Cinema, Guadagnino a Venezia 77 fa riscoprire il genio di Ferragamo

Regista presenta documentario 'Salvatore - shoemaker of dreams'
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(Foto Credits La Biennale di Venezia – Foto ASAC, ph Jacopo Salvi)

VENEZIA – Quando si proviene dal niente ci sono due possibilita’: lasciarsi affogare dall’inettitudine oppure ‘prendere a morsi’ la vita, fare le valigie con vestiti, sogni, passione e andare a prendere quello che si desidera, mettendo in conto successi e fallimenti. Ed e’ proprio quello che ha fatto Salvatore Ferragamo. Lo spirito, l’artigianalita’, la determinazione e i grandi valori del grande stilista sono racchiusi nei 120 minuti di ‘Salvatore – Shoemaker of Dreams’. Questo il titolo del documentario di Luca Guadagnino, che torna alla Mostra del Cinema di Venezia a due anni di distanza da ‘Suspiria’. Un ritorno atteso, quello del regista di ‘Chiamami col tuo nome’, con una pellicola ispirata dalla lettura della biografia di Ferragamo e da ‘Walking Stories’, una web serie in episodi della casa di moda fiorentina. “Ho incontrato la biografia ‘Shoemaker of dreams’ quando stavamo lavorando a ‘Walking Stories’ e in quel film interpretato da Kaya Scodelario c’e’ un momento in cui lei parla delle scarpe che indossa e dice ‘Salvatore, shoemaker of dreams’. Mi piace pensare che ci siano dei fili che uniscano i miei lavori”, ha raccontato Guadagnino alla Dire. “Questo non e’ neanche l’ultimo perche’ ci sono altri progetti in cantiere”, ha aggiunto Giovanna Gentile Ferragamo (figlia di Salvatore), che considera questo film “un desiderio che si realizza. Da tempo sentivamo l’esigenza di far conoscere questa storia non solo dal punto di vista del successo dell’azienda ma anche e soprattutto che dal niente mio padre e’ riuscito a raggiungere gli obiettivi che si era proposto. Quando abbiamo incontrato Luca e’ scoccata subito la scintilla”. Il regista di ‘A Bigger Splash’ regala al pubblico, ancora una volta, la sua poetica, intima ed esteticamente perfetta regia per raccontare l’appassionante storia umana, artistica e imprenditoriale di Salvatore Ferragamo: dall’infanzia a Bonito, dove ha realizzato le sue prime scarpe, al viaggio in America in cerca di fortuna, dalle esperienze a Hollywood al ritorno in Italia, dal rischio del fallimento alla rinascita nel suo laboratorio di Firenze fino alla definitiva consacrazione.

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“Di lui mi ha fin da subito interessato la capacita’ di rischio”, ha detto Guadagnino. “Ferragamo ha trionfato, fallito e poi ha trionfato di nuovo senza sentirsi mai vittima o vincitore. Inoltre- ha continuato il regista- mi ha colpito la sua modestia, la sua delicatezza e il suo spirito”.

Carattere, istinto, genio, curiosita’ e straordinaria intuizione: ‘Salvatore – Shoemaker of Dreams’ mostra il mistero e il fascino di una figura complessa, un’icona della moda italiana e mondiale che non ha mai perso di vista l’importanza dei legami famigliari.”Non ho mai pensato di fare un film di finzione su Ferragamo, perche’ la sua vita e la sua personalita’ sono cosi’ ampie, complesse e piene di cose che ridurla a una sorta di biografia sarebbe stato uno sforzo vano”, ha spiegato Guadagnino.
“Inoltre, la moda e’ quasi ‘infilmabile’ dal punto di vista della fiction perche’ – ha continuato- il cinema non ha le risorse immaginifiche per poter competere con l’immaginifico della moda e sono due linguaggi molto diversi”. Il docufilm, con la voce narrante di Michael Stuhlbarg, riavvolge il rullino dei ricordi di un grande artigiano avvalendosi di materiali d’archivio (esterni e interni alla famiglia Ferragamo), di immagini inedite, e di testimonianze che vedono protagonisti, accanto ai membri della famiglia Ferragamo, il regista Martin Scorsese, la costumista Deborah Nadoolman Landis, e numerosi studiosi, docenti, stilisti (tra questi, Christian Louboutin e Manolo Blahnik) giornalisti, critici di moda e cinematografici. Attraverso questi contributi, il regista e’ riuscito a ben delineare, e a regalare alcune curiosita’, sulla nascita del sistema cinema che e’ nato con il sistema moda e, in particolar modo, con l’avvento di Ferragamo. Lui, creando scarpe per le grandi star del cinema (del calibro di Greta Garbo, Lilian Gish, Audrey Hepburn, Anna Magnani, Sophia Loren e moltissime altre) ha contribuito a rendere ancora piu’ magico l’immaginario dell’industria cinematografica. Senza dimenticare che le attrici hollywoodiane lo veneravano non solo per le sue creazioni uniche (aveva una vera passione per i piedi, tanto da decidere di intraprendere gli studi di anatomia per creare una calzatura perfetta e, come e’ noto, ci e’ riuscito) ma anche per i suoi piatti di pasta e i suoi cocktail. Oltre alla scelta musicale azzeccata e al montaggio perfetto, nonostante la complessita’ della storia e all’enorme quantita’ di materiali da unire, Guadagnino conquista anche questa volta: come Ferragamo aveva a cuore l’etica e la qualita’ della creazione cosi’ anche il regista fa riscoprire (o scoprire) al pubblico il genio dello stilista portando sul grande schermo un ritratto che restituisce i valori di Ferragamo celebrandolo con una tale armonia, equilibrio, delicatezza e senso dell’estetica propria di pochi registi: tra questi c’e’ sicuramente Guadagnino.

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7 Settembre 2020
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