Donne, preoccupa il gender gap sul lavoro. Lontani dalla parità di genere

Lo dice Maria Edera Spadoni (M5s), vice presidente della Camera, durante una conferenza a Montecitorio, sul tema 'Stati Generali e occupazione femminile: il ruolo delle donne nel rilancio del Paese'
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ROMA – “Vorrei esprimere la mia gratitudine all’Intergruppo parlamentare di cui faccio parte, che in un momento cosi’ drammatico per il Paese, ha sentito l’urgenza di riaffermare come ci fosse la necessita’, di riequilibrare la presenza femminile nelle task force governative che si stavano formando. Sottolineando, in una mozione che ha visto anche la mia firma, che: ‘Task force composte in maniera schiacciante da uomini, seppur autorevoli, non possono essere in grado di elaborare strategie e piani di rilancio del Paese, senza che questi siano pensati e condivisi anche dal restante 50% della popolazione'”. Lo dice Maria Edera Spadoni (M5s), vice presidente della Camera, durante una conferenza a Montecitorio, sul tema ‘Stati Generali e occupazione femminile: il ruolo delle donne nel rilancio del Paese‘. 

Con lei due esperte impegnate nella promozione della parita’ di genere, uno dei tre pilastri del Piano Colao per la ripartenza dell’Italia. Le relatrici sono Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat, componente del comitato tecnico scientifico Colao, ed Elisabetta Camussi, professoressa di Psicologia sociale all’Universita’ degli Studi di Milano ‘Bicocca’, componente del comitato tecnico scientifico Colao.

Spadoni spiega: “In una lettera indirizzata al presidente del Consiglio abbiamo evidenziato, tutta l’apprensione che desta la condizione femminile nel nostro Paese. Siamo molto lontani dal raggiungimento del quinto dei diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu che l’Italia deve centrare entro il 2030: quello della parita’ di genere. A febbraio l’Italia era al 76° posto su 153 per gender gap occupazionale (dati del World economic Forum). Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ci ha ascoltate, ed oggi abbiamo qui due delle esperte che sono state componenti del comitato tecnico scientifico della task force del dottor Vittorio Colao, che ha elaborato un piano presentato poi agli Stati Generali del Governo”.

“IL PREZZO DI UN FIGLIO È ANCORA LASCIARE IL LAVORO”

“Le motivazioni piu’ frequenti per cui le donne lasciano il lavoro sono: ‘L’assenza di parenti ‘di supporto’, ossia nonni che possano dare una mano, nel 27 per cento dei casi; costi troppo alti di ‘assistenza al neonato’, cioe’ asili nido e baby sitter nel 7 per cento dei casi’. La fascia d’eta’ in cui le donne abbandonano (29-44 anni), ossia nel pieno dell’impegno professionale, spiega perche’ in Italia la parita’ di salari e di carriere sia ancora cosi’ lontana. L’Ispettorato nazionale del lavoro ci dice che, nel 2019 si sono dimesse dal lavoro 37.611 neo-mamme e 13.947 neo-papa’ (11.488 per passare a un’altra azienda). Un aumento del 4% rispetto al 2018. Le dimissioni riguardano soprattutto il settore terziario (39.247 casi) e l’industria (8.555). Non si salva la Pubblica Amministrazione, con 142 episodi”. Lo sottolinea Maria Edera Spadoni durante una conferenza a Montecitorio.

“Solo il 21% delle aziende- continua- ha previsto almeno una attivita’ per il supporto alla genitorialita’, tra permessi aggiuntivi e integrazione salariale. Completamente assente la cultura dell’assistenza diretta: asili nido convenzionati, aziendali, scuole materne, centri gioco o doposcuola solo in circa lo 0,4% dei casi. Lo 0,5 per il reperimento di baby sitter”. Dunque, osserva Spadoni, “se il prezzo di un figlio, per una donna, e’ ancora oggi, quello di dover rinunciare alla propria autonomia, il futuro demografico non appare roseo”. 

“STOP CHIACCHIERE, INVESTIRE SU PIANO ASILI NIDO”

“I mesi del lockdown e dello smart working, hanno dimostrato quanto ancora sia poco paritaria la condivisione della vita domestica. Le madri, lo sappiamo, hanno dovuto triplicare il loro impegno, tra professione, cura della casa e supporto dei figli nella didattica a distanza. Ma le parole non bastano piu’, e’ ora di investire seriamente su un piano asili nido”. Lo dice la vice presidente della Camera, durante una conferenza a Montecitorio, sul tema ‘Stati Generali e occupazione femminile: il ruolo delle donne nel rilancio del Paese’. 

