarsi nella complessità della storia politica di Zanzibar. “Nella sua opera ‘Admiring silence’, pubblicata nel 1996, va a fondo nel dilemma politico che ha lungamente afflitto l’isola” ricorda Mwaifuge. Zanzibar è stata prima sultanato, poi teatro di una rivolta tre elite arabe e popolazioni di origine africana, infine regione autonoma della Tanzania guidata dal governo “rivoluzionario” semi-autonomo.

Adesso la terra natale di Gurnah vive un processo di riconciliazione, dopo che i principali partiti dell’isola, il Chama Cha Mapinduzi (Ccm) al governo anche sulla terraferma. e il Civic United Front (Cuf), hanno acconsentito a un accordo di condivisone del potere nel 2009. Il tema è meno discusso ora di quanto non fosse fino a qualche anno fa, osserva Mwaifuge, ma è stato “una questione centrale per il nostro Paese” che lo scrittore ha contribuito a raccontare. Per farlo Gurnah ha scelto la lingua swahili e non l’inglese, una scelta intelligente, secondo il professore dell’Università di Dar es Salaam. “E’ stata una maniera per far arrivare il suo messaggio oltre i confini nazionali, per farsi capire ovunque e per portare la sua realtà a tutti”, dice il professore, convinto che questo Nobel “è più che meritato, perché questo autore ha le caratteristiche del genio”.


Un genio che neanche la politica avrebbe potuto fermare, secondo Mwaifuge. Alla domanda se lo scrittore avrebbe vinto il Nobel anche se al governo in Tanzania ci fosse stato ancora l’ex presidente Johm Magufuli, contestato per le sue violazioni dei diritti umani e la gestione della pandemia di Covid-19, deceduto a marzo, il docente risponde positivamente: “E’ una questione di bravura e di arte, non di contingenze”.

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