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Uno spray nasale contro il Covid? Risultati incoraggianti da una sperimentazione

spray
Un gruppo di ricercatori sta sperimentando un farmaco anti-tenia i cui risultati preclinici sembrano incoraggianti per bloccare i danni polmonari causati dal coronavirus
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ROMA – Non solo vaccini e farmaci monoclonali. La strada per la lotta al Sars-CoV-2 passa anche per gli spray nasali. Un gruppo di ricercatori guidato da Mauro Giacca, docente di Scienze cardiovascolari al King’s College di Londra, sta infatti sperimentando un farmaco anti-tenia in formato spray nasale che potrebbe rivelarsi utile per bloccare i danni polmonari provocati dal coronavirus.

Al momento la sperimentazione è in corso in cinque centri in India e i risultati preclinici sembrano essere incoraggianti. Ma al di là del Covid quella degli spray potrebbe essere la strada giusta da percorrere per curare gran parte delle malattie respiratorie, soprattutto quando si parla di bambini. “È una modalità non dolorosa, facile da somministrare e certamente meno invasiva e fastidiosa rispetto, per esempio, a un’iniezione”, spiega alla Dire Fabio Midulla, responsabile del pronto soccorso pediatrico del policlinico Umberto I di Roma e presidente della Società italiana per le malattie respiratorie infantili (Simri).


“Sono favorevolissimo alle sperimentazioni – sottolinea lo pneumologo pediatrico – e sono d’accordo che le malattie respiratorie andrebbero curate con gli spray, ossia con dei farmaci che vengono somministrati localmente, tanto è vero che questa è la modalità usata per l’asma”. Ma c’è un problema. “Se quella degli spray è una tecnologia molto avanzata e teoricamente sarebbe il modo migliore di somministrare le medicine per le vie respiratorie, il problema è che bisogna far sì che una grossa quantità di farmaco arrivi effettivamente a livello delle vie aeree. Se si prendono in considerazione i farmaci per l’asma, per esempio, si sa che solo il 10-11% della medicina viene assorbita a livello delle mucose respiratorie”, spiega Midulla.

In sostanza “gli spray o gli aerosol nebulizzano delle particelle, che si chiamano particelle di flug, che possono essere di dimensioni diverse: se sono troppo grandi non arrivano nel polmone, se sono troppo piccole vanno troppo in profondità e inoltre non riescono a contenere al loro interno il farmaco”. Dunque, “poter utilizzare un farmaco che agisce direttamente nelle vie respiratorie è sicuramente un dato importante, però bisogna capire quanto farmaco viene trasportato e se questi farmaci possono rimanere nelle goccioline che vengono iniettate con lo spray“. Al momento per quanto riguarda i bambini “si stanno sperimentando degli antivirali da somministrare con gli spray, si tratta però di studi di cui ancora non sono noti i risultati”, conclude Midulla.

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