BOLOGNA – Fare un “salto” da una politica concentrata sulla risoluzione delle diverse problematiche a una che si concentra sulle prospettive di sviluppo del settore. “Salpano” il 25 settembre da Goro nel ferrarese per “attraccare” il 27 novembre a Rimini, dopo la tappa del 9 ottobre a Cesenatico, in provincia di Forlì-Cesena, gli “Stati generali della pesca e dell’acquacoltura” dell’Emilia-Romagna. Un momento collettivo di confronto e partecipazione tra tutti i soggetti della filiera, amministrazioni ed esperti da tradurre poi in “azioni concrete”, spiega questa mattina alla stampa, nel Palazzo della Regione, il presidente Michele de Pascale. Inizia dunque per il comparto, precisa, “una fase diversa”, rispetto alla “pluralità di azioni messe in campo in questi anni, molte delle quali per far fronte alle varie problematiche”. Per puntare su “una nuova strategia complessiva di sviluppo”, che dia “rango e struttura diversi”, senza trascurare la tutela ambientale.
Facendo di pesca e acquacoltura “un pilastro fondamentale della blue economy” dato che l’Emilia-Romagna, pur non avendo l’headquarters sul mare, è “una regione costiera”. È un settore “imprescindibile”, gli fa eco l’assessore competente Alessio Mammi, che conta circa 4.500 addetti e 2.600 imprese per una produzione che vale 71,2 milioni di euro, con 33,7 di valore aggiunto. Dunque “un grande patrimonio, ma attaccato da molte emergenze” dal granchio blu al cambiamento climatico, dall’aumento del prezzo del carburante alla redditività, dalla concorrenza con Paesi a standard qualitativi più bassi a scelte politiche non lungimiranti. Come quella dell’Unione europea che nel prossimo bilancio pluriennale prevede un taglio delle risorse per il settore del 33%, quando già i quattro miliardi di euro precedenti sono “inadeguati”. Di questi in regione sono arrivati 40 milioni di euro: l’80% è stato già messo a disposizione e circa 13 milioni sono già stati attivati. Oltre due sono andati per i mercati ittici di Cesenatico, Rimini e Goro. La Regione ha poi messo sul piatto cinque milioni per le emergenze, tra granchio blu e altre calamità come mucillagine e moria di mitili.
Gli Stati generali, conclude, tracceranno un’analisi della situazione, evidenziando le varie problematiche e prevedendo le opportunità di sviluppo: a Goro con l’incontro dedicato a “L’acquacoltura tra cambiamento climatico e specie invasive. Alla ricerca di un nuovo modello”; a Cesenatico per affrontare “Strategie e opportunità per il futuro della pesca in Emilia-Romagna”; infine a Rimini con un confronto sul “Ruolo dei contributi comunitari. Dal Feampa alla nuova programmazione 2028-2034, novità e prospettive”. Come sottolinea il direttore di Art-Er, Roberto Righetti, servono “dati certi per decidere” e occorre “coinvolgere i territori” così da “testimoniare il valore di chi lavora nel settore”. I temi strategici, prosegue, sono il coinvolgimento della ricerca e l’attenzione ai settori sentinella oltre all’inserimento di pesca e acquacoltura nella blue economy dato che il mare “è un elemento determinante dello sviluppo”.
Gli Stati generali, conferma il dirigente di Viale Aldo Moro Elio Vittorio Manduca, puntano a rendere “più competitivo e sostenibile il settore” attraverso “strategie comuni per lo sviluppo e per il contrasto delle criticità”, a partire dal granchio blu. Una “sfida continua” per la molluschicoltura in Emilia-Romagna, che è stata la prima regione a tutelare gli allevamenti di vongole con le “gabbie”. E ora dal mondo della ricerca e dell’Università si attendono “ulteriori soluzioni e azioni di rilancio”, anche per ridurre le importazioni dall’estero, ora all’80%. Il valore della produzione in 10 anni, dal 2015, è calato del 45% e nel 2025 si attesta a 71,2 milioni di euro, fornisce i dati il professore dell’Alma Mater Giulio Malorgio. Con quasi 15.000 tonnellate di catture che collocano la regione al terzo posto in Italia. Il numero delle imprese, circa 2.600, delle imbarcazioni e delle catture, di cui è aumentato il valore con la crescita dei prezzi, sono calati negli anni. Insomma è “una situazione molto fragile”.
In particolare per i molluschi alle prese con il granchio blu e l’innalzamento delle temperature marine ma anche con le importazioni dall’estero. Così dal 2020 al 2025 si è passati da 15.000 tonnellate di vongole a 4.000 e da 22.000 tonnellate di cozze a 12.000. Mentre la raccolta di granchio blu è salita da 800 a 1.500 tonnellate. Occorre, osserva il docente, “ragionare su cosa farci” perché se riduce la produzione può avere delle potenzialità economiche, in particolare per la cosmesi. Sono comunque, prosegue, “in buona salute” i mercati ittici regionali, con quasi 26 milioni di euro di valore degli scambi, anche se non tutti: tra 2022 e 2025 Rimini cresce del 17%, Cesenatico del 33% e Porto Garibaldi del 10%, mentre Goro cala del 23% e Cattolica del 26%.




Aggiungi Dire.it alle tue fonti preferite su Google

