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‘Peter Pan è diventato un uomo’, il nuovo manoscritto di Mirko Spelta

Mirko Spelta-min
L'autore, diventato famoso con 'Scusa se ti chiamo stronzo', che ha suscitato clamore, risate ironiche e più di qualche critica, ne ha parlato con l'agenzia Dire
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Foto Andrea Russo

ROMA – ‘Peter Pan è diventato un uomo’ è il nuovo libro di Mirko Spelta, scrittore e autore della trasmissione ‘La nuda verità’ su Radio Millennium in onda il venerdì alle 18.25.
Spelta è diventato famoso con ‘Scusa se ti chiamo stronzo‘, che ha suscitato clamore, risate ironiche e più di qualche critica su sentimenti, relazioni, mondo maschile e femminile a confronto, tra abitudini, riti sociali e luoghi comuni da sfatare.

Dopo il successo di ‘Scusa se ti chiamo stronzo’ lei ha pronto questo nuovo lavoro. Ci può dire per sommi capi di cosa tratta e quale legame c’è tra i due libri? Una continuità?

“Il senso profondo di questo nuovo lavoro, così come è stato per ‘Scusa se ti chiamo stronzo’ del resto, è consentire al mondo femminile (principalmente ma non solo), di comprendere meglio come sono fatti davvero gli uomini in àmbito sentimentale, di conoscere meglio il loro modo di pensare, i loro desideri, e il percorso interiore attraverso il quale crescono e maturano sentimentalmente. Questo perché sono convinto che conoscersi meglio, capire profondamente il partner sia la vera chiave o almeno una delle chiavi fondamentali per vivere felici e a lungo in coppia; da un uomo comprendo solo superficialmente il mondo femminile, ma capisco piuttosto bene i meccanismi psicologici e i pensieri maschili (che peraltro sono molto più semplici di quelli femminili in linea generale), e quindi cerco di rendere intellegibile almeno uno dei due mondi all’altro. Questo è il filo conduttore e il percorso di continuità tra i due libri. Tuttavia in questo manoscritto racconto la figura maschile in modo nuovo e diverso rispetto a ‘Scusa se ti chiamo stronzo’, in cui analizzavo in generale e per sommi capi ma prendevo anche parecchio in giro gli stereotipi e i comportamenti più comuni spesso attraverso volute esasperazioni che ne ridicolizzavano un po’ le caratteristiche tipiche, ma solo per suggerire il senso sottostante in modo divertente, ironico e con un sorriso. In questo caso il viaggio nella mente maschile è un po’ più intimo, ed è il viaggio interiore raccontato e vissuto in prima persona, si potrebbe dire ‘in pov’ (point of view ndr), di un singolo uomo immaginario, un quarantenne non vero, ma molto verosimile come molti che popolano le grandi città metropolitane, che pur avendo avuto diverse storie sentimentali più o meno lunghe, ha sempre avuto paura di sostenere una relazione adulta, matura, di sposarsi e di fare famiglia con tutto ciò che questo comporta; insomma di prendersi le cosiddette responsabilità. Un uomo sentimentalmente immaturo, che ha sempre visto nella convivenza, nel matrimonio e ancor di più nella famiglia soltanto un insieme di doveri che l’avrebbero costretto ad una tremenda e insostenibile routine, una eterna gabbia senza sbarre fatta solo di bollette da pagare, di obblighi da adempiere, di necessità da soddisfare e da cui sarebbe stato impossibile uscire; una condanna all’ergastolo ad una vita senza soddisfazioni; un po’ come il personaggio interpretato da Nicholas Cage nel famoso film ‘The family man”.
Continua lo scrittore: ‘Naturalmente, pensando alla famiglia solo in quest’ottica, davanti alla prospettiva di farne una propria, di sposarsi, di mettere al mondo dei figli, ha sempre trovato il modo di autosabotare la relazione con qualsiasi donna che iniziasse anche solo a prospettare un futuro del genere. È il tipico uomo che guarda gli amici sposati, e pensa: ‘poverini, guardali lì, ci sono cascati; ma io non mi farò incastrare mai. Insomma un autentico eterno Peter Pan. Tutto ciò fino al momento in cui, seduto ad un tavolo di un ristorante di fronte a quella che avrebbe dovuto essere l’ennesima conquista veloce o al massimo l’ennesima ‘eterna fidanzata’, le sente dire ‘sai, ho una meravigliosa bambina di sei anni’. E per la prima volta, con incredibile stupore, non avverte la voglia irrefrenabile di alzarsi, pagare il conto e scappare. Ed è l’inizio di un percorso evolutivo interiore, o potremmo dire di una vera e propria rivoluzione sentimentale che cresce ed esplode dentro quando, poco dopo, si trova faccia a faccia con questa nanerottola di poco più di un metro di altezza, con gli occhi enormi, innocenti, indifesi, le orecchie a sventola e il sorriso ‘sdentato’ di chi sta cambiando dentatura, che immediatamente lo adora senza riserve come solo i bambini sanno fare, lui che di figli e di marmocchi non aveva mai nemmeno voluto sentir parlare. Ma l’amore delle due donne è talmente puro, talmente totale, quegli occhi che lo guardano e lo accettano e lo amano penetrano talmente tanto nel profondo che, come la goccia d’acqua delicata che nel tempo buca anche la roccia più dura, Peter Pan inizia a capire, ad apprezzare e alla fine a non poter più fare a meno di quegli stessi gesti, apparentemente banali e tipici ‘da famiglia’, che gli avrebbero ghiacciato il sudore sulla schiena fino al giorno prima. Inizia a provare e a vivere la gioia autentica, intima, profonda fino a un punto che mai avrebbe potuto nemmeno pensare di raggiungere, del prendersi cura di entrambe. E mentre diventa, ogni giorno di più, un punto di riferimento per le due donne, sente nel profondo farsi largo l’importanza della parola ‘famiglia’, ed è una parola che non suscita più né paura né voglia di scappare ma al contrario, con sua grande sorpresa, suscita orgoglio, e un bisogno sempre più impellente di farne parte. Il libro è il racconto, passo dopo passo e attraverso esperienze anche ridicole ed esilaranti (come il primo giorno in cui la madre lascia soli Peter Pan e la figlia per un’intera giornata e ne combinano di tutti i colori), di questa evoluzione sentimentale e della presa di consapevolezza di questo cambiamento appunto, da eterno Peter Pan a uomo fatto e finito”.

