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Il Covid può lasciare segni persistenti, ecco cosa fare

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Ne abbiamo parlato con il dottor Gianfranco Maria Beghi, pneumologo e direttore di Pneumologia e Riabilitazione Respiratoria a Villa Pineta-Santo Stefano Riabilitazione
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ROMA – L’infezione da Sars-Cov-2 lascia notevoli segni e strascichi che possono durare mesi, e avere conseguenze sull’apparato cardiorespiratorio e sullo stato fisico in generale soprattutto nelle persone meno giovani. L’incapacità per molti pazienti di tornare ad allenarsi, la ‘fatigue’ cronica, la spossatezza, mal di testa, senso di ‘testa vuota’ sono disturbi riferiti, persistenti e più frequenti di quanto si possa pensare quando il virus ha colpito in modo più severo.

Per tornare a recuperare, la riabilitazione in centri altamente specializzati è fondamentale. L’agenzia di stampa Dire è tornata ad approfondire questo argomento con il dottor Gianfranco Maria Beghi, pneumologo e direttore di Pneumologia e Riabilitazione Respiratoria a Villa Pineta-Santo Stefano Riabilitazione, a Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena.

– Durante questo anno e mezzo di pandemia tutti abbiamo sentito parlare di polmonite interstiziale bilaterale, tipica dell’infezione da Sars-Cov-2. Quali sono i danni a livello respiratorio che può causare e soprattutto, in base alla sua esperienza, quanti pazienti da voi trattati hanno recuperato totalmente la funzionalità respiratoria e in quanti questa purtroppo è stata compromessa?

“La malattia da Sars-Cov-2 è una malattia causata da una eccessiva risposta immunitaria dell’organismo legata alle modifiche e agli stimoli che il virus crea. Quella che si verifica è una vera e propria tempesta citochimica che provoca una grande alterazione infiammatoria a livello polmonare e una alterazione soprattutto negli alveoli. Un quadro che se non trattato può peggiorare progressivamente. La malattia, soprattutto nella prima fase della pandemia, si presentava all’esordio in forma leggera per poi peggiorare a livello polmonare presentando lesioni estensive. Approcciando tempestivamente con una terapia corretta si è visto un progressivo miglioramento, ma in molti altri casi c’è stato un peggioramento del quadro clinico con esiti di fibrosi polmonare. Quest’ultima è anche la parte più complicata da gestire sotto l’aspetto riabilitativo”.

– Quali sono i programmi riabilitativi previsti nella vostra struttura?

“I pazienti che arrivano nella nostra struttura sono pazienti che sono stati per lungo tempo allettati e per questo presentano una severa debilitazione muscolare. Gli stessi soggetti accusano una difficoltà respiratoria e riferiscono un senso di oppressione toracica, la dispnea, e necessitano spesso di ossigenoterapia. Abbiamo avuto in questi mesi diversi pazienti tracheostomizzati e ventilati. Il primo approccio è il ricondizionamento fisico, che consiste in un intervento sulla debolezza muscolare dei pazienti. In base all’età di ogni individuo scegliamo il percorso più adatto. Gli 80enni sono i pazienti che hanno risentito maggiormente, rispetto ad altre fasce d’età, anche perché i prolungati periodi di allettamento richiedono un più lungo periodo di allenamento per tornare ad una condizione fisica ottimale. Si inizia dal ricondizionamento fisico lavorando sugli arti superiori e inferiori per poi agire a livello polmonare utilizzando nel percorso terapeutico differenti ‘device’. Tutto questo per cercare di migliorare la funzionalità dei polmoni”.

– Volendo dare un consiglio non solo a coloro che hanno contratto l’infezione da Sars-Cov-2 ma a tutta la popolazione per mantenere in salute l’apparato cardiorespiratorio, cosa direbbe?

“La premessa che voglio fare è invitare tutta la popolazione alla vaccinazione per limitare la circolazione del virus. Coloro che non sono stati affetti dall’infezione devono continuare a indossare la mascherina, l’efficacia è testimoniata dal fatto che quest’anno l’influenza è stata ridotta notevolmente e ha interessato il 20% della popolazione. La barriera che creiamo anche solo con una mascherina chirurgica ci protegge dalle trasmissioni dei virus. Ci sono poi i soggetti che hanno contratto il Covid e che nonostante la negativizzazione accusano ancora difficoltà, effetti persistenti conosciuti anche con l’espressione ‘long Covid‘, e che per questo riferiscono una difficoltà a respirare, un senso di oppressione toracica, la ‘testa vuota’, mal di testa etc. A questi pazienti mi sento di consigliare di rivolgersi sempre a centri specialistici in modo da eseguire della fisioterapia respiratoria e motoria in modo da riequilibrare l’organismo”.

– Un ultimo messaggio?

“Veniamo da un periodo pesante. Da febbraio del 2020 come classe medica siamo stati in prima linea. Direi che siamo stanchi ma contenti perché oggi abbiamo delle armi per combattere un nemico che lo scorso anno era sconosciuto e ci ha creato molti problemi. La sinergia che esiste tra gli specialisti è fondamentale per aiutare tutti i nostri pazienti”. 

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