lunedì 20 Luglio 2026

Corruzione, appalti truccati e tangenti all’ufficio tecnico di Sommatino

Agli arresti domiciliari Salvatore Letizia, sindaco dimissionario del piccolo centro in provincia di Caltanissetta

PALERMO – Ci sono accuse di appalti truccati e tangenti nell’inchiesta della procura di Caltanissetta che ha portato il sindaco dimissionario di Sommatino (Caltanissetta), Salvatore Letizia, agli arresti domiciliari. Si tratta di uno dei due filoni investigativi condotti dai carabinieri e dalla Procura che ipotizzano una “gestione illecita” del settore Lavori pubblici del Comune di Sommatino.

Tutto ruota attorno alla figura dell’allora responsabile dell’Area tecnica e Rup, al quale vengono contestati diversi episodi corruttivi. Il primo riguarda i lavori di consolidamento del costone roccioso di contrada Sant’Anna: il geometra comunale avrebbe tentato di indurre un imprenditore edile di Sommatino a versare una maxi-tangente da 50.000 euro a fronte di un appalto complessivo di oltre 981.000 euro. Il reato non si è consumato “unicamente” per il rifiuto di un imprenditore, tra l’altro destinatario di misura interdittiva per altra ipotesi di reato, che ha ritenuto la richiesta economica eccessiva.

Il secondo episodio è legato ad un appalto per la realizzazione di un asilo nido: lo stesso funzionario tecnico avrebbe incassato, o accettato la promessa di incassare, una tangente di 5.000 euro per favorire l’affidamento diretto di lavori del valore complessivo di oltre 757.000 euro ad una ditta formalmente intestata alla moglie di un imprenditore di Sommatino, “violando – sottolineano i carabinieri – i principi di buon andamento, trasparenza e libera concorrenza”. È poi emerso che il dipendente pubblico, nel corso del 2024, avrebbe ricevuto da due cittadini un telefono cellulare di ultima generazione del valore di circa 1.800 euro, un computer e somme di denaro contante non inferiori a 4.500 euro come “compenso” per il disbrigo di pratiche amministrative ordinarie di loro interesse.

Il gip, inoltre, ha riconosciuto i “gravi indizi di colpevolezza” rispetto ad un presunto “accordo corruttivo” tra il sindaco, il responsabile dell’Ufficio tecnico e un professionista esterno (quest’ultimo in qualità di progettista e direttore dei lavori). I tre indagati avrebbero ricevuto una tangente complessiva di 45.000 euro (15.000 euro ciascuno) da un imprenditore dell’Agrigentino. Denaro finalizzato, secondo la ricostruzione investigativa, ad ottenere l’affidamento diretto di due distinti lotti di lavori da eseguire presso la Villa Garibaldi di Sommatino e relativi alla recinzione dei marciapiedi e alla sistemazione di muretti e vialetti, nonché alla promessa di un ulteriore affidamento per i lavori di adeguamento del cimitero comunale. Per aggirare le norme del Codice degli appalti, le due procedure d’appalto della villa sarebbero state mantenute “artatamente separate” per non superare la soglia di rilevanza comunitaria dei 150.000 euro e poter così procedere all’assegnazione diretta e fiduciaria alla ditta compiacente. Successivamente, tramite una perizia di variante, l’importo dei lavori è stato aumentato di ulteriori 30.000 euro.

INCHIESTA NEL NISSENO, SINDACO DIMISSIONARIO IN ARRESTO

Il provvedimento di arresto per Letizia, emesso dal gip del Tribunale, è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale nisseno. La misura cautelare rientra in un’inchiesta della procura di Caltanissetta sul Comune di Sommatino: ipotizzati i reati di concussione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione e induzione a dare o promettere utilità. Secondo i carabinieri, le indagini hanno fatto emergere l’esistenza di “una presunta rete di malaffare radicata all’interno del Comune di Sommatino”, svelando “dinamiche illecite” che spaziavano dalla concussione ai danni di piccoli commercianti locali e forestieri fino alla “manipolazione delle procedure di affidamento dei grandi appalti pubblici”.

Indagati anche la vice sindaca di Sommatino, Mariangela Castellano, e l’assessore Jean Pierre Rumeo: il gip, in questi due casi, ha condiviso l’accusa di concussione ma non ha applicato alcuna misura cautelare alla luce delle dimissioni dalle cariche. Nei confronti del sindaco di Sommatino, invece, il giudice per le indagini preliminari ha deciso il sequestro preventivo di 15mila euro in contanti, somma che sarebbe stata ricevuta da uno degli imprenditori sotto inchiesta.

Le misure cautelari sono complessivamente sei: domiciliari anche per un imprenditore di Favara (Agrigento); sospensione dal servizio della durata di un anno per un dipendente del Comune di Sommatino; divieto di esercitare la professione di architetto e di contrattazione con la pubblica amministrazione della durata di un anno per una professionista; divieto di esercizio di attività d’impresa e di contrattazione con la pubblica amministrazione della durata di un anno per un imprenditore edile; divieto di contrattazione con la pubblica amministrazione, “salvo che per ottenere prestazioni di un pubblico servizio” per un altro indagato.

Il provvedimento cautelare, emesso dopo gli interrogatori preventivi che hanno consentito agli indagati di fornire la propria ricostruzione della vicenda, recepisce i risultati dell’indagine denominata ‘Scacco’, avviata dai carabinieri dopo una intimidazione subita da Letizia nella notte del 9 maggio 2024. Quella notte ignoti esplosero diversi colpi d’arma da fuoco contro l’auto dell’allora sindaco di Sommatino. Le intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite dai carabinieri, i pedinamenti e l’ascolto di persone informate sui fatti hanno portato agli sviluppi di oggi. Due i filoni dell’inchiesta: il presunto ‘racket’ che sarebbe stato messo in atto dagli amministratori locali nei confronti di commercianti ed espositori di una fiera dell’agricoltura e il giro di tangenti per gli appalti gestiti dall’Ufficio tecnico comunale.

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