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Haiti, il presidente Jovenel Moïse assassinato in casa. Ferita la moglie

Il presidente di Haiti Jovenel Moïse
Il primo ministro ad interim, Claude Joseph, ha annunciato l'omicidio, spiegando che la sicurezza del Paese è sotto il controllo della polizia nazionale e delle Forze armate
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ROMA – Il presidente di Haiti, Jovenel Moïse, è stato assassinato nella sua residenza presso la capitale Port-au-Prince da un “commando di uomini armati non identificati”. A darne l’annuncio è stato il primo ministro ad interim, Claude Joseph. Al momento dell’agguato era presente anche la moglie Martine Moïse, che è rimasta ferita ed è stata ricoverata in ospedale.

L’omicidio, stando a quanto affermato dal premier in un comunicato, è avvenuto nella notte. La situazione della sicurezza nel Paese, già instabile, è stata descritta da Joseph come “sotto il controllo della polizia nazionale e delle Forze armate“. Il primo ministro ha definito l’omicidio del presidente “un atto barbaro e inumano”.

Nel comunicato il premier ha specificato che, per quanto gli autori del gesto siano ancora da identificare, alcuni di loro “parlavano spagnolo”. Ad Haiti, che condivide il territorio dell’isola caraibica di Hispaniola con la Repubblica Dominicana, la lingua ufficiale è il francese e la più diffusa è il cosiddetto creolo haitiano. L’omicidio di Moise arriva al culmine di mesi di tensioni e violenze e nel pieno di una crisi politica. Il defunto capo di Stato governava per decreto dal gennaio 2020 a fronte di un mancato accordo sulle elezioni legislative che aveva di fatto messo fuori uso il Parlamento.


Era partito ieri invece, riferisce il portale Haiti Press Network, il periodo valido per la registrazione dei partiti alle prossime consultazioni generali previste per settembre. Un referendum costituzionale organizzato inizialmente per il 27 giugno era stato invece posticipato a data da destinarsi all’inizio del mese scorso. Gli ultimi mesi della vita politica dell’isola sono stati anche caratterizzati da mobilitazioni di piazza, più volte degenerate in scontri con le forze dell’ordine. I dimostranti chiedevano sia le dimissioni di Moise sia politiche di contrasto più efficaci tanto alla grave crisi economica che attraversa il Paese quanto alla violenza di bande criminali, da alcuni considerate conniventi con il governo.
Alcune aree della capitale e del Paese sono ritenute di fatto sotto il controllo di queste milizie, che organizzano spesso sequestri lampo a scopo di estorsione. Di recente era stato rapito anche un ingegnere italiano, Giovanni Calì, liberato lo scorso 24 giugno.

CAPPELLINI (AVSI): “IL PRESIDENTE ASSASSINATO DOPO MESI DI VIOLENZA”

Un Paese bloccato, dove in strada “non c’è praticamente nessuno” se non la polizia, ma dove “si sente sparare un po’ ovunque, nella capitale Port-au-Prince e anche nelle altre città”. È questo lo scenario di Haiti nelle prime ore che seguono la notizia dell’omicidio del presidente Jovenel Moïse. A tratteggiarlo, per l’agenzia Dire, Fiammetta Cappellini, responsabile nel Paese dell’ong italiana Avsi. Cappellini premette che le informazioni che circolano ad Haiti “sono confuse e poco chiare”.


“Da quando è avvenuto l’omicidio la circolazione è stata completamente sospesa, la polizia ha sigillato e messo in sicurezza le strade principali e soprattutto il quartiere di Port-au-Prince dove vivono le classi agiate, mentre in giro non c’è nessuno” riferisce Cappellini. Nonostante questo, con la chiusura dell’aeroporto e delle frontiere nazionali, dice la responsabile, nella capitale ma anche “in località più periferiche si sente sparare da ore”. Secondo la responsabile di Avsi, la notizia “non ha colto di sorpresa il Paese”, soprattutto alla luce di “mesi di tensioni crescenti, soprattutto gli ultimi due, con una recrudescenza della violenza delle bande armate che operano nei quartieri popolari“. A questo si aggiunge un contesto di “forte opposizione al presidente”, dice Cappellini, “con grandi parti della popolazione che ne chiedono le dimissioni da tre anni e in modo particolare da febbraio”. Il mese, questo, in cui sarebbe scaduto il mandato del capo di Stato, che Governa senza Parlamento e quindi per decreto dal gennaio 2020.

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