“Ci sono molti fondi europei in arrivo- osserva- il tema pero’ e’ quale sara’ l’impatto di genere di queste risorse. Ci sono anche notizie positive: la Ministra del Lavoro Catalfo insieme al Presidente Conte sono al lavoro per scongiurare l’ espulsione dei lavoratori e come abbiamo visto in special modo delle lavoratrici dal mercato del lavoro al termine della CIG, e, sempre la ministra del lavoro Catalfo ha annunciato una ‘azione di contrasto al part-time involontario e una legge sulla parita’ di genere nelle retribuzioni. Tra le altre ipotesi su cui sta lavorando ci sono incentivi all’assunzione da distribuire in modo selettivo, direzionandoli su giovani e donne che vengono da periodi di lunga disoccupazione o di inattivita’ (la famosa staffetta generazionale – inoltre dovrebbe accompagnare i piu’ anziani all’uscita, e qui si aprirebbe un capitolo anche su misure come ad esempio Opzione Donna di cui sono stata una delle maggiori sostenitrici e che si potrebbe rendere strutturale)”.

 L’Aula della Camera dei Deputati, continua Spadoni, “ha avviato l’esame della proposta di legge recante la delega al Governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e universale, la dote unica sara’ disciplinata del disegno di legge cosiddetto Family Act approvato dal Governo lo scorso 11 giugno, che punta a dare sostegno alle famiglie e alla natalita’”.

PADRI NON DEVONO ‘CEDERE’ CONGEDI, SERVE CONDIVISONE

“Dobbiamo mettere in luce l’esigenza di promuovere non solo ‘la conciliazione’ ma soprattutto ‘la condivisione’ del compito di cura genitoriale incentivando il ruolo paterno affinche’ la madre possa accedere e mantenere il lavoro retribuito, oltre ai benefici psicologici che si avrebbero sul benessere della famiglia in generale, con una maggiore presenza paterna. Non possiamo lasciare inascoltati i suggerimenti e i richiami che ci arrivano dall’Europa”. Lo dice Maria Edera Spadoni (M5s), vice presidente della Camera, durante una conferenza a Montecitorio, sul tema ‘Stati Generali e occupazione femminile: il ruolo delle donne nel rilancio del Paese’.

“Abbiamo fatto qualche passo avanti e altri ne faremo- continua- nel Family act e’ proposto l’innalzamento del congedo di paternita’ a 10 giorni rispetto agli attuali 7 e l’estensione della titolarita’ del congedo, ai lavoratori autonomi e liberi professionisti, ma di certo in Parlamento lavoreremo anche su altri profili tra cui gli strumenti per garantire l’effettivo godimento del congedo, sono secondo me fondamentali”. E’ importante, sottolinea Spadoni, “far si’ che l’ordinamento incoraggi l’assunzione da parte del padre delle responsabilita’ genitoriali, secondo l’impostazione gia’ accolta dal Testo unico per cio’ che concerne i congedi parentali, di 6 mesi per ciascun genitore e non cedibili, il cui monte ore complessivo aumenta pero’ se il padre ne utilizza effettivamente almeno una parte. A questo riguardo non bisogna ad esempio, correre il rischio che il padre ceda la propria quota di congedi parentali; vi e’ il rischio concreto che il padre, anziche’ assumersi la propria responsabilita’, ceda alla madre la propria quota di congedo parentale, delegandole pressoche’ totalmente la funzione familiare, e cosi’ fare un salto indietro di decenni di legislazione tendente a favorire il modello di condivisione dei compiti di cura”.

Infine, osserva la vice presidente della Camera, “non dobbiamo trascurare i riflessi che la funzione di cura proietta sulla retribuzione delle donne (rafforzando la loro posizione di secondary earners nella famiglia), tenuto conto che il regime economico vigente prevede ‘solo’ per il congedo obbligatorio l’indennita’ pari all”intera retribuzione’, come anche per i riposi e le assenze legate alla malattia del figlio fino ai 3 anni, mentre i congedi parentali non superano la soglia del 30% della retribuzione. Sarebbe opportuno, pertanto, aumentare in primo luogo la copertura economica dei congedi parentali, in conformita’ alla direttiva europea che sottolinea come: ‘il trattamento economico dei congedi parentali dovrebbe esser tale da incentivarne l’effettiva condivisione anche da parte dei padri'”. 

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7 Luglio 2020
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