Ambiente, Cobat: “Friuli Venezia Giulia ok, problema è traffico illecito di rifiuti”/Vd

Regione è nella top 3 di quelle con meno infrazioni accertate
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TRIESTE – Un territorio virtuoso che si trova al centro di un crocevia di traffici illeciti che causano danni all’ambiente e al futuro del pianeta. Il Friuli Venezia Giulia è nella top 3 delle regioni italiane con meno infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti. Il punto della situazione è stato fatto durante il convegno ‘Economia circolare in Friuli Venezia Giulia: riciclo, legalità e best practice per lo sviluppo del territorio’, organizzato da Cobat (Consorzio nazionale raccolta e riciclo), nell’ambito della tappa triestina di ‘Panorama d’Italia’, il tour del settimanale ‘Panorama’ per raccontare le eccellenze imprenditoriali italiane.

A introdurre i lavori Giancarlo Morandi, presidente Cobat, che spiega che “l’inquinamento si accompagna spesso ad una distruzione delle risorse ed a un utilizzo non intelligente dei rifiuti. In questo senso l’economia circolare è fondamentale per ridare alla nostra società e all’economia quei materiali che possono essere usati più volte senza depauperare il Paese garantendo al contempo un futuro ai nostri nipoti”.


Sara Vito: “Amministrazioni al lavoro per un sistema più sostenibile”

Sara Vito, assessore regionale all’Ambiente, ricorda l’impegno dell’amministrazione e di tutto il territorio per accompagnare il Friuli Venezia Giulia “da un sistema lineare ad un sistema più sostenibile ed innovativo promosso anche dall’Unione europea come quello circolare. Non esistono solo le materie prime ed i rifiuti da smaltire- ricorda Vito- ma esistono anche materie prime secondarie che possono continuare a produrre valore diminuendo la necessità delle risorse naturali e contemporaneamente garantendo la tutela dell’ambiente”.


De Persio: “Nel 2016 raccolti in regione oltre 2 milioni di chili di rifiuti tecnologici”

Claudio De Persio, direttore operativo del consorzio sottolinea che nel 2016 Cobat in Friuli Venezia Giulia ha raccolto oltre 2 milioni di chili di rifiuti tecnologici, praticamente 70 container a pieno carico. “Un risultato decisamente positivo- evidenzia De Persio- raggiunto con la collaborazione di tutti, cittadini, imprese e istituzioni. Si tratta di pile, batterie, pc, smartphone, tablet, televisori ed elettrodomestici. Tutti prodotti che, grazie al riciclo, hanno generato materie prime (piombo, vetro, plastica, alluminio, rame e molto altro) da immettere nuovamente nel ciclo produttivo, con un beneficio concreto per l’economia del territorio. Una vera e propria miniera nascosta”.

Il problema maggiore del Friuli Venezia Giulia, secondo lo studio e la ricerca presentata dal direttore operativo, è legata ai traffici illeciti come raccontano le cronache locali con i sequestri operati dalle forze dell’ordine che fermano camion pieni di elettrodomestici rotti o batterie esauste diretti a est. Senza le autorizzazioni di legge e fatti passare come prodotti funzionanti, questi rifiuti verranno gestiti all’estero per risparmiare sui costi di trattamento.

“Oltre alle pesanti sanzioni– ricorda De Persio- le imprese che si affidano a soggetti non autorizzati per smaltire i rifiuti rischiano di creare danni ben più pesanti per la collettività. Sottrarre un rifiuto a una corretta gestione significa rinunciare al valore derivante dalle materie prime che verranno ricavate da quel prodotto”.

Il Capitano, comandante regionale del Noe (Nucleo operativo ecologico) dei Carabinieri,  Fabio Di Rezze rimarca che la situazione sta comunque migliorando grazie anche agli accordi con i territorio confinanti come Slovenia e Austria.

Nel video Fabio Di Rezze


Infine Roberto Gasparetto, direttore di AcegasApsAmga rivendica poi l’impegno del gruppo Hera, di cui fa parte l’azienda, nel creare il progetto di economia circolare non solo in Friuli Venezia Giulia, “siamo partiti in maniera molto convinta e già ora abbiamo raggiunto gli obiettivi stabiliti dall’Unione europea con scadenza al 2030“.

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