In Uganda le volontarie di Afron lanciano il mese della lotta al cancro

Nakayinga: "Accompagnamo le donne al motto di 'Ce la faremo'"
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ROMA – “Oggi abbiamo aperto il mese dedicato alla lotta al cancro, offrendo alle pazienti oncologiche di Kampala dei doni, ossia pacchi con generi alimentari e indumenti, e le iniziative proseguiranno fino a fine mese: il nostro obiettivo è dare speranza”. All’agenzia Dire parla Betty Nakayinga, volontaria dell’Uganda Women’s Cancer Support Organisation (Uwocaso), un’associazione di donne ugandesi che sono riuscite a battere la malattia e ora danno sostegno a chi, come loro, si trova a fare i conti con questa sfida, in un paese in cui l’accesso alle cure non è scontato. L’intervista giunge mentre al Cancer Institute di Kampala – punto di riferimento per i malati oncologici del Paese africano – si celebra la Giornata internazionale dei sopravvissuti al cancro.

Nakayinga, guarita dal cancro diversi anni fa e ora mamma di due gemelli, ne è particolarmente entusiasta, perché è la prima volta l’Uganda celebra questa Giornata lanciata per la prima volta 34 anni fa negli Stati Uniti. Sostenuto dall’hashtag #WeSurvived (‘Io sopravviverò’), il mese di sostegno alle pazienti prosegue il 21 giugno, quando sempre a Kampala “organizzeremo incontri coi funzionari del ministero della Salute, delle Finanze oltre a medici e sopravvissuti alla malattia da tutto il paese”. Il 26 giugno invece, “permetterem alle donne affette da tumore di incontrare degli esperti per otteenre le risposte a tutte le domande possibili sul cancro e sul percorso terapico che affrontano”.
Iniziative che danno risalto al lavoro che quotidianamente le donne di Uwocaso portano avanti in Uganda e reso più difficile dai lunghi mesi di pandemia: “Da marzo 2020 tante donne che seguivamo non ce l’hanno fatta- denuncia Nakayinga- perché sono stati interrotti i servizi di cura e sostegno”.

Nakayinga conosce bene la sotuazione nel Paese: per Uwocaso è coordinatrice dei progetti all’Uganda Cancer Institute di Kampala e al St. Mary’s Hospital Lacor di Gulu, nel nord del paese: “Seguiamo oltre 150 pazienti in tutto il paese. In particolare, mi occupo di mobilitare risorse per acquistare medicinali e altri materiali necessari per le donne, come le protesi al seno o i reggiseni imbottiti per coloro che hanno subito l’asportazione della mammella”. Il Covid ha obbligato a rivedere molte modalità di lavoro: “Abbiamo dovuto puntare sulla comunicazione sui social netowrk e sugli incontri online per incoraggiare le donazioni”.

L’impegno di Nakayinga e delle sue colleghe è infatti ampio: “Dobbiamo trovare fondi anche per acquistare cibo, vestiti e garantire il trasporto delle donne”. Le pazienti a volte provengono da contesti di povertà oppure da zone remote, quindi esiste il rischio che siano costrette a rinunciare alle cure, come avvenuto durante la pandemia, col blocco ai trasporti o la perdita del lavoro per tante famiglie.

La volontaria inoltre ricorda che oltre alle terapie e alle eventuali operazioni chirugiche a cui queste donne devono sottoporsi, “ci occupiamo anche del follow-up, ossia di continuare a monitorare le loro condizioni”, per scongiurare il rischio di un peggioramento della malattia o di recidive.

Nakayanga evidenzia quindi l’importanza dell’accordo tra Uwocaso e l’Uganda Cancer Institute di Kampala per il trasporto delle pazienti, ma anche la collaborazione che dal 2012 arriva dall’Italia, attraverso la onlus romana Afron – oncologia per l’Africa.

Sempre in un’intervista con l’agenzia Dire la presidente di Afron Titti Andriani sottolinea: “Una donna sopravvissuta al cancro è fonte di speranza per chi si trova nel tunnel della malattia e può spronare a lottare con forza accelerando il processo di guarigione del fisico e dell’animo. Queste volontarie testimoniano che dal cancro si può guarire”. È con questo spirito che le due associazioni nel 2020 hanno lanciato il progetto ‘I Survived, We Will Survive’, per rafforzare i percorsi di accompagnamento per le pazienti oncologiche, inoltre Afron collaborerà all’evento del prossimo 21 giugno all’Uganda Cancer Institute e all’ospedale Lacor di Gulu, distribuendo altri 150 kit comprensivi di prodotti anti-covid, cibo e abiti, con il supporto della Tavola Valdese.

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