Vaccini, Zaia: “Nessuna marcia indietro, aspettiamo il Consiglio di Stato”. Pronto il quesito

"La nostra interpretazione della legge è diversa da quella del ministero, serve un terzo parere"
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di Fabrizio Tommasini, giornalista

VENEZIA – Marcia indietro? No, solo un temporaneo stand by in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sulle tempistiche relative all’obbligo di vaccinazione per iscriversi a scuola previsto dal decreto Lorenzin. Il Veneto non ha deciso di annullare o revocare la moratoria che aveva previsto, ma solo di sospenderla. Il direttore dell’Area sanità della Regione Veneto, Domenico Mantoan (firmatario della mortaoria), oggi ha scritto al governatore Luca Zaia per confermare la sua tesi (e cioè il fatto che lo stesso decreto Lorenzin, erroneamente, preveda esplicitamente che l’obbligo effettivo scatterebbe solo nel 2019), ma spiega di aver deciso di sospendere la moratoria alla luce della diversa interpretazione ministeriale. Lo stesso Zaia, poi, su Facebook, ha chiarito che ora, per dirimere la questione, è necessario interpellare il Consiglio di Stato. E il quesito da sottoporre ai giudici amministrativi è già pronto.

ZAIA: NO REVOCA, VENETO ATTENDE INTERPRETAZIONE CONSIGLIO DI STATO

La sospensione della moratoria di due anni del decadimento dell’iscrizione scolastica per i bambini veneti non vaccinati è stata decisa autonomamente dal direttore dell’Area sanità della Regione Veneto, Domenico Mantoan, come peraltro la formulazione del decreto che istituiva la moratoria stessa. Lo precisa il governatore del Veneto Luca Zaia sulla sua pagina Facebook, senza con questo voler scaricare Mantoan. Anzi. “Risultano imbarazzanti le polemiche alle quali abbiamo assistito, il Veneto ha sempre confermato la sua posizione a favore dei vaccini e a difesa del suo modello, unico in Italia, che si basa sulla non obbligatorietà e il dialogo con le famiglie”, scrive Zaia spiegando che Mantoan gli ha inviato una lettera in cui “conferma la sua posizione”, ma annuncia comunque la sospensione della moratoria perché l’interpretazione della legge Lorenzin da lui formulata è diversa da quella fornita dal ministero con una missiva inviata alla Regione in seguito al decreto che ha prorogato la scadenza. Serve quindi una terza interpretazione che faccia chiarezza, sostiene il governatore. Per questo “chiediamo che venga inoltrato il quesito direttamente al Consiglio di Stato, istituzione deputata a dare una interpretazione autentica per Regione e ministero del testo di legge”.

Tra l’altro, moratoria o meno, i bambini da zero a sei anni già iscritti e privi di vaccini potranno comunque essere ammessi ad asili nido e scuole d’infanzia tramite autocertificazione, aggiunge Zaia. E ciò “è la dimostrazione che tutte le dichiarazioni fatte da molte persone erano prive di una conoscenza delle norme”. Infine, va detto che “i ragazzi dai sei ai 16 anni interessati dalla scuola dell’obbligo, in base a questa legge devono frequentare anche se privi di vaccinazione perché a loro è garantito l’obbligo scolastico”, conclude il governatore, sottolineando così le contraddizioni di un provvedimento che, a suo dire, merita di essere analizzato più approfonditamente perché lascerebbe lo spazio per la moratoria sotto accusa.

VENETO CONTRO GOVERNO, ECCO QUESITO PER CONSIGLIO STATO

È un vero e proprio appello al Consiglio di Stato, quello fatto dal governatore Zaia in merito all’interpretazione della legge Lorenzin, che istituisce l’obbligo vaccinale. Nella lettera inviata oggi ai ministri della Sanità e dell’Istruzione, Beatrice Lorenzin e Valeria Fedeli, Zaia precisa infatti che il direttore dell’Area sanità regionale, Domenico Mantoan, ha “temporaneamente sospeso e non revocato” il decreto che determina la moratoria di due anni per la decadenza dell’iscrizione scolastica dei bambini non vaccinati. Pertanto, “onde evitare dispendiosi e defatiganti contenziosi in sede giudiziaria, si ritiene che la questione possa essere definita mediante la formulazione al Consiglio di Stato di un quesito”.

L’interpretazione del Consiglio di Stato, insomma, permetterà di risolvere la questione senza che il Governo sia costretto a impugnare il decreto regionale al Tar, procedimento che si aggiungerebbe all’impugnativa fatta dalla Regione nei confronti della legge Lorenzin. Nello schema di quesito inviato al Consiglio di Stato, ed in copia anche a Lorenzin e Fedeli, Zaia ripercorre la vicenda presentando sia l’interpretazione del Governo che quella della Regione, e chiede di fare definitivamente chiarezza.

Secondo l’interpretazione dei ministri, scrive il governatore, i bambini i cui genitori non abbiano presentato entro l’11 settembre la documentazione richiesta, ovvero l’autocertificazione relativa alle vaccinazioni eseguite, “non potranno avere accesso ai servizi educativi per l’infanzia né alle scuole dell’infanzia, ma rimarranno comunque iscritti, salvo poter essere nuovamente ammessi ai servizi successivamente alla presentazione della stessa documentazione”.

Secondo la Regione, invece, la legge Lorenzin prevede la possibilità che per i bambini già iscritti si ricorra ad un regime transitorio “fino al 2019-2020, anno che prevede la decadenza dell’iscrizione, in quanto stando al comma 3 la presentazione della documentazione richiesta costituisce requisito di accesso ai servizi educativi per l’infanzia e le scuole d’infanzia”. Se così non fosse “si avrebbe la paradossale situazione di impedire la frequenza dei bambini già iscritti e che conserveranno l’iscrizione fino all’anno scolastico 2019/2020 e che, per converso, ai fini dell’erogazione del servizi e della programmazione scolastica risulteranno iscritti a tutti gli effetti”.

Insomma, se i bambini non vaccinati non possono andare a scuola, è bene che ciò valga dal momento in cui la loro iscrizione decade, altrimenti questi rimangono iscritti sebbene non possano essere ammessi in classe, con il risultato che occupano posti che potrebbero essere occupati da bambini in regola. Ma la legge Lorenzin prevede la decadenza dell’iscrizione solo dal 2019-2020, quindi evidentemente fino ad allora ci sarà bisogno di un regime transitorio, che permetta ai bambini non vaccinati ma già iscritti di frequentare gli istituti.


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