ROMA – “Care amiche e cari amici di Spin Time, mi dispiace molto non poter essere con voi oggi. Mi ricordo con piacere la conferenza che quattro anni fa ho fatto per i ragazzi di Spin Time dove affrontavo un tema difficile, come fare ordine nel disordine, e sono stato colpito dalla loro vivacità intellettuale e dalla profondità delle risposte. Vi mando molto volentieri un pensiero di vicinanza e di solidarietà. Nella mia vita di scienziato ho studiato sistemi complessi, fenomeni in cui dal disordine possono emergere nuove forme di organizzazione. Ho imparato che un sistema non vive soltanto grazie alle sue regole, ma soprattutto grazie alle relazioni tra le sue parti: sono le connessioni, le interazioni e la capacità di collaborare che permettono a una comunità di attraversare le crisi”.
Questo l’inizio della lettera aperta inviata oggi allo Spin Time dal premio Nobel, Giorgio Parisi. “In questi giorni Spin Time ci mostra proprio questo- aggiunge Parisi- davanti a una situazione difficile, centinaia di persone non sono semplicemente un insieme di individui, ma una comunità che si prende cura di sé. Donne, bambini, bambine, adolescenti, anziani, lavoratori e lavoratrici stanno affrontando un momento molto duro, e quello che emerge è una straordinaria capacità di solidarietà, organizzazione e vicinanza reciproca. E la storia ci insegna che molti cambiamenti importanti sono nati quando persone diverse hanno trovato il modo di unirsi per affrontare un problema comune. Anche le lotte dei lavoratori dell’edilizia e per il diritto alla casa raccontano questo: la dignità non è mai stata un regalo, ma il risultato dell’impegno collettivo. E in fisica sappiamo che anche nei momenti di instabilità può nascere un nuovo equilibrio. Ma questo richiede tempo, attenzione e cura. Le comunità, come i sistemi complessi, hanno bisogno di essere sostenute, ascoltate e accompagnate. L’esperienza di Spin Time è preziosa, iniziative come queste sono fondamentali per ridurre le disuguaglianze della società, eliminare l’emarginazione, costruire una solidarietà costruttiva. Le diseguaglianze, l’emarginazione sono i tarli che minano la nostra democrazia e dovrebbe essere tutti dalla parte di chi le combatte concretamente, non solo a parole”.




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