Sud Sudan, dopo 5 anni di guerra civile arriva l’accordo di pace

E' stato infine siglato l'accordo di pace tra le fazioni in guerra civile in Sud Sudan
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ROMA – E’ stato infine siglato l’accordo di pace tra le fazioni in guerra civile in Sud Sudan, ieri nella capitale sudanese di Karthoum. L’intesa, su cui le diplomazie regionali lavorano dalla primavera scorsa, e’ il frutto dei negoziati tra il presidente Salva Kiir, e il leader della ribellione Riek Machar.

Quest’ultimo ha acconsentito a riassumere la carica di vicepresidente del prossimo governo di Unita’ nazionale, mentre ai suoi alleati andranno nove ministeri su 35. Altri venti sono garantiti al partito del presidente Kiir. Gli altri sei saranno invece ripartiti tra i partiti di opposizione minori.

A questi ultimi andranno anche 90 dei 550 seggi disponibili in Parlamento, mentre 332 saranno distribuiti ai membri del partito del presidente, e 128 a quelli della fazione di Machar.
Ora i leader hanno tre mesi per formare il nuovo governo, che potra’ restare in carica per 36 mesi.

Secondo fonti di stampa internazionale, oggi a Juba i negozi sono rimasti chiusi mentre le strade si sono riempite di persone, per festeggiare l’accordo che pone fine a una guerra terribile: decine di migliaia di persone sono rimaste uccise nelle violenze, mentre secondo le Nazioni Unite circa due milioni e mezzo di persone sono rifugiate all’estero.

Il nodo della condivisione del potere politico e’ quello che ha impegnato maggiormente i due leader, i cui negoziati di pace sono stati mediati dai governi di Sudan, Etiopia e Uganda, su mandato dell’Igad, Organizzazione regionale per il commercio.

Una prima intesa era stata raggiunta a giugno, ma i sostenitori di Machar l’avevano respinta, contrariati dal fatto che il loro leader non potesse tornare ad assumere la carica di vice di Salva Kiir, ripristinando cosi’ la situazione precedente allo scoppio della ostilita’ nel 2013.
Un altro testo preliminare, che non conteneva particolari cambiamenti, e’ stato firmato poi il 25 luglio.

Raggiunta quasi subito invece l’intesa congiunta sul cessate-il-fuoco e sulla riorganizzazione dell’esercito nazionale.

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