Libano, Al-Halabi (attivista): “Governo va processato per crimini contro l’umanità”

"Il vero responsabile della catastrofe del 4 agosto a Beirut è questo sistema politico che da anni mette i propri interessi personali davanti a tutto"
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ROMA – “L’attuale governo e l’elite politica libanese devono essere processate dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanita’: e’ inutile che il premier Diab fa mettere ai domiciliari i funzionari del porto.  Loro sono perseguibili per incuria e negligenza, certo, ma il vero responsabile della catastrofe del 4 agosto e’ questo sistema politico che da anni mette i propri interessi personali davanti a tutto. Le vittime dell’esplosione a Beirut sono colpa loro”. Bachar Al-Halabi e’ un analista politico libanese. Gia’ docente all’American University di Beirut, oggi fornisce consulenza per vari istituti di ricerca e da ottobre 2017 ha fondato insieme ad altri attivisti il movimento Minteshreen. All’agenzia Dire riferisce che, all’indomani dell’esplosione di 2.700 tonnellate di nitrato d’ammonio stipate in un magazzino incustodito al porto, che ha causato oltre cento morti, 5.000 feriti e 300.000 sfollati, la rabbia tra la gente ha raggiungo l’apice: “Vari cittadini e avvocati- informa l’esperto- sono gia’ al alvoro a un dossier per denunciare le istituzioni alla Corte dell’Aja”, segno che la gente “e’ esasperata”, cionondimeno “l’attivismo dal basso e’ forte e presente”. Secondo l’attivista “le proteste hanno ripreso vigore tre anni fa e da allora varie realta’ hanno visto la luce per ottenere la fine all’attuale sistema politico, fondato sull’equilibrio confessionale. Le marce dell’ottobre scorso- continua l’esperto – sono una prosecuzione di quel movimento per la democrazia e la giustizia sociale”.

I manifestanti puntano il dito contro la distribuzione degli incarichi istituzionali in base ai principali gruppi religiosi: ai cristiani maroniti spetta la presidenza della repubblica, la carica di primo ministro al leader dei musulmani sunniti, la presidenza del parlamento invece ai musulmani sciiti e cosi’ via. Un meccanismo che risale all’indipendenza del 1943 e che negli anni, accusa Al-Halabi, “ha alimentato solo corruzione, nepotismo e lo scempio delle risorse del Paese a scapito della popolazione”. La soluzione per lo studioso passa per l’estromissione dei partiti storici – che ricalcano questa suddivisione religiosa – e per la riforma della legge elettorale: “I vecchi partiti non devono mai piu’ accedere alla politica. Ci battiamo per uno stato laico, secolare, fondato sulla meritocrazia e il pluralismo: le persone devono accedere a certi incarichi perche’ hanno le competenze necessarie per farlo, non perche’ sono affiliate a un certo partito o hanno un certo cognome”. In questo quadro, secondo Al-Halabi e’ positivo che la sentenza del Tribunale speciale per il Libano, istituito dalle Nazioni Unite per individuare i colpevoli dell’attentato del 2005 all’ex primo ministro Rafiq Hariri, attesa per oggi, sia stata rinviata: “Ora la priorita’ e’ dare sollievo ai libanesi, che devono seppellire i propri morti, curare i feriti e cercare di sopravvivere”, dice l’analista, ricordando la crisi economico-finanziaria che negli ultimi mesi ha spinto oltre la meta’ della popolazione sotto la soglia di poverta’.

RINVIATA AL 18 AGOSTO LA SENTENZA DEL PROCESSO HARIRI

Il Tribunale speciale per il Libano, istituito sotto l’egida delle Nazioni Unite e con sede a Den Haag (L’Aja, in olandese) ha rinviato al 18 agosto la sentenza del processo sull’attentato all’ex premier Rafiq Hariri, avvenuto a Beirut il 14 febbraio del 2005.
I giudici avrebbero dovuto comunicare oggi le conclusioni del processo, attese da tempo per individuare i mandanti e gli esecutori di quell’attentato, in cui restarono uccise anche altre 22 persone tra cui gli uomini della scorta del premier e l’ex ministro dell’Economia, Bassel Fleihan. Alla sbarra, quattro esponenti del gruppo Hezbollah libanese: Salim Jamil Ayyash, Hassan Habib Merhi, Hussein Hassan Oneissi e Assad Hassan Sabra.
Il rinvio e’ stato motivato con la volonta’ di “rispettare le innumerevoli vittime della devastante esplosione” che si e’ verificata a Beirut il 4 agosto scorso. “Esprimiamo profondo rammarico per questa tragedia” si legge nella nota diffusa ieri, in cui e’ stata espressa anche “solidarieta’ col popolo libanese”.
Subito dopo l’esplosione di martedi’ scorso nella capitale, data la prossimita’ della casa del figlio di Rafic Hariri, Sa’ad Hariri, vari media hanno ipotizzato che l’incidente fosse da ricollegarsi all’attesa sentenza, che ha un certo peso politico.
L’uccisione dell’ex premier e leader del partito Al-Mustaqbal (“Il movimento per il Futuro”) determino’ una crisi politica interna e la definitiva uscita delle forze militari siriane dal Paese.

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7 Agosto 2020
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