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Bonetti: “La violenza domestica assistita dai minori è stata un tabù per troppo tempo”

ministra elena bonetti
Secondo la ministra alle Pari Opportunità e alla Famiglia "un bambino o bambina che assiste alla violenza esercitata nei confronti della madre viene violentato nella sua dignità di persona"
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Di Laura Monti

ROMA – “Per troppo tempo la violenza subita dai minori in ambito domestico è stato un tabù sociale che non abbiamo avuto il coraggio di affrontare”. La ministra alle Pari Opportunità e alla Famiglia, Elena Bonetti, ha risposto così all’Agenzia Dire sul dramma della violenza domestica assistita dai minori, a margine della conferenza stampa di questa mattina per la presentazione del progetto europeo Reflex- la Community di welfare aziendale.

“Quello che stiamo facendo e che abbiamo fatto, in particolare col Dipartimento delle Politiche per la Famiglia in collaborazione con il Telefono Azzurro- ha aggiunto- è stato attivare ulteriormente un canale di maggiore attenzione in coordinamento con tutti i soggetti che sono interessati a una risoluzione e penso al tema della Polizia di Stato, delle Forze dell’ordine, al tema sanitario, delle realtà sociali e delle istituzioni territoriali. Questo tema deve andare sempre di più all’attenzione nella sollecitazione di una risposta”.

ministra elena bonetti

Va definita come una violenza subita dal minore, in modo netto- ha detto ancora la ministra-. Perchè un bambino o bambina che assiste alla violenza esercitata nei confronti della madre è un minore che viene violentato nella sua dignità di persona, in una relazione che gli viene alterata, nell’infanzia che gli viene negata ed è invece un diritto che invece dovrebbe essere garantito”. Per questo, “è fondamentale consolidare le reti di prossimità comunitaria e territoriale, la scuola, i luoghi di educazione affinché sappiano intercettare e riportare al centro il diritto di questo bambino”.

Per quanto riguarda la violenza sulle donne, la ministra ha dichiarato: “Vanno favoriti percorsi di ricostruzione, di possibilità, di speranza di vita per la madre in una relazione positiva con il figlio. Questo- ha proseguito- noi l’abbiamo portato avanti sia da un punto di vista della comunicazione: va sempre più raccontato e fatto emergere come un’opportunità di salvezza, ma anche attraverso strumenti concreti. Per le donne vittime di violenza abbiamo messo in campo il reddito di libertà e il microcredito di libertà. Questi strumenti- ha concluso- riguardano non solo la donna in quanto donna, ma la possibilità per questa donna di ricostruire un percorso di vita per lei e per i propri figli”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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