Quanto di autobiografico c’è nei suoi due lavori?

“Come in tutte le storie, si parte sempre da un fondo di realtà, sia essa vissuta personalmente oppure semplicemente osservata intorno a noi, per poi elaborarla attraverso l’immaginazione e la narrazione, che si fondono alla fine agli elementi di realtà”.

Delinea un profilo tipico di uomo e ne fa un commento di rilievo sociologico o cosa altro?

“L’uomo ‘Peter Pan’, quello che anche a una certa età ha paura di assumersi quelle che comunemente le donne chiamano ‘le proprie responsabilità’ (termine che condivido fino ad un certo punto perché oltre ad essere delle responsabilità sono – almeno quando le cose funzionano – un piacere), in effetti è un profilo piuttosto comune, soprattutto in una società in cui sempre più ‘fourties are the new twenties‘, in cui insomma tutto sembra ricordarci che dobbiamo essere giovani, allegri spensierati e vincenti per forza per tutta la vita. In realtà, andando un po’ più in profondità, si scopre che da un qualche parte, nell’anima o nel DNA degli uomini, dorme la capacità di amare ad una profondità della quale gli uomini stessi non sono nemmeno coscienti, ma c’è, e giace in fondo al cuore fino a quando, al momento giusto, non viene svegliata. In fondo è il ciclo naturale della vita. Ma credo che ricordare al mondo femminile che ‘c’è speranza’, e che prima o poi ‘quello giusto’ arriva, sia un messaggio rassicurante e positivo. Ed è reale“.

