Vaccini, a Bologna i No vax preparano ‘ispezioni’ nelle Ausl

I genitori No vax dell'Emilia-Romagna, alle prese con le prenotazioni dei vaccini dopo il decreto Lorenzin, sono sul piede di guerra
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BOLOGNA – “Se lo Stato italiano ha intenzione di essere svizzero sulla documentazione per l’obbligo di vaccinazione, allora noi cittadini saremo svizzeri nel far applicare le leggi nelle Ausl. Faremo controlli a tappeto, segnalando e denunciando ogni volta che troveremo qualcosa che non è a norma di legge“. A parlare è Ana Diana Demian, presidente di Liberi dall’obbligo vaccinale (Lov), l’associazione che riunisce genitori contrari al decreto Lorenzin. A pochi giorni dalla scadenza del termine per presentare tutta la documentazioni, l’attivista denuncia e lamenta un vero e proprio caos burocratico: “I genitori devono farsi un ‘mazzo’ così per rispettare questa legge, per poi trovare dall’altra parte un muro di completa ignoranza”.

Ana Diana Demian

Il riferimento è alle difficoltà che alcune Ausl e alcuni istituti scolastici starebbero riscontrando nell’applicazione del provvedimento: dalla disomogeneità delle procedure attivate dalle scuole alle liste di attesa infinite per vaccinare i propri figli, che arriverebbero a fine 2018 (con il termine ultimo per mettersi in regola fissato a marzo dello stesso anno), fino al mancato rispetto delle norme sulla privacy dei dati sensibili dei propri figli.

“In un istituto del mio comprensorio hanno esposto un cartello all’entrata, in cui si invita i genitori a consegnare i documenti relativi ai vaccini direttamente alle maestre- segnala Alessandra Atti, referente dei ‘genitori del no’ per l’Emilia-Romagna– ma le regole sulla privacy impongono che i dati sensibili possano essere conosciuti da una persona sola. Ci chiedono di rispettare la legge, ma sono i primi a non farlo”.

Atti evidenzia poi anche un altro problema, legato indirettamente all’applicazione del testo sull’obbligo vaccinale: “Con il clima che si è creato, alcuni medici si rifiutano di firmare certificati di esenzione temporanea dal vaccino, anche se richiesto dall’ospedale, per paura di conseguenze sulla propria carriera”.

di Gabriele D’Angelo, giornalista

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