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Via libera della Camera alla mozione per la cittadinanza italiana a Patrick Zaki

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I sì sono stati 358, nessun no e 30 astenuti. Il gruppo di Fratelli d'Italia si è astenuto
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ROMA – Via libera della Camera alla mozione concernente iniziative di competenza a favore di Patrick Zaki, con particolare riferimento al conferimento della cittadinanza italiana. I sì sono stati 358, nessun no e 30 astenuti. Il gruppo di Fratelli d’Italia si è astenuto.

voto alla camera per la cittadinanza a zaki

La mozione impegna il Governo: 1) ad avviare tempestivamente mediante le competenti istituzioni le necessarie verifiche al fine di conferire a Patrick George Zaki la cittadinanza italiana ai sensi del comma 2 dell’articolo 9 della citata legge n. 91 del 1992; 2) a continuare a monitorare, con la presenza in aula della rappresentanza diplomatica italiana al Cairo, lo svolgimento delle udienze processuali a carico di Zaki e le sue condizioni di detenzione; 3) a continuare a sostenere, nei rapporti bilaterali con l’Egitto e in tutti i consessi europei ed internazionali, l’immediato rilascio di Patrick Zaki e di tutti i prigionieri di coscienza: difensori dei diritti umani, giornalisti, avvocati e attivisti politici finiti in carcere solo per aver esercitato in modo pacifico i loro diritti fondamentali; 4) a continuare ad adottare iniziative affinché le autorità egiziane rispettino i diritti alla libertà d’espressione, di associazione e di manifestazione pacifica e spezzino il circolo dell’impunità per le gravi violazioni dei diritti umani in corso nel Paese. 5) a promuovere, in sede europea, azioni volte a sostenere le università dell’Unione nella tutela dei diritti umani degli studenti iscritti, nell’ambito della propria attività di studio e ricerca.

FDI: “MEGLIO AZIONI DIPLOMATICHE CHE NON MANOVRE DI MARKETING POLITICO”

Fratelli d’Italia si asterrà sul conferimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki, ritenendo questa mozione controproducente, se non addirittura deleteria, ai fini della sua liberazione. Questa linea trova riscontro anche nelle posizioni del governo, laddove anche la viceministra Sereni ha espresso il timore che questa azione possa venire letta dall’Egitto come un atto di forza da parte del governo italiano, causando possibili effetti negativi sul rilascio di Zaki.

Nel condannare fermamente la mancanza di contraddittorio del tribunale egiziano e le inaccettabili violenze perpetrate contro lo studente, riteniamo più corretto che vengano portate avanti azioni diplomatiche discrete ed efficaci e non manovre di puro marketing politico, così da giungere nel minor tempo possibile alla tanto attesa liberazione di Patrick Zaki”. Lo dichiara il deputato e vice capogruppo di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro, nel corso delle dichiarazioni di voto sulla mozione per il riconoscimento della cittadinanza a Patrick Zaki.

PD: “ORA TOCCA AL GOVERNO FARE LA SUA PARTE”

“Anche la Camera ha approvato la mozione perché sia data la cittadinanza a Patrick Zaki. Ora che il Parlamento nella sua completezza e si è pronunciato sta al Governo a fare la sua parte“. Lo dice il segretario del Pd Enrico Letta.

M5S: “VALUTIAMO IL RICORSO ALLA CONVENZIONE ONU CONTRO LA TORTURA”

“Per raggiungere l’obiettivo della liberazione di Patrick Zaki abbiamo deciso di promuovere un ricorso presso il Comitato istituito dalla Convenzione contro la tortura, adottata dalla Nazioni Unite nel 1984, affinché sia avviata un’inchiesta internazionale sulle condizione dei detenuti ‘politici’ in Egitto. Una proposta che viene anche dell’impulso della senatrice del M5s Michela Montevecchi.

Se non dovessimo ottenere i risultati sperati, ci attiveremo, in base all’art. 30 della Convenzione che prevede tre fasi per risolvere una controversia tra Stati. Una prima fase è di negoziato. Qualora non ci siano soluzioni, si può procedere con una seconda fase che prevede l’intervento di un giudice esterno, un arbitrato, che emette una sentenza, chiamata lodo. Nel caso lo Stato in questione non osservi la sentenza allora c’è un terzo step, cioè si può fare ricorso unilateralmente alla Corte internazionale di Giustizia”. È la proposta avanzata da Iolanda Di Stasio, deputata del MoVimento 5 Stelle e capogruppo in commissione Esteri, durante la dichiarazione di voto in Aula sulla mozione per Patrick Zaki.

La nostra attività – aggiunge – punta a coinvolgere l’Europa che, a questo punto, non può più essere mera spettatrice. L’indignazione e la pressione che può e deve esercitare l’Unione europea e le sue Istituzioni potrebbero fare la differenza tra la vita e la morte, non solo di questo giovane uomo ma di tanti altri, come lui ingiustamente detenuti”. “Non abbandoneremo Zaki. Continueremo a batterci contro la sua ingiusta detenzione e non ci fermeremo fino a quando non sarà liberato”, conclude Di Stasio.

LEGGI ANCHE: L’alto funzionario dell’Onu: “Zaki rischia il carcere fino al 2022 e oltre”

AMNESTY: “ORA IL GOVERNO CAMBI STRATEGIA”

La mozione approvata oggi alla Camera dei deputati deve servire a ottenere “un cambiamento di strategia” del governo italiano, che puntando su “cautela” e “dialogo” con l’Egitto non è finora riuscito a salvare Patrick Zaki da una situazione tragica: così all’agenzia Dire Riccardo Noury, portavoce dell’ong Amnesty International. “Quella di oggi è una giornata molto importante per il Parlamento italiano” sottolinea l’attivista, dopo il via libera della mozione, che chiede di conferire la cittadinanza italiana al giovane, studente dell’Università di Bologna. “Ogni volta che il nome di Patrick viene fatto dove si prendono decisioni è un fatto rilevante, perché significa che la sua storia preoccupa anche l’Italia”.


Noury guarda però avanti: “Ora sta di nuovo al governo, come dopo il voto al Senato del 14 aprile, agire ed esplorare tutte le strade praticabili perché ottenga la cittadinanza italiana” sottolinea il portavoce. “È un percorso molto difficile e alle difficoltà tecniche si aggiungono quelle derivanti dalla parola ‘cautela’, ripetuta anche ieri dal governo durante la discussione alla Camera; sono 17 mesi che la sentiamo abbinata a un’altra parola, ‘dialogo’, con l’Egitto”. Secondo Noury, “queste due parole non sembrano far parte di una strategia vincente perché ormai da 17 mesi Patrick è in una situazione tragica”.


Il portavoce di Amnesty continua: “Mi auguro che il voto di oggi serva per ottenere dal governo italiano un cambiamento di strategia, il che vuol dire cominciare a fare delle cose e smettere di farne altre”. Secondo Noury, “bisogna ad esempio cessare di fornire armi a un regime repressivo come quello del Cairo e mostrare segni di protesta e di malcontento per la situazione complessiva dei diritti umani in Egitto”.

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