Wacom, Faik Karaoglu spiega la prospettiva dell’azienda sul futuro dell’insegnamento

WACOM
Un sondaggio distribuito in quattro Paesi fotografa lo stato dell'arte
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ROMA – “Wacom è un’azienda giapponese. È stata fondata 38 anni fa, vicino alla città di Tokyo e alle risaie, che possono essere paragonate ai garage degli Stati Uniti come incubatori di innovazione e di start up creative”. È così che Faik Karaoglu descrive Wacom, azienda per cui lavora come Executive Vice President of Branded Business. “Wacom- continua Karaoglu -è una combinazione di due parole giapponesi: ‘wa’, che significa armonia, e ‘com’, che è il computer. L’idea è, quindi, di portare armonia tra tecnologia e umanità”.

In un’intervista con diregiovani.it, Karaoglu evidenzia l’impegno di Wacom nel mondo dell’istruzione: “da anni forniamo strumenti e dispositivi per istituti d’arte e di formazione creativa. Negli ultimi due anni abbiamo assistito ad un aumento della domanda proveniente dalle scuole più tradizionali, soprattutto nei campi scientifici. Ovviamente gli insegnanti hanno utilizzato gli strumenti digitali per superare la situazione pandemica e supportare la didattica a distanza, ma credo che ci sia uno schema e che i sistemi ibridi (e quindi la combinazione di didattica digitale e analogica) saranno considerati come modelli standard in futuro”.

A supporto di questa previsione, Karaoglu porta i risultati del sondaggio che Wacom ha distribuito in 4 Paesi (Germania, Francia, Italia e Spagna) coinvolgendo circa 425 insegnanti. “Abbiamo condotto un sondaggio con gli insegnanti delle scuole e delle università e i risultati sono sia un riflesso dello slancio al digitale sia un’opportunità per noi di costruire strategie future. Infatti- spiega Karaoglu -dai dati emerge che esiste una consapevolezza diffusa circa le potenzialità della digitalizzazione. Allo stesso tempo, però, mentre il 36% degli studenti ha usato o usa una penna digitale, solo il 10% degli insegnanti ha fatto altrettanto. Ciò significa che se non lavoriamo simultaneamente con insegnanti, famiglia e studenti, questo processo non sarà sostenibile”.

Karaoglu spinge poi l’attenzione sullo scopo delle penne digitali, che “consiste nel voler portare l’esperienza analogica della scrittura nel mondo digitale. Come azienda, il nostro obiettivo è costruire questo ponte dall’analogico al digitale. Con le penne digitali si può beneficiare di tutti i vantaggi del digitale (lavorare e condividere contenuti) pur conservando la stessa sensazione che provi quando scrivi in analogico”.

Alla domanda “qual è il valore aggiunto di una penna digitale rispetto a una penna tradizionale e alle tastiere in generale?” Karaoglu risponde che “l’incentivo chiave è la possibilità di utilizzare la scrittura a mano nel mondo digitale. Questo può aiutare gli insegnanti a insegnare. Non solo in contesti di didattica a distanza, ma anche in approcci didattici ibridi o in aula. Le penne digitali non sostituiscono carta e penna. Piuttosto, dobbiamo considerare questi strumenti digitali come un’estensione di carta e penna, come uno strumento di supporto per l’industria dell’istruzione nel processo di digitalizzazione. Un processo- aggiunge -che sta a noi rendere accessibile e conveniente. Credo che siamo sulla strada giusta e contiamo di fare di più nei prossimi mesi e anni. Il punto è che dobbiamo definire cosa è necessario per il mercato dell’istruzione. Non sarà un approccio “univoco”. Inoltre, non è qualcosa che un’azienda, o un’istituzione, può fare da sola. Ci deve essere uno sforzo collettivo. Questa sarà la chiave per noi in futuro. Inoltre, la convergenza della tecnologia con l’ambiente circostante è fondamentale. Gli strumenti digitali devono essere messi a disposizione in modo che tutti gli studenti possano beneficiarne. Abbiamo la responsabilità di rispondere a queste sfide”.

Da ultimo, Karaoglu aggiunge che Wacom sta “collaborando con partner, editori, fornitori di contenuti e società di software su contenuti educativi personalizzati. Nessuno è ancora pronto per questo, ma l’industria sta andando in questa direzione”. Chiarisce il punto Jeroen van’t Hoofd, PR-Manager presso WACOM Europe: “il vantaggio della digitalizzazione è che possiamo personalizzare i contenuti con uno sforzo minimo. Se produci un libro scolastico individuale per ogni studente in base alle sue esigenze e alle sue necessità, devi stampare 25 libri per ogni classe, per 10 classi, per 100 scuole in 100 paesi. Quindi non puoi farlo, richiede troppo sforzo, troppi soldi, troppe risorse. Ma digitalmente, non è un problema. Potenzialmente, se adatti questa idea ai vantaggi del digitale, che consente agli insegnanti di creare piani individuali per i singoli studenti, con solo un piccolo sforzo in più puoi avere un impatto enorme. Perché una volta che hai sviluppato quel contenuto, puoi usarlo per uno studente diverso che avrà di nuovo le stesse difficoltà l’anno prossimo. Quello che stiamo cercando di fare è, appunto, mettere insieme queste idee. E poiché produciamo penne digitali da quasi 40 anni, crediamo che siano uno strumento naturale per l’insegnante”. “Ad ogni modo, è importante ricordare che l’equilibrio tra analogico e digitale è fondamentale” conclude Karaoglu.

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