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Vega e il lancio dei 53, parte lo sharing spaziale

Ci sono volute poco più di due ore per inaugurare la strada nuova per il trasporto europeo dei satelliti nello Spazio. Protagonista il razzo Vega, nato a Colleferro in casa Avio. Dal 2012 rappresenta un’eccellenza del made in Italy e con il lancio dello scorso 3 settembre, partito dalla base europea di Kourou, in Guyana francese, ha stabilito un nuovo record. Vega, infatti, è decollato per lo Spazio con un carico da 53 satelliti, da distribuire su orbite diverse. Missione compiuta. È stato un passaggio importante, che ha dimostrato la possibilità per l’Europa di risparmiare sui voli grazie al ‘rideshare’: un solo lancio, più satelliti nello Spazio.

IL DISPENSER DEI SATELLITI

La tecnologia cui ci si è affidati per ottenere questo risultato è quella dello Small Spacecraft Mission Service (Servizio per il Lancio di Piccoli Satelliti). Si tratta di una “struttura modulare leggera in fibra di carbonio disegnata per trasportare carichi utili leggeri multipli nello Spazio, e può essere configurato molto a ridosso della data di lancio per portare una gamma di diverse quantità e misure di satelliti”, fanno sapere dall’Agenzia spaziale europea (Esa), che ha promosso questo tipo di lancio a partire dalla Ministeriale del 2016. Il dispenser di satelliti ne ha rilasciati alcuni a 515 chilometri di quota, altri 15 chilometri più su.

IL CARICO

A bordo di Vega hanno viaggiato sette micro e mini satelliti con un peso fino a 400 chili l’uno e 46 CubeSat. Saranno dedicati tutti all’osservazione della Terra, alle telecomunicazioni, ma anche a scienza,  tecnologia ed educazione.

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Nel carico, si contano anche alcuni payload italiani. DIDO3 – nato dalla collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e quella Israeliana ISA, in cooperazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e il Ministero della Scienza e della Tecnologia (MOST) di Israele, è un piccolo laboratorio di microgravità. A bordo di DIDO-3 quattro esperimenti congiunti italo-israeliani nei settori della ricerca biologica e farmacologica – controllati da terra attraverso un’applicazione mobile – che vedono, per la parte italiana, il coinvolgimento delle Università Federico II di Napoli, Roma Tre,  Tor Vergata e Bologna. C’è poi anche ION CubeSat Carrier (In Orbit NOW) – sviluppato dalla società D-Orbit , che ha la funzione di trasportatore di cubesats.

L’Esa ha invece contribuito a 4 payload: il satellite Esail e i CubeSat Simba, Picasso e FSSCat/ Φ-sat-1 (pronuncia FiSat-1). Quest’ultimo, in particolare, sperimenterà una tecnologia pionieristica che ha l’obiettivo di inviare a terra solo e soltanto i dati utilizzabili, con un notevole vantaggio per la rapidità nel loro utilizzo.

IL COMMENTO

“Il lancio del Vega rappresenta simbolicamente la ripartenza dell’Italia dello spazio dopo il lockdown dovuto alla pandemia di Covid-19, che ha rallentato la produzione ma non ha spento la creatività e la voglia di innovare di questo importante comparto dell’economia italiana” commenta il presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), Giorgio Saccoccia “Ora, l’Italia dello spazio ha ripreso a correre”.

IL FUTURO

Dopo 15 lanci di successo- si registra il solo fallimento di una missione nel 2019- Vega guarda al futuro con la versione Vega-C: più potente, porterà a bordo 700 kg extra di capacità e offrirà un volume più grande all’interno di una ogiva allargata, portando in orbita più satelliti a un costo inferiore.

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7 Settembre 2020
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