L’uomo delineato in ‘Scusa se ti chiamo stronzo’ ha sollevato più di una polemica, ‘accusato’ di ricalcare stereotipi e a tratti di non prendere le dovute distanze da un certo maschilismo di antica memoria. Peter Pan che uomo è?

“Grazie innanzitutto per avermi dato la possibilità di fare chiarezza, anche se in cuor mio non ho mai creduto ve ne fosse davvero bisogno. ‘Scusa se ti chiamo stronzo’ descrive gli uomini sicuramente anche citando più di uno stereotipo, ed anzi non solo li cita ma ne enfatizza appositamente la loro esistenza attraverso una cifra ironica, sarcastica e a volte ridicola; questo per renderne chiaro anche ad un pubblico di lettori non abituali il concetto che sta alla base ma che, palesemente, viene ridicolizzato proprio per relativizzarne il contenuto. Mi spiego meglio; quando dico, parafrasando, che gli uomini ‘non se lo sanno tenere nei pantaloni’, è evidente che la cosa non vada presa alla lettera, diversamente avremmo migliaia di arresti al giorno per atti contrari alla pubblica decenza; intendo dire, ovviamente, che c’è una certa innata propensione ancestrale degli uomini a cambiare partner; tutto qui. Allo stesso modo, quando dico che gli uomini hanno degli istinti sessuali, cosa peraltro banale e scontata, ciò non vuol dire che gli uomini siano letteralmente schiavi dei loro istinti riproduttivi; gli uomini sono soggetti complessi fatti di istinti, ma anche di sentimenti. Ancora, quando dico (altra cosa che ha causato più di un mal di pancia) che un uomo è più attratto da una donna curata e truccata che rispetto ad una che non lo è, altra affermazione di una banalità evidente, da questo non discende affatto che ‘si debba essere obbligate’ a tenersi sempre e comunque o a fare qualunque altra cosa; semplicemente, ad azione corrisponde reazione, ed è meglio sapere che non sapere. Poi ognuno è ovviamente libero di fare come vuole. Del resto pare che anche l’uomo in monopattino con lo zainetto e le scarpe da tennis non sia il massimo della sensualità, ma non ho notizia di sollevazioni popolari nate da queste affermazioni. Insomma, la cifra dell’ironia e dell’autoironia, della relativizzazione e del sorriso sono indispensabili non solo per leggere correttamente quello che scrivo ma, mi sia consentito, anche per vedere con un occhio sano ed equilibrato la vita, in generale. È per questo motivo che davvero non ho mai ritenuto necessario dover chiarire il senso di affermazioni che, se lette con obiettività, onestà intellettuale e un pizzico di sana ironia, non possono dare seriamente origine a misunderstanding e interpretazioni sibilline; a meno che, ovviamente, non si abbia volutamente intenzione di farlo. Ma in tal caso c’è poco da fare; fortunatamente le quasi diecimila donne che hanno letto ‘Scusa se ti chiamo stronzo’ hanno compreso perfettamente e anzi, mi permetta di dirlo, hanno adorato il taglio ironico, e questa è la più grande ricompensa per un autore. Tutto il resto ha più a che vedere con una certa necessità di fare numeri e click e, personalmente, lascia il tempo che trova’.

Cosa di questo manoscritto le piace di più rispetto all’altro?

“Una cosa effettivamente c’è. Pur essendo sempre, almeno nelle intenzioni, un libro divertente e spero a tratti un pochino commovente, è un viaggio molto intimo e davvero personale nei sentimenti di un uomo, e gli uomini spesso fanno decisamente fatica a mettersi a nudo fino a questo punto. Forse è questo il profilo che ho preferito di ‘Peter Pan è diventato un uomo’; mi piacerebbe che le case editrici a cui il manoscritto è ad oggi in lettura condividessero questo aspetto, per dare modo alle lettrici e ai lettori di vedere gli uomini da un altro punto di vista’.

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