IN CITTÀ FA CALDO? CON VERDE E ALBERI OLTRE 4 GRADI IN MENO
Ridurre la temperatura nelle città fino a oltre 4 gradi è possibile grazie a interventi di riforestazione urbana, nuove aree verdi e pavimentazioni capaci di trattenere meno calore. Lo conferma il progetto ‘Mirificus’, cioè Monitoraggio degli Interventi di RIForestazione per l’Isola di Calore Urbana tramite i Satelliti, realizzato dall’Ispra e dall’Istituto per la BioEconomia del Cnr, con il sostegno dell’Agenzia spaziale italiana. Le simulazioni di Roma e Firenze mostrano che nelle ore più calde della giornata, tra le 9 e le 15, la differenza tra lo scenario attuale – con cemento e asfalto e senza verde – e quello simulato – con depavimentazione, verde e alberi – supera i 4 gradi, mentre nell’arco delle 24 ore la riduzione resta stabile tra i 2 e i 2,2 gradi. Insomma, possiamo ridurre il caldo nelle città e sappiamo come farlo. “È una prova concreta che le soluzioni esistono e svolgono più funzioni contemporaneamente- ha detto Michele Munafò, responsabile del Progetto per Ispra- Riducono, oltre alla temperatura, gli impatti dei cambiamenti climatici e i rischi per la salute, aumentando il benessere e la qualità urbana”.
EMISSIONI COMBUSTIONE BIOMASSE MOLTO BASSE
Le emissioni globali derivanti dalla combustione di biomasse nella prima metà del 2026 sono state le più basse mai registrate per questo periodo nei 24 anni di dati sulle emissioni da incendi del Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus. La riduzione degli incendi stagionali nell’Africa tropicale è stata uno dei principali fattori che hanno contribuito a tale calo generale. Tuttavia, alla fine di giugno, l’attività degli incendi in Nord America e in Eurasia è aumentata rapidamente, il che significa che questo quadro positivo potrebbe cambiare in breve tempo. Le emissioni totali stimate di carbonio derivanti dalla combustione di biomasse per la prima metà dell’anno sono state di poco inferiori a 400 milioni di tonnellate. A livello continentale, i principali responsabili sono stati l’Africa e l’Asia. Entrambe le regioni hanno una lunga tradizione di ricorso agli incendi per le pratiche agricole durante la stagione secca. Scatenati principalmente da fulmini, si sono sviluppati invece grandi incendi in diverse province del Canada.
LAMPEDUSA, MASSIMA CERTIFICAZIONE UE OSSERVATORIO CLIMA ENEA
L’Osservatorio climatico Enea di Lampedusa ha ricevuto dalla rete europea Icos, coordinata in Italia dal Cnr, il massimo riconoscimento europeo, la Classe 1, per qualità e affidabilità dei dati atmosferici forniti. Si tratta della prima stazione scientifica italiana di questo tipo a ricevere questa certificazione, un risultato reso possibile anche grazie all’acquisizione di strumentazioni avanzate. Grazie alla sua posizione nel Mediterraneo centrale, l’Osservatorio di Lampedusa rappresenta un punto privilegiato per monitorare l’evoluzione dei principali gas a effetto serra, in particolare anidride carbonica e metano, e per studiare gli scambi tra atmosfera, mare e terra, essendo l’unica stazione dell’intera rete europea a raccogliere simultaneamente informazioni relative ai tre comparti. Infatti, in aggiunta all’Osservatorio atmosferico, Lampedusa ospita l’Osservatorio dell’Ecosistema terrestre, dedicato alla misura dei flussi di CO2 tra vegetazione e atmosfera, e l’Osservatorio oceanografico, una boa hi-tech a 5 chilometri dalla costa dotata di sistemi di sensoristica avanzata, che rende disponibili alla comunità scientifica dati meteorologici, di temperatura, pressione, salinità, pH ma anche clorofilla e materia organica disciolta nell’acqua.
AVELLINO, ROGHI PER CREARE PASCOLI: INDAGATO UN ALLEVATORE
Un’area protetta in fiamme per favorire gli allevatori e le loro mandrie. Su questa ipotesi i Carabinieri forestali hanno eseguito un’ordinanza di divieto di dimora contro un allevatore di Chiusano San Domenico, in provincia di Avellino, ritenuto gravemente indiziato di incendio boschivo pluriaggravato nel Parco Regionale dei Monti Picentini. I fatti contestati risalgono allo scorso febbraio, quando un vasto rogo ha devastato circa 10.000 metri quadrati di un’area boschiva di elevato pregio naturalistico. L’indagine, supportata da attività portate avanti tra varie forze dell’ordine, ha accertato che si tratterebbe dell’ennesimo atto doloso, con l’incendio che intendeva favorire il rinnovo artificiale e più celere della vegetazione per vantaggi economici in un’area già pesantemente colpita, a esclusivo beneficio delle mandrie.




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