Caso Massaro, è ancora il tempo di Socrate nella diatriba tra giudici e legge

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Laura Massaro con la sua protesta solitaria, ora diventata un movimento d’opinione, ha tolto il velo alle contraddizioni che si consumano nelle aule di giustizia
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ROMA – Una vera e propria mobilitazione, dalle istituzioni alla società civile, fino ai centri antiviolenza, si è messa in moto per Laura Massaro, mamma simbolo della lotta contro la violenza istituzionale. Accusata di alienazione parentale, da 8 anni combatte perché non le sia portato via suo figlio. E mentre la Corte d’Appello, a gennaio 2020, aveva stabilito che qualsiasi applicazione del principio di bigenitorialità dovesse essere graduale e che non si dovesse ricorrere ad azioni come il collocamento in casa famiglia o presso il padre, il Tribunale per i minorenni nella sua totale indipendenza ha scelto una strada opposta: via il bambino e decadenza della responsabilità genitoriale per sua madre. Ora la legge è la stessa, la 54 del 2006, e i giudici della Corte d’Appello hanno spiegato in 24 pagine di decreto che non fosse da intendersi come un principio astratto da calare come una scure su un bambino, dal momento peraltro che l’alienazione parentale è stata sconfessata in tutte le sedi. Eppure si è arrivati a decretare l’allontanamento del bambino, che da sua madre non vuole assolutamente separarsi, e a vietare qualsiasi contatto tra i due.

Dunque ci sono giudici e giudici, Tribunali e Tribunali, che dalla medesima legge fanno discendere interpretazioni e azioni del tutto diverse in merito al medesimo invocato ‘supremo interesse del minore’. E dobbiamo allora immaginarci ogni momento come vive un bambino che scappa impaurito al suono del campanello di casa, temendo arrivi la polizia per prelevarlo.

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E viene in mente un signore di secoli fa, quel tal Socrate che nel dialogo con Critone, il quale voleva convincerlo a fuggire dal carcere e a scampare a una sorte ingiusta, spiegava cosa fossero le leggi e la loro sostanza, cosa i giudici, cosa le usanze.

Massaro con la sua protesta solitaria, ora diventata un movimento d’opinione, ha tolto il velo alle contraddizioni che si consumano nelle aule di giustizia. Al guado oscuro tra una Corte d’Appello e una struttura autarchica come il Tribunale per i minorenni. A quell’atroce evidenza per cui un bambino starebbe meglio in una casa famiglia rispetto alla vita con i suoi cari e con sua madre, con la quale chiede di stare. Uno strappo che gli procurerebbe strazio e dolore, una violenza traumatizzante inflitta dallo Stato in nome di una legge che pure blinderebbe in modo incontrovertibile la tutela dei minori e della loro integrità. E allora non basta più Socrate, perché qui in mezzo a questo buco nero c’è un bambino. Questo è il tempo di Antigone che si oppone alla Ragion di Stato.

Il pensiero delle donne prova oggi a scrivere una pagina di giustizia, che non ha a che vedere solo con la genitorialità, ma con il futuro del Paese. Le mamme coraggio denunciano il tradimento della legge e la violenza perpetrata sui bambini confezionata in modo democratico da perizie e strutture. Antigone torna a ricordarci di “essere umani”, ma soprattutto è pronta a mostrare il volto del tiranno.

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