Caso Aldrovandi, mamma Patrizia ritira la querela contro Giovanardi: “Non ne voglio più sapere”

ROMA – Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, ritira le querele per diffamazione al senatore Ncd, Carlo Giovanardi; a Paolo Forlani, uno dei poliziotti condannati; e a Franco Maccari, segretario del sindacato di polizia Coisp.

aldrovandi

P. Moretti e L. Manconi

Non ne voglio più sapere, ormai sono passati 10 anni. Abbiamo vinto tutti i processi e la gente non ha più alcun dubbio su cosa sia successo, perciò dico basta. Lo strascico di queste querele è per me una fatica inutile”, spiega la madre di Aldrovandi nel corso di una conferenza stampa al Senato nella sala del Gruppo del Pd. Con lei il marito Lino, l’avvocato Fabio Anselmo e il senatore democratico Luigi Manconi, presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.

Le querele risalgono a un paio d’anni fa a seguito di una manifestazione del Coisp che arrivò fin sotto l’ufficio di Patrizia Moretti. “Fu una provocazione per ferirmi. E il senatore Giovanardi- ricorda Patrizia- disse che il sangue che si vedeva in una delle foto scattate all’obitorio dietro la testa di Federico in realtà era un cuscino rosso. Una bugia, una falsità. Non ne voglio più sapere di queste persone che offendono mio figlio. Maccari ha sporto una querela contro di me, ma non mi interessa, io non voglio niente da lui”.

Luigi Manconi ricorda che la Giunta per le immunità ha già dato parere favorevole al processo a Giovanardi per le sue “indecenti ingiurie”, decisione che avrebbe confermato a breve anche l’aula. Ora però, con il ritiro della querele, il procedimento decadrà.

“Questi 10 anni- aggiunge il senatore Pd- sono stati segnati da un autentico movimento di odio nei confronti dei genitori di Federico che cercavano solo giustizia”. Patrizia Moretti ha consegnato alla stampa un lungo testo scritto con le motivazioni di questa scelta: “Non ce la posso fare a leggerlo”, spiega con la voce rotta dalla commozione. Si intitola: “Io ci sto male, per loro è un mestiere”. E si legge: “Ho riflettuto a lungo e ho maturato la decisione di dismettere questa richiesta alle procure e ai tribunali: non perchè non mi ritenga offesa da chi ha stoltamente proclamato la falsità delle foto di mio figlio sul lettino di obitorio, da chi ha definito mio figlio un ‘cucciolo di maiale’, o da chi mi ha insultata, diffamata e definita faccia da culo falsa e avvoltoio”. E ancora: “Non è il perdono, d’altra parte nessuno mi ha mai chiesto scusa, ma prendere atto che per me andare avanti nelle azioni giudiziarie rappresenta soltanto un doloroso e inutile accanimento. Ritiro le querele perchè sono convinta che una sentenza di condanna non potrebbe cambiare persone che costruiscono la loro carriera sull’aggressività e sul rancore“.

Per Manconi si tratta di “un documento di rigore civile davvero istruttivo e limpido nel dichiarare le ragioni del cuore e del diritto. Una distanza morale davvero incolmabile da Patrizia, Lino, Stefano l’atro figlio e i loro diffamatori“, conclude.

di Luca Monticelli – Giornalista Professionista

7 Luglio 2015
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