Minori non accompagnati, “Il Sud non ce la fa più ad accogliere”

L'inchiesta di Ofcs Report registra il grido d'allarme degli amministratori del Meridione: "La redistribuzione al nord va accelerata"
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migranti

ROMA – “Le confesso che sono molto preoccupata perché so già che saremo in affanno: non siamo in grado di sapere dove sistemeremo i ragazzi stranieri che stanno arrivando, siamo in emergenza, non abbiamo più un posto. La situazione è molto complessa perché nonostante siamo riusciti a convenzionarci con tre centri di prima accoglienza, uno con 99 ragazzi, uno con 119 e l’ultimo che ne può ospitare 58, questa è la disponibilità ricettiva massima in città a fronte di quasi mille minori migranti che sono arrivati, 556 solo nel 2014”. Nina Santisi, assessore ai servizi sociali del comune di Messina, spiega a Ofcs Report come la città sullo stretto è una di quelle che prende in carico più minori insieme a Reggio Calabria, Palermo e Catania dove le strutture di accoglienza superano il numero di ospiti previsto. Ofcs report e’ un magazine di approfondimento e inchiesta.

Sono sempre di più e sempre più fragili, i minori che intraprendono il viaggio migratorio da soli: tra il 2006 e il 2014, osservano Anci e Cittalia nel rapporto 2016 “I Comuni e le politiche di accoglienza”, l’incremento maggiore di Msna (Minori stranieri non accompagnati) si è registrato nel Sud e nelle Isole.

Nel 2014 le regioni con il numero più elevato di minori presi in carico sono Sicilia (oltre 3.100), Lazio (2.241) e Calabria (1.470). L’85% dei minori assistiti sono concentrati in un centinaio di Comuni: il primato va a Roma con 1960 minori.

Secondo il prefetto Mario Morcone, capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno “i minori sono troppi al sud” e mettono in seria difficoltà le amministrazioni. Sono città più piccole e con grandi difficoltà già di partenza, di bilancio e di welfare per la cittadinanza. Le strutture sono sature e questi Comuni vengono lasciati soli”. Per questo sono state previste dal decreto Enti locali delle quote di redistribuzione per regioni dei minori non accompagnati che arrivano in Italia, così come già successo per i migranti adulti.

La redistribuzione al nord va accelerata ed è l’unica soluzione per le città del sud come la nostra – continua l’assessore Santisi – il vero problema è il trasferimento in seconda accoglienza, che sia circuito Sprar o qualsiasi altra sistemazione. Se questo trasferimento fosse diffuso e stabile, noi libereremmo posti in prima accoglienza per i nuovi arrivati. Ad oggi questo trasferimento è lentissimo. In prima accoglienza i ragazzi dovrebbero stare massimo 3 mesi, invece rimangono molto di più a causa di questo imbuto. Per esempio adesso alcuni di loro sono ospitati in una struttura prefettizia, l’ex caserma Gasparro di Messina che può essere solo una struttura temporanea e invece li ospita da un mese. Questa non è l’accoglienza a cui si deve tendere, ecco perché chiediamo aiuto alle città del nord”.

In Calabria, la città più ingolfata è Reggio Calabria e lì si cercano soluzioni alternative: “63 minori migranti saranno ospitati- ci annuncia il sindaco Giuseppe Falcomatà- da ora e per 6 mesi, distribuiti in gruppi su 5 diverse strutture tra Reggio e Bagnara Calabra. Questa iniziativa si chiama Filoxenia ed è realizzata grazie a più diocesi che hanno deciso di prestare servizio, vedendo che non ci sono più spazi adatti. C’è una vera e propria emergenza umanitaria”.

A Palermo la situazione è anche peggiore: nel 2016, sono circa mille i minori stranieri non accompagnati arrivati e accolti nel capoluogo siciliano. Un numero in fortissimo aumento, se si considera che era lo stesso registrato anche nel 2015, ma nell’arco di tutto l’anno. Solo nello sbarco del 31 luglio sono arrivati 8 migranti sotto i 18 anni e nel corso dell’ultimo mese ci sono state delle proteste da parte dei minorenni per la mancanza di spazio nei centri.

“I grandi numeri che sfociano poi nelle proteste – denuncia il sindaco di Palermo Leoluca Orlando – sono dovuti ad un eccessivo ingolfamento di tutte le istituzioni: Prefetture, Questure, Comune. Noi ci impegniamo ad accogliere come amministrazione ma è questa lentezza che può portare ad escandescenze o altri problemi. Abbiamo lanciato un allarme: i minori sono troppi e più volte per impossibilità ad accogliere c’è stato il rischio, poi mai verificatosi ma c’è stato, di far dormire questi ragazzi in porto. Le terre di sbarco possono essere terre di accoglienza ma non con questi numeri”.

L’identikit dei minori che arrivano in Italia

Maschi nel 96% dei casi, 8 su 10 di età compresa tra i 16 e i 17 anni, oltre la metà proveniente da quattro Paesi: Egitto (21,5%), Bangladesh (13,2%), Gambia (10%) e Albania (9,1%). Solo nel 24% dei casi richiedono l’asilo. In seguito all’approvazione del Piano nazionale dedicato, a partire dalla fine del 2014, il ministero dell’Interno ha attivato strutture di primissima accoglienza altamente specializzate destinate ad accoglierli appena sbarcati. Ma attualmente sono solo 13 le strutture, per 641 posti complessivi. Per la seconda fase di accoglienza, il Viminale ha ampliato la rete dei progetti destinati ai minori nell’ambito dello Sprar, per un totale di 1.010 posti, arrivando a quota 1.838 posti. Ancora troppo pochi rispetto all’enorme flusso di minori soli. Tutto finisce così sulle spalle dei comuni del sud Italia.

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